22 Settembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 24 Luglio 2019 08:53

L’uomo sulla Luna: dall’antichità all’Apollo 11

L’uomo sulla Luna: dall’antichità all’Apollo 11
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L'autore Massimo Bonomo


“[...] una terra vasta come un'isola, splendente e sferica e illuminata da una grande luce [...]” Con queste parole lo scrittore siriaco di lingua greca Luciano di Samosata descriveva nel II° secolo d.C. la Luna.

Il suo romanzo La Storia Veraè il primo esempio di quella che noi definiremmo come fantascienza. Si, perché l’uomo sulla Luna ci andò con lo studio e la fantasia ben prima di quel fatidico 20 Luglio 1969, degnamente celebrato pochi giorni fa, soprattutto con il programma di Piero e Alberto Angela su Rai Uno.

La Luna non poteva mancare anche nel poema più celebre del Trecento, la Commedia di Dante Alighieri. Il pianeta, stando alla cosmologia di origine aristotelica, è incastonato nel cielo che gli compete (la stessa cosa si può dire per gli altri cieli, come se si trattasse di scatole cinesi, cioè una dentro l’altra); nel Paradiso, per il fatto che rappresenta l’incostanza dell’agire umano, è connesso agli spiriti che fecero dei voti in vita ma che determinati eventi forzarono a non rispettare.

Nel 1516 la Luna comparve in un altro capolavoro della Letteratura Italiana, l’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto: il pianeta, che riflette la luce come se fosse d’acciaio, è il luogo in cui Astolfo, con l’aiuto di San Giovanni, recupera il senno del protagonista del poema.

Nel 1609 è la volta di Galileo Galilei. Grazie a quel prodigioso mezzo che è il cannocchiale, il grande scienziato osserva il corpo celeste e ne ricava dei disegni che sono di una straordinaria modernità, dato che concavità, rilievi e parti in ombra sono tracciati con notevole precisione.

È con l’Ottocento, ben prima che nasca il cinema, che la fantasia dell’uomo arriva a un notevole grado di realismo nell’immaginare concretamente il viaggio di esseri umani sull'Astro d'Argento. Il merito va al prolifico scrittore francese Jules Verne, che nei suoi romanzi immaginò sottomarini e missili spaziali in anticipo di circa un secolo rispetto alla loro effettiva realizzazione: Dalla Terra alla Luna, una delle sue opere più famose, è del 1865.

A Verne si ispirò chiaramente uno dei pionieri del cinema, George Méliès. Nel 1902 realizzò un cortometraggio che si fissò definitivamente nell’immaginario collettivo. Dei 15 minuti di Voyage dans la Lune, la scena più conosciuta è quella in cui la navicella spaziale a forma di proiettile, sparata in precedenza da un cannone posto sui tetti di Parigi, disgraziatamente va a centrare l’occhio destro della faccia di una Luna che quindi reagisce stizzita. Ancor oggi, come quando si osservano le nuvole, ci piace immaginare che il celeberrimo satellite abbia un volto umano.

Con la prima metà degli anni Cinquanta, l’immaginazione sullo spazio raggiunge livelli mai toccati prima, anche per influsso del progresso della ricerca scientifica in materia. Nell’ambito della narrativa si ricorda la serie di romanzi della collana Urania, dedicata alla fantascienza ambientata (ovviamente) nello spazio. Nel mondo del fumetto l’esempio più noto è rappresentato da Tin Tin, a cui il disegnatore belga Hergé fa esplorare la Luna in due episodi della serie a lui dedicata: Objectif Lune risale al 1950, mentre On a marché sur la Lune fu pubblicato a puntate nel periodo 1952-53.

Gli anni Sessanta sono il decennio in cui si finalmente si riesce a conquistare il candido satellite. Parlo di conquista perché le missioni, progettate da USA e URSS, non solo dimostravano la superiorità tecnologica del Paese che le finanziava, ma anche la sua potenza militare. Se un razzo era in grado di andare sulla Luna, poteva anche raggiungere tranquillamente la nazione rivale.

La gente comune molto probabilmente non percepiva tale aspetto oscuro e pericoloso; lo spazio era un luogo affascinante perché le possibilità della tecnica erano così incalzanti che virtualmente sembravano non esserci limiti alla scoperta dell’ignoto. Il fantasticare sulla vastità del cosmo non veniva smontato dalle missioni spaziali, ma anzi ne usciva rafforzato. Nel pieno degli Sixties non a caso si colloca la straordinaria - e per l’epoca avanzatissima - serie tv britannica dei Thunderbirds (1964-1966).

Nella seconda metà del decennio finalmente iniziava a prendere corpo la promessa fatta il 12 Settembre 1962 da John Fitzgerald Kennedy di conquistare lo spazio. Egli presentava la corsa verso lo spazio negli stessi termini delle imprese dei primi pionieri americani: l’America, Madre della Libertà, si sentiva investita di un altissimo compito; era la forza del fato a spingerla.

La prima missione del Programma Apollo (Gennaio 1967)fallì prima ancora di iniziare, dal momento che i tre astronauti morirono in un incendio della loro navicella. Solo nell’Ottobre 1968 una squadra riuscì ad andare nello spazio: l’Apollo 7 compì un volo attorno alla Terra. Il turno della Luna fu nel Dicembre dello stesso anno, con la missione Apollo 8 che la circumnavigò dieci volte in un tempo di 20 ore. Era un grande successo, ma il decennio stava per terminare e l’uomo non aveva ancora messo piede sul satellite.

Le missioni n° 9 e 10 (Marzo e Maggio 1969) si avvicinarono sempre di più all’obiettivo: la discesa dell’uomo sulla Luna sembrava realmente fattibile. La volta era buona. Il 16 Luglio 1969 partiva l’undicesima missione, e sarebbe ben presto diventata la più conosciuta (insieme a quella sfortunata dell'Apollo 13 nell’Aprile 1970, raccontata nel celeberrimo film di Ron Howard del 1995).

Il 20 Luglio 1969 la squadra, composta da Neil Armstrong, Michael Collins e Buzz Aldrin, atterrò - con una manovra tutt’altro che facile - nella zona denominata Mare della Tranquillità, idonea alla discesa in quanto sufficientemente ampia e pianeggiante. Il momento dell’atterraggio, trasmesso in immagini abbastanza sgranate, in Italia divenne memorabile per via della diretta che il giornalista Tito Stagno condusse da Via Teulada, sede degli studi Rai. Lui e il collega Ruggero Orlando dichiararono l’avvenuto sbarco uno con 50 secondi di anticipo e l’altro con dieci secondi di ritardo. Ma il momento fu comunque storico.

I tre astronauti raccolsero campioni di roccia che vennero studiati una volta giunti sulla Terra. Finalmente l’essere umano camminava realmente su quel corpo celeste che per lunghi secoli l’aveva ispirato in ogni forma artistica e che, soprattutto nel decennio successivo, ispirerà anche nell’ambito musicale (vedi i Pink Floyd di The Dark Side of The Moon, dove il cosiddetto lato oscuro è quello della mente dell’individuo, con evidente riferimento a Syd Barrett). Della missione di Armstrong e soci, indelebile fu l’emozione delle foto di altissima qualità che vennero scattate prima di tornare a bordo (materiale su cui i complottisti si incaponiscono per negare la veridicità del fatto in questione).

La promessa di Kennedy, a dire il vero un coraggioso azzardo, era stata compiuta; sul filo del traguardo l’America era riuscita a spuntarla su un’Unione Sovietica che, dallo Sputnik (1957) a Gagarin (1961), sembrava conquistare un successo dopo l’altro, affossando progressivamente il prestigio statunitense.

L’astronauta aveva avuto la meglio sul cosmonauta.

 

  Massimo Bonomo - Onda Musicale 

 

 

 

 

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