13 Novembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 20 Giugno 2019 08:58

Musica, arte e nobiltà d’animo: intervista al grande Fabio Concato

Musica, arte e nobiltà d’animo: intervista al grande Fabio Concato
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L'autore Carlo Zannetti


Musica d’autore, di qualità sopraffina, caratterizzata da una spiccata personalità ed originalità. Arte intesa come forma di creatività e frutto di abilità innate.

Nobiltà d’animo, da considerarsi una rara espressione di tutti i suoi principali componenti, quali il rispetto, la gentilezza, la benevolenza e la generosità. Queste sono le parole che mi vengono in mente quando parlo con il grande Fabio Concato.

Una famiglia fatta di musicisti ed artisti la sua. Il padre noto chitarrista ed autore jazz, la madre poetessa e giornalista, i nonni paterni cantanti lirici ed uno zio famoso contrabbassista riconosciuto a livello internazionale. La sua strada era in qualche modo già segnata, e così inizia a scrivere musiche e testi delle canzoni interpretate dal gruppo cabarettistico "I Mormoranti”, da lui fondato nei primi anni settanta a Milano.

E’ il periodo di un celebre locale, dove Fabio Concato si esibisce con successo. Dopo qualche anno incide un album con un bel titolo            “ Storie di sempre” , che ottiene un buon successo di vendite. Il passo è breve, sono talento e tenacia le sue armi migliori, e tramite un vero e proprio capolavoro della musica italiana dal titolo Domenica bestiale, Fabio diventa veramente famoso. Poi arrivano altri brani meravigliosi:Ti ricordo ancora, “Tienimi dentro te, “Sexy Tango”, “Rosalina", la bellissima “Guido pianoe una vera e propria poesia d’amore, “Fiore di maggio, dedicata alla neonata figlia Carlotta.

Tra gli artisti italiani, è stato uno dei primi a pensare di rivolgere la sua fama anche verso la beneficenza e i più deboli. Nel 1989 ha regalato una sua canzone e i proventi delle vendite del singolo successivamente pubblicato, al  “Telefono azzurro” un’associazione nata a Bologna con lo scopo di difendere idiritti dell’infanzia.

Lo contatto telefonicamente per un intervista e rimango piacevolmente stupito dalla sua gentilezza.

 

Ciao Fabio, come ti definiresti? Un poeta della musica, un cantautore, un musicista o un artista?

“Direi un musicista, un musicista che non ha studiato, questa è cosa nota ormai. Un musicista, che come dicono i miei amici musicisti, quelli veri, anche della musica lirica o classica, ha dentro di se tutto o quasi. Secondo molti, addirittura, è stato un bene che io non abbia studiato, - ci spiega Fabio Concato - perché il rischio era quello di cadere sempre nei soliti ,come dire, stilemi , nei soliti temi musicali o nelle solite sequenze degli accordi etc etc. Invece pare che così, io riesca ad essere sufficientemente originale e personale, e questa è una cosa che naturalmente mi fa molto piacere, quindi direi che mi sento soprattutto un musicista, apertissimo tra l’altro a qualsiasi tipo di esperienza musicale e all’ascolto di qualsiasi musica e da qualsiasi luogo essa provenga. Musica in genere, opera compresa, anche se l’ho scoperta un po’ in là con gli anni , perché avevo già quasi 50 anni ; anche se - prosegue Concato -, ecredo però questo tu lo sappia, io abbia dei nonni paterni che sono stati cantanti lirici. Ho avuto anche uno zio, di cui non parla mai nessuno, che è stato un grandissimo contrabbassista di musica jazz, ed ha suonato negli anni ‘60 con famosi musicisti anche a livello internazionale. Ad un certo punto della sua carriera, si sposò e decise liberamente di non suonare più, di non fare più tournée, quindi fu una sua una scelta rispettabilissima, ed io spesso mi domando ancora cosa avrebbe potuto fare se avesse continuato. Era veramente un talento di quelli notevoli”.

 

Quando hai iniziato ad avvicinarti al mondo della musica e quali sono stati gli artisti o le band alle quali ti sei maggiormente ispirato? 

“Ho cominciato da piccolo ad ascoltare jazz con mio padre. Poi mi sono ascoltato tutte le band rock, il jazz-rock, musica contemporanea, molta musica d’autore, e quando ho cominciato io a fare musica nel 1976, anche se il mio primo disco è stato pubblicato nel 1977, ero fortemente intriso di musica d’autore soprattutto quella francese e italiana; mi piacevano allora e mi piacciono ancora molto i nostri autori;  parlo di Luigi Tenco, Gino Paoli, Bruno Lauzi, Sergio Endrigo .Ti diròche anche recentemente ho reinterpretato alcune delle loro canzoni, canzoni che appartengono veramente al passato, - ci racconta Fabio Concato -che sono una meraviglia e che hanno resistito nel tempo. Sarebbe bello che anche oggi fossero prodotti dei brani  a quei livelli, e quindi sarebbe anche bello che nel 2070 ci possa essere qualcuno che cantasse quello che oggi si trova ai primi posti delle classifiche. Nel settore musicale ,oggi come oggi é cambiato molto, e penso che anche i discografici abbiano un modo di lavorare diverso. Una volta ti davano l’opportunità di lavorare sulla distanza, sulla lunghezza, cioè il primo disco ti cercavi un po’, nel secondo ti cercavi un po’ meglio e un po’ di più, mentre il terzo magari cominciava ad essere un disco abbastanza maturo, insomma avevi il tempo, l’agio, i modi per andare avanti, mentre adesso la logica - prosegue Concato - e non soltanto nella musica è quella di cercare di avere tutto subito. Ci sono comunque anche oggi degli artisti validi, che scrivono dei testi anche molto intelligenti e molto interessanti, anche se credo che  si tratti di canzoni che noi non ascolteremo tra 40 anni, e di questo mi dispiace, perché ci perde la musica e ci perde anche l’ascoltatore. Mi auguro che questo periodo che non piace a molta gente, possa a portare ad un qualcosa di diverso a livello musicale, mi sforzo anche di pensare che magari  tra vent’anni sentiremo una musica diversa, spero anche che possa tornare un maggiore rispetto per la vita, per le persone, per gli animali e per il nostro pianeta, che stiamo distruggendo con una velocità incredibile. Probabilmente molto presto dovremmo anche cominciare a domandarci più spesso, se è proprio necessario uccidere gli animali per mangiare.  Insomma spero che fra qualche tempo le cose migliorino a tutti i livelli”.

 

Nel 1989 hai regalato una canzone ed i suoi proventi  ad un’associazione per la difesa dei minori. Hai insomma cominciato fin da allora a fare beneficenza. Cosa ci racconti in merito?

“La musica é uno strumento musicale e di divulgazione potentissimo, per esempio discutere degli abusi e delle violenze sui minori certo é importantissimo enecessario , ma se riusciamo a lanciare questi messaggi tramite una canzone, è una cosa molto diversa. In primis è un messaggio musicale metabolizzato dal cuore che poi arriva al cervello, il contenuto arriva al nostro cervello in un modo diverso. La nostra nazionale da decenni ha fatto grandi cose nella beneficenza, perché la fama degli artisti costituisce un’importante suggestione in grado di far riflettere tutte le persone. Nel 1988 quando ho fatto questa canzone, ero in Toscana. Poi l’ho registrata a Bologna, alla fine mi sono ricordato che l’anno prima era nato proprio a Bologna il Telefono Azzurro e così ho telefonato al Presidente e gli ho proposto questa canzone dicendogli che se gli sarebbe piaciuta gliela avrei donata. Il mio era un regalo da musicista. Il Presidente un’ora dopo mi chiamò nel suo studio e se ne innamorò. Era un desiderio mio di fare qualcosa. Io dico spesso, che se avessi fatto il falegname avrei fatto qualcosa lo stesso, avrei costruito una statua e gliela avrei donata. Ognuno di noi potrebbe, all’interno delle proprie possibilità e capacità fare qualcosa, senza pensare :”Tanto ci penserà qualcun altro….”

 

Cosa ci racconti del tuo attuale spettacolo insieme al trio del pianista Paolo di Sabatino?

“Io e Paolo ci conosciamo dal 2011, anno in cui, mi aveva chiamato per cantare una sua canzone in un suo disco “Voices" insieme ad altri artisti. Io sapevo solo che era molto bravo. Gli dissi di mandarmi la canzone, mi piacque e così la facemmo. Dopo qualche mese, decidemmo di fare alcune serate insieme e cosí lui  cominció ad arrangiare in chiave jazzistica le mie canzoni. È una grande soddisfazione nostra e del pubblico. Il pubblico è contento perché  sente le cose che conosce in una  veste diversa, ma per nulla stravolte, è questa la cosa bella per cui ringrazio molto Paolo. Paolo si è avvicinato al mio repertorio con estrema delicatezza e con grande umiltà e insieme abbiamo fatto questo bel disco ormai due anni fa, che abbiamo venduto molto. È stato bello perché abbiamo cominciato a vendere i dischi alla fine del concerto, come si faceva una volta”.

 

Che progetti hai per il futuro?

“Penso che mi piacerebbe molto fare un nuovo disco di inediti, però mi piace molto anche programmare i concerti. Il concerto con tutto quello che gli gira intorno, gli incontri , gli spostamenti, gli equivoci etc sono ancora la parte più divertente del mio lavoro, mentre la scrittura è divertente anche quella, però se non viene non viene. Quando arriveranno delle cose nuove, le fermerò in un disco  e così significherà che era il momento, ma adesso la mia priorità è continuare ad essere in giro, continuare a cantare e portare la mia musica alla gente”.

 

Carlo Zannetti - Onda Musicale 

 

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