22 Settembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 31 Maggio 2017 14:31

La musica troppo alta può causare danni all'udito

La musica troppo alta può causare danni all'udito
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L'autore Stefano Leto


Quando si parla di udito e di conservazione delle proprie capacità uditive a buoni livelli, nessuno dovrebbe essere più attento ed interessato di un musicista.

L’apparato uditivo  è infatti lo strumento principale che utilizziamo per ascoltare tutto quello che facciamo ma anche quello che succede intorno a noi.

La perdita anche solo di una parte del nostro udito può causare una serie di problematiche molto serie come, ad esempio, l’impossibilità di suonare in pubblico o di assistere a concerti. Per non parlare dei casi più gravi in cui la perdità totale può essere causa fortemente invalidante della nostra vita.

Uno degli esempi maggiormente citati a tale proposito riguarda il grande musicista e compositore tedesco Ludwig Van Beethoven che, come ci racconta la storia, ha perduto gradualmente l’udito fino ad essere completamente sordo, pur avendo avuto problemi di ipoacusia già prima dei trent’anni.

Più recentemente troviamo il chitarrista heavy metal americano Paul Gilbert, classe 1966, componente prima dei Racer X e poi dei Mr. Big, che da qualche anno, a causa degli alti volumi a cui si è esposto per troppo tempo, è costretto a suonare con delle cuffie protettive.

Lo stesso problema è stato accusato anche dal grande Ozzy Osbourne, che da alcuni anni ha perduto parte del suo udito ed accusa una seria difficoltà ad ascoltare suoni a basso volume, ed una difficoltà crescente nell’ascolto delle sorgenti a basso volume.

Anche il bassista e cantante Sting, ex leader dei Police, lamenta il medesimo problema di abbassamento dell’udito a causa dell’esposizione prolungata a forti fonti sonore, e la stessa situazione tocca anche al  grande chitarrista blues inglese Eric Clapton, che vanta ben tre inserimenti nella Rock’n’Roll Hall of Fame.

Chris Martin dei Coldplay soffre di acufene da una decina di anni e afferma che questo problema avrebbe potuto far interrompere la sua carriera."Purtroppo, avere cura delle orecchie è una cosa a cui non si pensa fino a quando non hai un problema. Mi sarebbe piaciuto aver preso in considerazione questo aspetto prima. Ora, durante i  concerti utilizziamo dei tappi per le orecchie o delle cuffie per monitorare il suono. Da quando ho iniziato a proteggere le mie orecchie la mia condizione non è peggiorata. Toccando ferro."

Antony Keidis dei Red Hot Chili Peppers descrive il suo acufene nella sua biografia Scar Tissue del 2004. Ha iniziato a soffrire di acufene una notte dopo un concerto nel 1993: "Quel giorno è stato l'inizio della mia battaglia con l'acufene. Io e Chad Smith ( batterista dei Red Hot Chili Peppers) dopo lo show ci siamo resi conto che le nostre orecchie fischiavano come un clacson. Alla fine di quel tour ho avuto danni permanenti all'udito che purtroppo sono molto difficili da curare."

Altro esempio è il batterista dei Metallica, Lars Ulrich, il quale ha dichiarato di soffrire da diversi anni di acufeni e di sentire un ronzio costante nelle orecchie, che non lo abbandona mai del tutto. Per sua stessa ammissione, durante i suoi 40 anni di carriera,  non ha mai usato protezione per le orecchie.

Phil Collins, ex batterista dei Genesis e vincitore di 7 Grammy Awards e 1 Oscar, ha dovuto  addirittura smettere di fare concerti, pur continuando la sua attività di musicista in studio, lamentando la perdita del 70% del suo udito.

Restando però in Italia possiamo portare l’esempio di Gino Paoli, recentemente salito agli onori della cronaca per una denuncia di evasione fiscale. Il cantautore friulano, nato nel 1934, lamenta disturbi uditivi a causa di “una vita trascorsa accanto agli amplificatori”.

Altro esempio di casa nostra è dato da Red Canzian, bassista dei Pooh, che accusa i medesimi sintomi dei suoi colleghi. Ma l’elenco potrebbe continuare.

Lo stesso Brian Johnson, cantante degli AC/DC, ga dovuto abbandonare la band a causa di una perdita importante dell'udito (leggi l'articolo) ed è stato sostituito da Axl Rose.

Sembra addirittura, secondo una ricerca audiologica condotta in Nuova Zelanda, che tale problema colpisca un musicista su due: abbassamento dell’udito, ronzii ed acufeni sono il risultato finale di scorrette e prolungate esposizioni a forti rumori e, per  capire l’entità del problema, proviamo a farvi qualche esempio.

Il livello sonoro di un'orchestra sinfonica a pieno regime è intorno ai 110 decibel, ben superiore al rumore prodotto dal passaggio di una metropolitana (circa 90 decibel) o da un martello pneumatico (100 decibela una distanza di 3 metri). Analizzando questi dati appare evidente come qualsiasi musicista rock, pop o di musica classica, sia costantemente esposto al rischio di perdita dell’udito a causa delle prove, dei concerti o addirittura dalle ore trascorse nelle sale di registrazione.

Se recentemente i musicisti sembrano più attenti, la stessa cosa non si può dire per gli anni 60 e 70 quando, in piena epoca beat, era consuetudine posizionare gli amplificatori sul palco alle spalle dei musicisti, i quali erano investiti in pieno dall’onda sonora. Più recentemente si è adottato un metodo diverso.

Infatti adesso sulla scena vengono posizionate per ogni musicista della casse monitor (dette anche spie) che permettono loro di sentire solo quello che vogliono e, soprattutto, al volume desiderato. I diffusori per il pubblico vengono posizionati più avanti rispetto alla band. In un grande concerto rock, mediamente, vengono “pompati” oltre 20.000 watt che generano una pressione sonora molto spesso superiore ai  110 decibel.

La soglia del dolore è fissata a 130 decibel mentre il massimo registrato è 300 decibel in occasione dell’eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883. Nella circostanza il vulcano indonesiano provocò un’esplosione pari a 200 megatoni,  udita a quasi 5000 km di distanza e che polverizzò l’isola sulla quale si trovava. Convenzionalmente si è trattato del rumore più forte mai udito sulla terra in epoca moderna.

Giusto per dare qualche informazione generale come riferimento, da una ricerca svolta dalla Suva, la principale assicurazione svizzera per il mondo del lavoro, è stato stabilito che i giovani ascoltano musica per circa 100 minuti al giorno e che impostano un volume ragionevole intorno agli 80 decibel.

Tuttavia il 7 per cento degli intervistati “ammette di ascoltare musica per un tempo eccessivo e ad un volume superiore agli 85 dB, rischiando così di mettere in pericolo l’udito”.

 

Questi sono  i livelli di guardia con relative tempistiche di esposizione pubblicati dall’americana O.S.H.A., Occupational Safety and Health Administration, che fa parte del Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti e che ha come obiettivo garantire la sicurezza sul posto di lavoro mediante l’introduzione di severi standard:

·         85 dB: soglia di pericolosità per il livello di rumore

·         95 dB: rischio di danni per esposizioni superiori a 4 ore

·         105 dB: rischio di danni per esposizioni superiori a 1 ora

·         115 dB: rischio di danni per esposizioni superiori a 15 minuti

·         125-130 dB: soglia del dolore immediato e danni permanenti

·         160 dB: danno fisico immediato e rischio di perdita dell’udito

Ecco una scala più facilmente comprensibile, specie per musicisti.

·         60 dB: un piano che suona con dinamiche ‘pop’ o ‘molto piano’

·         65 dB: radio di sottofondo in una stanza vicina

·         80 dB: volume normale di studio su piano o chitarra, dinamica ‘mp’ o ‘mf’

·         85 dB: radio ad alto volume, pianoforte a dinamica forte, ‘f’

·         90 dB: musica da camera o acustica in un piccolo spazio, dinamica ‘ff’

·         95 dB: musica in un nightclub

·         100 dB: pianoforte che suona fortissimo ‘fff’

·         105 dB: cantante particolarmente potente ad 1m di distanza

·         110 dB: orchestra sinfonica completa a pieno regime

·         115 dB: colpo di piatti crash a 2m di distanza

·         120 dB: rock band live con ascolto di fronte al palco

·         125 dB: colpo di rullante rimshot a 1m di distanza

·         130 dB: concerto dei Motorhead al Cleveland Variety Theater nel 1986

·         136 dB: concerto dei Kiss ad Ottawa, Canada, nel 2009

·         139 dB: record test durante il sound check dei Manowar al Magic Circle Fest nel 2008.

 

L’esposizione dell’orecchio a pressioni sonore troppo elevate non solo accelera il naturale processo di invecchiamentoche prevede una progressiva diminuzione di sensibilità alle alte frequenze, ma può causare sensibilizzazione dell’apparato uditivo ed il classico effetto ‘buco’ con conseguente calo dell’udito nello specifico range della  frequenze sovraeccitata.

Soprattutto per alcuni generi di musica che prevedono livelli sonori molto alti, come il rock, la musica technohouse o elettronica, durante le “esecuzioni live” e durante le prove si possono raggiungere pressioni acustiche molto elevate e per un periodo di tempo molto prolungato.

La sala prove è uno degli ambienti potenzialmente più pericolosi dal punto di vista dei possibili danni all’udito. In modo particolare quando le prove si svolgono in un ambiente troppo piccolo e acusticamente non trattato.

Chi ha suonato in una rock  band  conosce bene quella sorta di “gara” ad alzare i volumi che, molto spesso, è causata dal fatto che i vari musicisti non sentono come vorrebbero il proprio strumento.  Il risultato finale è un volume altissimo che può causare danni all’udito.

In una sala prove come ce ne sono tantissime, una rock band che non presti particolare attenzione ai volumi del proprio sound può tranquillamente superare con costanza i 125 decibel.

Questa pressione sonora, come si evince dalle informazioni sopra citate, può causare danni all’udito anche dopo solo 10-15 minuti di esposizione. La durata media di una prova è di circa due ore per una o due volte a settimana.

E’ piuttosto semplice capire come il rischio di provocare danni al proprio apparato uditivo sia piuttosto elevato. Il discorso vale per tutti, giovani e adulti.

In base ai dati analizzati ed alle testimonianze raccolte possiamo scommettere che fra qualche anno accuseremo i sintomi descritti da Sting Clapton, ma sono certo che la cosa non sarà di alcun conforto a fronte delle problematiche che dovremo affrontare. Il nostro udito potrebbe divenire ‘sbilanciato’ con la poco piacevole conseguenza di sentire male o accusare ronzii e acufeni.

Ma cosa è possibile fare per proteggersi? In un’occasione normale in cui si prevede di fare rumore, come ad esempio l’uso di qualche compressore o utensile domestico, potrebbe essere sufficiente utilizzare delle cuffie anti-rumore o dei tappi per orecchie in silicone.

E giusto sapere però che queste soluzioni temporanee sono poco consigliate per chi fa musica, in quanto cuffie e tappi tagliano ed assorbono tutti i suoni in maniera per nulla omogene e mirata, in particolare le frequenze medie e quelle alte.

Una soluzione economica e molto indicata potrebbe essere quella di utilizzare dei tappi in silicone per musicisti. Si trovano facilmente in commercio, sono praticissimi e molto efficaci in quanto mantengono in modo ottimale il bilanciamento del suono, attenuando solo alcune frequenze ma proteggendo il nostro apparato uditivo.

A questo proposito noi abbiamo contattato la Alpine, autentico leader mondiale nel settore, che ci ha fornito molte informazioni tecniche contenute in questo articolo e anche alcuni dei loro prodotti da testare.

Lo abbiamo fatto e siamo molto soddisfatti. Personalmente ho indossato i tappi Music Safe Pro Alpine in occasione di alcune partite di Basket e di Volley: il risultato è stato eccezionale. Niente ronzii alle orecchie ma, soprattutto, nessuna perdita di cosa stava succedendo intorno a me. Era come se qualcuno avesse semplicemente abbassato il volume generale di una tacca!  

Sono auricolari anatomici formati da due o tre piccole membrane di silicone a coppa collegate al centro da un piccolo canale forato che permette il passaggio dell’aria. All’interno di questo piccolo condotto vanno inseriti i filtri in dotazione.

Questi filtri sono intercambiabili e permettono un abbattimento progressivo del livello sonoro: bassa protezione (colore bianco), media protezione (colore argento), alta protezione (colore oro). 

Come già detto  li ho provati personalmente ed il risultato è ottimo. In sala prove riesco a suonare senza alcun problema e, quando torno a casa, non ho quei fastidiosi ronzii che mi accompagnavano spesso anche il giorno dopo.

Ai concerti è ancora meglio. Riesco a godere al massimo della musica senza avere alcun fastidio e senza mal di testa alla fine dell’evento. Anche al palazzetto dello sport in occasione delle partite di basket e di volley, prova superata alla grande.

In conclusione sono molto soddisfatto. Li posso utilizzare e riporre con un semplice gesto. Poi li metto in tasca e sono pronti per essere utilizzati alal prossima occasione.

                 Gli auricolari in silicone nel dettaglio, con inserito il filtro bianco a bassa protezione.

 

E’ bene specificare che questo tipo di protezione per musicisti non sono paragonabili ai tappi in silicone per la notte o al cotone messo nell’orecchio. Si tratta di una soluzione professionale che garantisce, come si vede dal grafico, una reale e bilanciata  attenuazione in frequenza compresa fra  1000 e 4000 Hertz.

 

 I livelli di protezione per ogni filtro a seconda delle frequenze espressi in decibel di attenuazione.

 

Con la possibilità di intercambiare il filtro, operazione non semplicissima ma fattibile, otteniamo dei livelli di protezioni differenziabili, a seconda delle nostre esigenze.

 Da vicino il minuscolo filtro attenuatore, in questo caso Alta Protezione.

 

Ottimo comfort dato dalla morbidezza ed adattabilità del silicone che si adatta perfettamente al condotto auricolare. Per l’inserimento nell’orecchio è possibile utilizzare un tubetto che facilita molto l’operazione.

In conclusione voglio ribadire il concetto iniziale che, seppur banale, mi sembra fondamentale: l’udito è una cosa molto importante per tutti, probabilmente di più per un musicista. Trascurarlo o, peggio, stressarlo, può causare danni irreversibili.

A questo proposito non abbiamo scuse, perché il costo delle protezioni (circa 20€) è sostenibile quasi da chiunque. Costa come una muta di corde per chitarra o un paio di bacchette da batterista. Riflettiamoci.

Si ringrazia la ditta Alpine per la collaborazione. (sito Alpine)

 

Stefano Leto - Onda Musicale

 

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