14 Ottobre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 06 Maggio 2014 15:47

We are: quando il responsabile lo vedi allo specchio

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L'autore


In molti hanno discusso sulla società odierna, sui valori che sono andati perduti, su i nuovi dei del mondo moderno: il denaro, il potere, il sesso, il progresso. Il giornalista Walter Whitman definiva la società, già nel 1800, come "Infiniti cortei di infedeli, città gremite di stolti", e rileggendo oggi i suoi versi sembra che poco sia cambiato da quando sono stati scritti.

Il mondo è in continuo mutamento, ma questo moto contiene in se intrinsecamente sia il bene che il male ed è così che ogni nuovo passo in avanti verso un mondo più luminoso, è subito accompagnato da nuove forme di crudeltà, cattiveria e depravazione. Nel film V per Vendetta, il protagonista parla ad una nazione costretta sotto un regime dittatoriale:”Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate il colpevole...non c'è che da guardarsi allo specchio”.

Lo stesso concetto, la stessa provocazione è stata espressa dalla cantante svedese Ana Johnsson nella canzone del 2004 dal titolo “We Are”.

Ana nasce a Goteborg il 4 ottobre 1977 e ha pubblicato due album. Il primo Album dal titolo “Cuz I Can” vede la luce nel 2004 e la sua versione internazionale intitolata “The Way i am” viene pubblicata pochi mesi dopo. Nel 2006 Ana pubblica un secondo album dal titolo Little Angel. La canzone “We are” è stata il quarto singolo estratto dal suo primo album ed ha raggiunto la seconda posizione nella classifica norvegese, la quarta in quella svedese, la settima in quella austriaca e l'ottava in quella del Regno Unito.

La canzone inizia lentamente con alcune note di archi che si mescolano agli accordi di chitarra acustica e di pianoforte. La voce di Ana assume inizialmente il tono di una supplica: See the devil on the doorstep now (vedi il diavolo sulla soglia adesso) my oh my (espressione gergale usata come intercalare, per esprimere stupore in senso negativo) telling everybody, oh just how to live their lives (dicendo a tutti come vivere le loro vite) sliding down the information highway (scivolando lungo le autostrade dell'informazione; riferimento al potere “diabolico” di condizionamento dei mass media) buying in just like a bounch of fools (comprandoci come un mucchio di sciocchi) time is ticking and we can't go back (il tempo passa[il verbo ticking è quasi un onomatopea se riferito al ticchettio dell'orologio] e noi non possiamo tornare indietro) my oh my.

Qui il ritmo inizia a crescere per tutta la strofa che introduce il ritornello: What about the world today (cosa ne dici del mondo di oggi) what about the place that we call home (che ne dici del posto che noi chiamiamo casa) we've never been so many (non siamo mai stati così tanti) and we've never been so alone (e non siamo mai stati così soli).

Il tono del ritornello è molto più alto, il ritmo aumenta e si sente un forte impiego di batteria e strumenti elettrici; qui sembra che Ana urli la sua frustrazione per la condizione del mondo: Keep watching from your picket fence (continua a guardare da [dietro] al tuo steccato; qui la cantante si riferisce al sentimento di superficialità e menefreghismo di coloro che guardano solo al loro piccolo mondo personale) you keep talking but it makes no sence (continui a parlare ma dici solo cose senza senso, riferendosi a coloro che analizzano i problemi senza cercare di risolverli) you say we are not responsible (dici che noi non siamo responsabili) but we are (ma lo siamo.) we are; you wash your hands (te ne lavi le mani) you come out clean (ne vieni fuori pulito) but fail to recognize the enemy's within (ma fallisci nel riconoscere il nemico che sta dentro di te), you say we are not responsible (dici che non siamo responsabili), but we are (ma lo siamo), we are, we are.

One step forward (un passo avanti) making two steps back (facendo due passi indietro) My oh My, riding piggy on the bad boys back for life (poggiandosi sulla schiena di cattivi ragazzi per la vita; riferimento alla società che “poggia sulla schiena” cioè si fonda sui “cattivi ragazzi” che resteranno tali) lining up for the grand illusion (allinearsi per [ricevere] la grande illusione; riferito alle masse che ordinatamente accettano ciò che il sistema propone loro) no answers for no questions asked (nessuna risposta per domande non poste) lining up for the execution (allinearsi per l'esecuzione; persone talmente omologate che si sacrificherebbero per il sistema) without knowing why (senza sapere perché,[il motivo]).

Qui inizia il secondo ritornello, uguale al primo.

La terza strofa non è propriamente cantata ma più “parlata”: It's all about power (è tutta una questione di potere), bout taking control (questione di controllo]) breking the will (spezzare la volontà ) and raping the soul (e violentare l'anima) they suck us dry 'til there's nothing left (ci succhiano fino al midollo finché non rimane niente) my oh my oh my.

In questo punto il ritornello è nuovamente preceduto dalla sua prima introduzione a cui segue un momento di calma seguito poi da un nuovo ritornello introdotto da un accordo di chitarra elettrica palm mute (ottenuto stoppando la vibrazione delle corde con il palmo della mano appena suonato l'accordo) combinato alla distorsione elettrica e ripetuto due volte.

Qui inizia l'ultimo ritornello seguito dalla parte parlata che fa da sottofondo ad alcuni piccoli virtuosismi canori di Ana che ripete il titolo della canzone.

Il testo è certamente una provocazione e non tutto ciò che esprime può essere universalmente riconosciuto come vero; tuttavia contiene un fondo di verità e ci mette un guardia da pericoli che forse sono troppo spesso trascurati.

Tiziano Piazza

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