14 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 04 Aprile 2019 09:55

Charlotte Ferradini: solo figlia d’arte? No, oggi come oggi, cantautrice originale

Charlotte Ferradini: solo figlia d’arte? No, oggi come oggi, cantautrice originale
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L'autore Carlo Zannetti


Nel 2011 è finalista del Premio Lunezia con il brano “A fior di pelle”, di cui firma musica e testo. Nel 2012 vince con la canzone “Martarossa” (composta da lei insieme al noto autore Bungaro) il premio Bianca d’Aponte - Città di Aversa, famoso concorso di livello nazionale interamente dedicato al cantautorato femminile.
È così, che passo dopo passo, dopo molti anni di attività, Charlotte riesce a crearsi un suo stile che ormai è diventato riconoscibile. Lei, Charlotte Ferradini, non è più solo una figlia d’arte, figlia di un grande della musica italiana come Marco Ferradini, adesso è diventata un’autrice originale e sensibile, un'ottima cantante, nonché una raffinata musicista polistrumentista che riesce ad emozionare.
 
Il suo ultimo single “Arcobaleno”, pubblicato lo scorso febbraio per l’etichetta Ondesonore Records, è una vera e propria dimostrazione del fatto che la musica non è solo questione di tecnica, ma è anche una questione di capacità interpretativa, di attitudine e di sentimenti profondi da esternare.
 
Charlotte, classe 1984, è nata tra le note. Era il 1981 quando suo padre Marco Ferradini scriveva insieme all’amico Herbert Pagani, la famosa “Teorema” una canzone destinata ad entrare di diritto nella storia della musica italiana. È sicuramente dedicato a lei il bellissimo album del 1985, firmato sempre da suo padre, che s’intitola “Misteri della vita ”.
 
È il 1988 quando Charlotte, a soli 4 anni, inizia a studiare pianoforte, mentre a sedici anni decide di dedicarsi allo studio del canto moderno e così dopo molti anni di sacrifici, nel 2012, si ritrova a cantare fianco a fianco con grandi artisti come Ron, Eugenio Finardi, Alberto Fortis, Fabio Concato nel doppio cd tributo ad Herbert Pagani, “La mia generazione: Marco Ferradini canta Herbert Pagani”.

L’abbiamo contattata e le abbiamo rivolto alcune domande, alle quali lei ha risposto con grande disponibilità.

 
Cantautrice, musicista sopraffina, studiosa di lingue con laurea a pieni voti, attrice. Come si definirebbe Marta Charlotte Ferradini?
 
Sono una persona molto curiosa che ama l’arte in genere in quanto è un modo per comunicare con gli altri nella forma più diretta e genuina che conosca. Dal punto di vista personale - ci spiega Charlotte Ferradini - mi piace l’idea di continuare a migliorarmi, di mettermi sempre in discussione e di non smettere mai di imparare”.

 
Quando hai iniziato ad avvicinarti al modo della musica e quali sono stati gli artisti o le band alle quali ti sei maggiormente ispirata?
 
Ho iniziato prestissimo anche perché da piccolina, da quanto mi raccontano i miei genitori, cantavo sempre a squarciagola. All’età di 4 anni già suonavo il pianoforte e in adolescenza ho cominciato a prendere lezioni di canto. A quell’età adoravo Cocciante, Grignani, Mia Martini e oltreoceano Whitney Houston, Eva Cassidy, Elton John, i Queen e ovviamente… i Beatles!

 
Nella tua vita artistica ci sono interessanti riferimenti a grandi musicisti con i quali hai collaborato: Che cosa hanno rappresentato per te?
 
Un onore e una grande fonte di ispirazione. Quando ti ritrovi a collaborare con artisti molto più grandi di te, non solo anagraficamente, ma anche in termini di esperienze hai sempre tantissimo da imparare. Io trovo sempre molto affascinanti le persone che hanno qualcosa da insegnarti ”. 

 
Al tuo attivo hai album e singoli propri oltre a molte partecipazioni a lavori discografici altrui. Cosa rappresenta per te la musica?
 
La musica è il canale che utilizzo per esprimere il meglio di me e forse per raccontare agli altri come sono veramente. Per dire quello che non so dire a voce. A volte le parole ingannano, la voce e la musica mai”.

 
Ci puoi raccontare qualcosa del tuo prossimo album in uscita?
 
Per il momento stiamo ancora selezionando i brani da inserire nel disco - ci racconta Charlotte Ferradini - ma posso dire che rappresenta il mio sguardo sulla vita. Nelle canzoni che ho scritto, tratto tante tematiche: dall’amore, che ovviamente ci muove tutti, alla società, a personaggi famosi del passato che mi affascinano, alla dimensione sociale delle relazioni e alla società”.

 
Che progetti hai per il futuro?
 
Il progetto di non lasciare nulla di intentato - spiega Charlotte -  di continuare con tutto quello che mi piace fare e di essere il più possibile felice e serena”.

 
Ci racconti del bellissimo rapporto artistico che hai con tuo padre?
 
E’ un rapporto di grande amore ma anche di passione, perché oltre alla parentela ci unisce fortemente la stessa viscerale passione per la musica. Stimo molto mio padre perché è un uomo estremamente libero di testa, che non si lascia facilmente condizionare dal mondo esterno. La fama non l’ha reso narcisista ed egocentrico come molti dei suoi colleghi, sa distinguere il palco dalla realtà (come cantava qualcuno) e poi ha un animo nobile: dolce, gentile e attento ai più deboli e alla natura”.

 
Secondo te il mondo dello spettacolo è più complicato per le donne?
 
Sarebbe bello poter dire di no, ma ahimè da tanti punti di vista le donne sono penalizzate. Forse è una questione culturale: in fondo non siamo ancora abituati a concepire una donna come una persona che ha qualcosa da dire, - prosegue Charlotte - che magari vuole affermarsi non solo nella dimensione familiare ma anche sul lavoro, che si batte per ideali. Tutte aspirazioni che fino a poco fa erano prerogativa dell’uomo.
Del resto l’emancipazione femminile è una conquista ancora recente nella storia dell’umanità”.

 
Qual’è la domanda che nessuno ti ha mai fatto e che vorresti ti fosse fatta, e che risposta daresti?
 
Oh ma che bella domanda! Sicuramente mi chiederei: <<Cosa cambieresti di questo mondo? >> Devo ammettere, molto... Forse siamo arrivati fin qui per un parossismo dell’evoluzione della specie. Dovremmo ricercare la felicità della specie umana e invece, mossi per lo più dalla vanità o dal potere - che altro non è se non la forma di vanità più prettamente umana - continuiamo a tracciare un percorso che ci allontana sempre più dalla nostra natura. La nostra natura è animale, è semplice e fragile. La tecnologia è nata dall’uomo eppure sembra una creatura dotata di vita propria, che ci sta inghiottendo, ci sta plasmando molto più di quello di cui ci rendiamo conto. La società occidentale, basata su una competizione sfrenata, sull’accumulo di beni e sulla scalata sociale, così com’è organizzata, non rende felice nessuno. Eppure siamo tutti in fila per una tazza di infelicità in più”.


 
Carlo Zannetti - Onda Musicale
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