15 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 24 Settembre 2019 09:57

Non una di meno, scarpette rosse e fiaccolate

Non una di meno, scarpette rosse e fiaccolate
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L'autore Chiara Mazzalai


Violenza sulle donne, femminicidi, soprusi e giudizi da chi non conosce i retroscena di situazioni che, sulla carta appaiono risolvibili con un semplice "basta".

La cronaca è piena di fatti di violenza verso le donne, capita poi di leggere certi commenti, probabilmente scritti da chi vive la classica sitazione da "famiglia del Mulino Bianco", ma la realtà è ben diversa. Dopo il femminicidio di Nago, ultimo per cronologia che tocca la nostra comunità, ci è capitato appunto di leggere i commenti ai vari articoli sul caso.

Ne citiamo alcuni: "se mio marito solo mi sfiora, lo lascio subito", "ma questa qui, dopo essere stata picchiata da qualche giorno, ancora ci resta assieme?", "se l'è cercata, se un uomo è violento non cambia, va lasciato" e ancora "ma cosa hanno nella testa queste donne?", "ma la famiglia dov'era?".

E potremmo continuare ancora! Ma per Dio, tutti si eleggono a giudici, tutti avrebbero la soluzione a portata di mano, ovviamente perché ignorano che la cosa non è così semplice. Probabilmente ignorano anche il fatto che le statistiche rivelano che è più alta la percentuale di donne uccise dagli ex, che dai compagni ancora in essere.

Analizzando la questione, con cognizione di causa, si scoprirebbe che queste donne, vittime di violenze fisiche e psicologiche, non sono affatto tutelate.

Spieghiamoci meglio, esistono strutture di accoglienza e supporto psicologico per affrontare una separazione, esistono case protette dove "nascondere" queste donne. Ma di fatto l'assistenza si ferma lì. Le strutture preposte ad aiutare queste donne, si limitano a fornire una casa protetta, un supporto psicologico e, nel caso non se lo potessero permettere, un avvocato.

Ma queste donne, nella maggioranza dei casi, hanno un lavoro, hanno dei figli, chi le protegge nel tragitto "casa protetta" lavoro o scuola? Nessuno!

Innumerevoli infatti sono le denunce che queste donne sporgono verso questi individui, ma purtroppo portano a un nulla di fatto, se non un monito da parte del giudice, di non avvicinarsi alla donna in questione per un tot di metri, dalla sua abitazione, luogo di lavoro e, nei casi più gravi nemmeno alla scuola dei figli. Ma non è sufficiente, perché un violento desidera solo vendetta, non accetta in alcun modo di essere "lasciato", i fatti di cronaca parlano chiaro.

La soluzione purtroppo non è nella testa della donna, che spesso non lascia il compagno violento proprio perché è al corrente di cosa l'aspetta. Vivere nel terrore e nella speranza che non le succeda qualcosa di irreparabile, o tentare (inutilmente) di cambiare questa situazione, provando a continuare la relazione?

Non dimentichiamoci poi che spesso, questi individui, approfittando della fragilità della compagna (o moglie) esercitano su di loro una pressione psicologica, convincendole che se reagiscono violentemente, la colpa è loro. Queste donne arrivano a pensare: "è colpa mia, ho sbagliato il momento per affrontare l'argomento, era stanco, è un periodo che è stressato". Non ci crederete ma è così, quindi prima di sparare sentenze o giudizi, informatevi. Perché dietro alla vostra certezza di essere depositari dell'assoluta verità, ci sono famiglie distrutte dal dolore, impotenti davanti a tragedie che si sarebbero potute evitare, se chi di dovere offrisse un aiuto davvero concreto, affinché nel terzo millennio, questi fatti non accadano più.

 

  Chiara Mazzalai - Onda Musicale 

 

 

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