18 Settembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 05 Settembre 2019 10:25

Spike Edney: intervista al tastierista (sempre defilato) dei Queen

Spike Edney: intervista al tastierista (sempre defilato) dei Queen
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L'autore Redazione


Spike Edney, tastierista, chitarrista aggiunto e molto altro, condivide 35 anni di ricordi con Rolling Stone. Dal Live Aid alle partite a trivial pursuit con Freddie Mercury sino alla scoperta di Adam Lambert guardando la TV.

Il tastierista dei Queen parla del Live Aid e di come era davvero Freddie Mercury, che proprio compirebbe gli anni (leggi l'articolo) "L'arma segreta" dei Queen condivide 35 anni di ricordi, dalle partite a Trivial Pursuit con Freddie Mercury alla scoperta di Adam Lambert alla TV.

E' quasi impossibile individuare Spike Edney nel video della leggendaria esibizione dei Queen al Live Aid (leggi l'articolo), ma se mettete in pausa le riprese alla fine di 'Hammer To Fall' al minuto 12:22 riuscirete a vederlo sullo sfondo.


E' il ragazzo con i capelli scuri che suona la chitarra accanto ad un muro di tastiere. I Queen lo avevano ingaggiato un anno prima per supportarli con le tastiere, piano, cori e chitarra ritmica ed è insieme a loro da allora, aiutandoli per qualunque cosa dal concerto tributo a Freddie Mercury del 1992 allo stadio di Wembley fino al musical We Will Rock You, il tour e l'album a metà anni 2000 con Paul Rodgers e il lavoro con Adam Lambert tuttora in corso.

Spike Edney ha giocato un ruolo fondamentale durante tutte queste iniziative negli ultimi 35 anni ma molti fans non conoscono nemmeno il suo nome.

Così, in un momento di pausa del gruppo dal Rhapsody Tour in America, abbiamo telefonato a Edney per ascoltare le storia del suo lungo sodalizio con la band, come è stato essere sul palco del Live Aid, come ha scoperto Adam Lambert ad America Idol, e cosa riserva il futuro per il gruppo.

 

Come sta andando il tour?

"La parola giusta è fantastico, credo. I due tour  precedenti sono stati una curva ascendente e Bohemian Rhapsody (il film n.d.r.) li ha portati ad un altro livello. Credo che il pubblico l'altra sera (New Orleans) fosse uno dei più chiassosi che abbia mai sentito. Sembra che tutti lo stiano davvero apprezzando."

 

Voglio sapere un po' della tua storia musicale. Qual è il primo concerto che hai mai visto?

"Mia madre mi portò a vedere i Beatles per il mio dodicesimo compleanno. Era il 3 Dicembre 1963 al Portsmouth Guildhall, nella mia città natale."

 

A che età hai capito che avresti voluto fare questo mestiere?

"Fu quel giorno."

 

Raccontami dei tuoi primi ricordi riguardo ai Queen, di quando ti sei accorto di loro.

"E' stato leggendo di loro sul Melody Maker (rivista musicale n.d.r.) nei primi anni 70. Rimasi, prima di tutto, indignato per il nome (ride). “Come osano mettersi sullo stesso piano della Famiglia Reale?” La prima canzone che ho sentito era “Now I'm Here”. Sono un amante del soul. I miei eroi sono Stevie Wonder, Sly e Family Stone. In quel periodo ero attratto più dalla musica americana che da quella britannica. pompose capigliature e le camicie satinate del glam rock non facevano per me. Preferivo gli Earth, Wind and Fire, che indossavano comunque camicie satinate, suppongo. Poi ascoltai i Queen ad un concerto in radio e li ho ignorati ed etichettati all'inizio come una band heavy metal con complicati arrangiamenti. Mi piaceva “Now I'm Here' perchè non seguiva uno schema di scrittura usuale. Non era stata scritta come una banale canzone pop, cosa che in molti cercavano di fare a  quei tempi. Ma non ero un loro fan. Ero un osservatore interessato."

 

Li hai visti in concerto negli anni 70?

"No. Li ho sentiti in radio invece. Mettevano nei loro album tutte queste multitracce di chitarra e armonie, ma ovviamente non potevano replicarle durante i live. Così ho sempre pensato che fosse un po' deludente da un punto di vista della produzione. Ero un musicista infastidito e pensavo “Se non puoi farlo nel modo giusto, perchè lo fai?”. Era invidia. Ecco cos'era."

 

Ti sei ritrovato in tour con i Dexys Midnight Runners (band inglese attiva alla fine degli anni 70 n.d.r.) dopo la hit 'Come On Eileen”. Come è successo?

"Ho suonato live il trombone per un periodo. Ho lavorato con i Duran Duran, i Dexys e i Boomtown Rats di Bob Geldof negli anni 80."

 

E' stata un'esperienza divertente con i Dexys?

"No davvero. C'erano tre o quattro altri elementi ingaggiati come me, la sezione dei fiati e il bassista. Le persone che durante il percorso si erano ritirate o non volevano più partecipare venivano rimpiazzate oppure si aggiungevano nuovi elementi. Avevano la loro band con molto ritmo ed energia e il tutto era dominato dal cantante (Kevin Rowland). Quando vieni ingaggiato e ti trovi in quella situazione, devi tenere la bocca chiusa, restare a guardare e fare il tuo lavoro. Voleva completa e pura lealtà, un po' come Trump."

 

Raccontami di quando ti sei unito ai Queen. Sono sempre stati in quattro fino al tour del 1982. Hanno collaborato con due tastieristi  ad un certo punto in quel tour. Come sei entrato nel 'quadro' del tour successivo?

"Se la memoria non m'inganna, il primo tastierista fu Morgan Fisher. Ha litigato con Freddie. Credo che un giorno gli avesse sottratto lo champagne e la Limousine e se ne andò."

 

Grosso sbaglio.

"Con Fred direi che fu un grosso sbaglio. Quella è la leggenda comunque. Poi ingaggiarono Fred Mandel (per la leg americana e giapponese del tour), che stava suonando con Alice Cooper. Non so come lo abbiano trovato, ma fu assunto. Era il mio predecessore. Ha portato a termine il tour che avrebbe dovuto completare Morgan Fisher.  Dopo il leggendario tour in Sud America (qui la narrazione non torna, visto che il tour era del 1981),  si presero una pausa e andarono a Monaco per completare 'The Works'. Mandel fu coinvolto in quelle registrazioni. Lo si trova in 'Radio Ga Ga' e 'I Want To Break Free'. Nel momento in cui erano pronti per il tour non era più disponibile. Forse era impegnato con un concento a cui non poteva sottrarsi. Non so cosa accadde, ma gli serviva qualcuno. E' tutta una questione di trovarsi nel posto giusto al momento giusto. Stavo suonando a Londra in un bar e un membro dello staff dei Queen entrò, una persona che avevo conosciuto 10 anni prima. Chiacchierammo un po'...'che cosa ci fai qui' ecc. ecc. Gli chiesi: “Che cosa fai?” Mi rispose: “Sto lavorando per Roger Taylor. I Queen hanno bisogno di un tastierista. Vuoi il lavoro?” E dissi: “Certo, naturalmente.” Ovviamente quello non è il modo in cui vanno queste cose di solito. Normalmente ti presenti nel luogo stabilito con altri 200 tastieristi, aspetti il tuo turno e poi torni a casa ad aspettare la telefonata  nella quale ti dicevano che non eri stato scelto. Qui fu diverso. Andai dove mi avevano indicato, entrai e fui intervistato dal leggendario Gerry Stickells. Lui è uno dei grandi uomini del rock 'n' roll. Purtroppo ci ha lasciati quest'anno (leggi QUI un ricordo del manager). Mi disse: “Hai il passaporto?” Risposi di sì. E disse:”Sei disponibile per un tour mondiale?” Risposi di sì e disse: “Ok, lunedì voli a Monaco e cominci le prove.” Ho risposto: “Cosa? E' ridicolo! Cosa succede se non gli piaccio?”. Mi rispose: “In quel caso martedì ritorni indietro.” Ed eccoci qui, 35 anni dopo."

 

Buona parte del tuo lavoro, oggi come allora, era di ricreare il suono degli album sul palco meglio di quanto potessero fare loro in quattro, giusto?

"Sì. Ed è andato migliorando strada facendo, ovviamente. Quando arrivai, non so cosa avessero fatto a livello vocale i miei predecessori, ma John non cantava e Brian cantava solo quando era vicino al microfono, il che accadeva per il 50% del tempo, e Roger era il corista imprigionato.Improvvisamente mi trovavo là e c'erano tre voci anziché due e un pezzettino. Poi cominciai ad utilizzare un'antiquata macchina chiamata vocoder, che fu usata per 'Radio Ga Ga'. Puoi cantare nel microfono e rinforza le parti vocali mentre suoni. Quello aggiunse un certo spessore, ma fu sempre un peccato non poter ottenere alcune di quelle armonie lussureggianti che avevano creato. Ma ora è cambiato tutto perchè abbiamo sei persone sul palco e io sono il peggior cantante tra di loro.
Possiamo ottenere quegli elementi ora."

 

di Davide Bollani e Cristina Merlo - link

 

 

 

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