22 Settembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 23 Aprile 2019 12:19

Andrea Scanzi: "La musica è una delle poche cose di cui non potrei mai fare a meno"

Andrea Scanzi: "La musica è una delle poche cose di cui non potrei mai fare a meno"
Stampa
Condividi questo articolo Facebook Twitter Google Plus
L'autore Stefano Leto


Andrea Scanzi è un giornalista, opinionista, saggista e scrittore italiano. Nato ad Arezzo nel 1974, si laurea in lettere moderne con una tesi sul cantautorato italiano.

Ha scritto per il Mucchio Selvaggio, il Manifesto, Il Riformista, L'Espresso. MicroMega, LineaBianca, Grazia, Donna Moderna, La Stampa. Nel 2011 entra nel Fatto Quotidiano dove scrive di sport, musica e politica. Da alcuni anni si cimenta, con successo, in alcuni spettacoli teatrali su Giorgio Gaber, Fabrizio De Andrè e Ivan Graziani. 

Dopo il successo di Renzusconi (2018), quest'anno porta a teatro un nuovo spettacolo chiamato Salvimaio. (leggi l'articolo) Andrea Scanzi ha scritto 15 libri, l'ultimo dei quali si intitola Salvimaio. (link per l'acquisto su Amazon)

Lo abbiamo contattato per rivolgergli alcune domande.

 

Giornalista, saggista, opinionista, scrittore, politologo, musicologo. Per tua stessa definizione ti occupi di quasi tutto. Come ti definiresti a chi non ti conosce?

"Mi definirei una persona molto curiosa che ama scrivere, una persona eclettica."

 

Laurea in lettere moderne con tesi sui cantautori e collaboratore, in passato, del Mucchio Selvaggio, storica rivista mensile di musica ma non solo. Che rapporto hai con la musica tu che, notoriamente, sei un intenditore?

"La musica è una delle poche cose di cui non potrei mai fare a meno, per me la musica è una cosa che c'è sempre e c'è perfino nel mio ultimo libro che parla di politica perchè ogni capitolo è associato ad una canzone. La musica per me conta davvero molto. Mi ci sono laureato, ho cominciato come critico musicale, ho scritto spettacoli teatrali su Gaber, su De Andrè, su Graziani, faccio jogging ascoltando in cuffia la musica. Mi piace molto scegliere la musica da ascoltare in base a quello che faccio in quel momento. Ecco che se scrivo un articolo giornalistico ascolto un certo tipo di musica mentre se lavoro ad uno spettacolo teatrale ne scelgo un'altra. Posso dire che a musica è la mia droga. Non potrei davvero farne a meno."

 

Parlando di musica, grande passione che abbiamo in comune, cosa ne pensi della situazione della musica italiana in questo periodo storico? Vedi qualcosa di buono all’orizzonte?

"Essendo cresciuto con la canzone d'autore è ovvio che ho i miei gusti musicali. però ho sempre seguito la cosiddetta musicala alternativa o underground ed è per questa ragione che scrivevo per il Mucchio Selvaggio. Ed ho avuto la fortuna di vivere negli anni 90, una scena underground che vedeva come protagonisti Negrita, Timoria, Afterhours, Marlene Kuntze, CSI, Scisma e molti altro. Un talento dietro l'altro, davvero dei mostri di bravura. Al giorno d'oggi vedo molte persone esaltarsi per alcuni artisti che, davvero, qualche anno fa non se li sarebbe filati nessuno. Comunque vedo qualcosa di buono anche se ritengo che stiamo vivendo in un periodo in cui un certo tipo di canzone, non voglio dire impegnata, ma che richiede un pò più di attenzione da parte dell'ascoltatore, ebbene sembra non funzionare. Inoltre, ad essere onesto, al momento non vedo un talento enorme che possa cambiare lo stato delle cose."  

 

Impossibile non parlare di Roger Waters, grande musicista che tu hai avuto la fortuna di intervistare nel 2017. Qualcuno accusa Roger di fare troppa politica. Immagino che tu, come me, non sia d’accordo.

"Chi accusa Roger Waters di fare politica non sa nulla di lui e dalla sua storia. Lui ha sempre messo la politica nelle sue canzone e lo ha fatto prima con i Pink Floyd e poi come solista. Lui è sempre stato così. E sbaglia chi pensa che il musicista debba essere lontano dalla politica. Ciò premesso, io penso che Roger Waters sia uno dei più grandi geni del 900, un autentico genio che ci ha regalato dei dischi che verranno ascoltati e studiati da molte generazioni future."

 

Dal 2011 porti nei teatri italiani degli interessanti spettacoli teatrali su Giorgio Gaber e poi su Fabrizio DeAndrè e in questi giorni sei in scena con SALVIMAIO che ti vedrà protagonista a Breno (BS) il prossimo 16 maggio. (leggi l'articolo) Cosa puoi dirci su questo tuo progetto?

"Faccio teatro da 8 anni e da due anni ho deciso di raccontare la politica a teatro e, dopo il successo di Renzusconi, ho preparato Salvimaio, che è una riflessione sulla politica di oggi, su questo governo molto stravagante che tiene insieme due forze politiche che prima si odiavano e che adesso sembrano andare d'accordo. Ma Salvimaio è anche la storia di un'opposizione politica che non sa minimamente come riconquistare il proprio potere. Il mio è uno spettacolo divertente, perchè la gente che verrà a teatro si divertirà. Ci saranno dei momenti di riflessione, di commozione e anche, temo, di arrabbiatura." 

 

Parallelamente allo spettacolo hai pubblicato il libro omonimo in cui parli, anche di “Un governo Frankenstein e un'opposizione che non si oppone”. Che previsioni hai per un futuro prossimo nel nostro Paese? Indubbiamente la situazione economica è molto preoccupante, ma appare curioso che quelli che criticano, fino a sei mesi stavano al governo e non hanno fatto (quasi) nulla di tutto quello che “consigliano” a chi governa. Qual è il tuo pensiero al riguardo?

"E' evidente che ho delle forti perplessità nei confronti di questo governo ma, complessivamente, penso che questo sia il governo "meno peggiore" per il Paese. Sono infatti convinto che non esistano alternative, se non alternative peggiori. Sono perplesso nei confronti di quota 100 e anche per il reddito di cittadinanza perchè, temo, siano difficilmente sostenibili, anche se sono delle misure giuste a livello teorico. In termini di economia la manovra economica del governo produce maggiore deficit. E' vero, mi fanno ridere che le critiche arrivino da coloro che prima hanno fatto disastri o hanno permesso di fare quello che hanno fatto a Letta, a Renzi a Gentiloni. Anche durante il mio spettacolo faccio una serie di domande di questo tipo e posso assicurarti che è una della parti più applaudite dello show." 

 

Sei un volto noto a molti tele spettori televisivi per le tue frequenti apparizioni televisive in alcuni talk show (come ad esempio 8 e Mezzo di Lilly Gruber) e sei piuttosto presente e attivo sui social network. Pensi che questo nuovo modo di presentarsi sia inevitabile ai giorni nostri?

"Credo che internet e tutto quello che ci gira intorno sia indispensabile e però vada usato con parsimonia. Uso poco Twitter e non ho Instagram. Uso molto Facebook perchè mi permette di elaborare dei pensieri un pò più lunghi rispetto a Twitter ed io voglio decisamente mantenere un contatto diretto con le persone che mi seguono sulla mia pagina Facebook. Le dirette Facebook, ad esempio, le faccio proprio perchè voglio avere un contatto diretto con il pubblico. Penso che sia anche doveroso, da parte mia, nei confronti di chi mette un like, legge i miei post e compra il mio libro. E' una forma di rispetto. Credo che i social network vadano usati bene, con intelligenza, cosa che spesso non fanno alcuni politici che li usano troppo e male. "

 

Tornando alla musica tu suoni qualche strumento?

"Purtroppo no. Strimpello un poco la chitarra ma suonare la chitarra (bene) è uno dei rimpianti della mia vita. Tuttavia, chi entra in casa mia trova in bella vista una chitarra Fender Stratocater "SRV", replica di quella di Stevie Ray Vaughan, il quale è stato uno dei miei miti, tanto che in uno dei miei romanzi il protagonista si chiamava Stevie Vaughan. Quando morì, nel 1990, soffrii davvero molto."  

 

Stefano Leto

 

Leggi altri articoli della rubrica "Cultura ed Eventi"