Martedì, 14 Gennaio 2020 07:35

Un anello che vale una vita: i Beatles in Help! (1965) [Prima Parte]

Un anello che vale una vita: i Beatles in Help! (1965) [Prima Parte]
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    L'autore Massimo Bonomo


    Nella vita di tutti i giorni l’anello al dito è tra gli oggetti più comuni: lo si indossa da sposati, ma è più facile che venga indossato come un vezzo personale, per darsi un tocco di classe.

    Invece in certi casi indossarlo equivale ad avere una maledizione che pende sulla propria testa, dato che il gioiello in questione è l’oggetto delle brame di personaggi poco raccomandabili, disposti ad ucciderti pur di averlo tra le loro mani.

    Questo, a grandi linee, il fulcro narrativo attorno a cui ruota il secondo film realizzato dai Beatles e distribuito nel Regno Unito a partire dal 29 Luglio 1965 - circa una settimana prima dell’uscita del disco ad esso collegato. Entrambi vennero realizzati nel corso dello stesso arco di tempo (Febbraio - Giugno), ma il film - che in origine si sarebbe intitolato Eight Arms To Hold You - poco prima della sua distribuzione si decise di chiamarlo come il disco, cioè Help! (di cui il Lato A ne costituisce la colonna sonora).

    Help!: durante il film a lanciare il grido d’aiuto sarà Ringo, il cui nome - neanche a farlo apposta - gli deriva dalla passione per gli anelli. Uno in particolare, caratterizzato da una vistosa pietra rossa che ricorda un rubino, è quello che lo rende vittima sacrificale a sua insaputa. Si, perché il gioiello in questione l’ha ricevuto tramite la lettera di una fan, anch’essa vittima designata di una tragicomica setta orientale consacrata ad una truculenta divinità indiana. Tra le righe la parodia allude alla leggendaria setta dei Thug, confraternita di ladroni e assassini legati a Kalí in un culto alimentato dal sangue delle vittime.

    La storia, raccontata dal lungometraggio di Lester - che poté realizzare le riprese a colori in più ambientazioni (dallepiste innevate dell’Austria alle spiagge delle Bahamas) anche grazie al notevole incasso di A Hard Day’s Night - è questa: la pericolosa setta dei devoti di Kalí si accinge - nelle figure della sacerdotessa Ahme (interpretata da Eleanor Bron, n. 1932) e dello Swami Clang (interpretato da Leo McKern, 1920-2002) ad immolare alla Dea una donna dipinta di rosso, il colore caratteristico del sacrificio. Quando la lama sta per calare, Ahme si accorge che la vittima non indossa l’anello, come prescriverebbe il rito.

    Visionando il filmato che ritrae i Beatles intenti a suonare la title-trackdel film/disco, Ahme e Clang scoprono che l’anello è finito al dito di Ringo. Capiscono che non resta altro da fare che partire per Londra, dove proveranno a riottenere l’anello in ogni modo possibile, con le buone o con le cattive maniere.

    Dopo alcuni tentativi a vuoto di rientrare in possesso dell’anello, la setta incappa in un incontro ravvicinato con i Beatles in occasione di una cena presso un ristorante indiano. Simile ambientazione, e soprattutto il fatto che uno dei musicisti che intrattengono i clienti suoni un sitar, possiamo vederli come segnali di un futuro interesse di Harrison per la cultura indiana (passione che inizierà a manifestarsi più compiutamente a partire da Rubber Soul). Il tentativo di esplicita aggressione da parte della setta rende Ringo consapevole del fatto che sarà lui la prossima vittima del sacrificio, dato che indossa il famoso anello rosso. Deciso ad evitare tale destino a tutti i costi, tenta di disfarsi del gioiello, ma non c’è verso di levarselo dal dito. Un bel problema.

    Senza perdere prezioso tempo, si recano da un gioielliere. Costui tenta di liberare il dito di Ringo ricorrendo addirittura a lame diamantate, ma gli strumenti si rompono tutti, uno dopo l’altro. Per il delicato compito contattano quindi Foot, uno scienziato abbastanza bizzarro, interpretato da Victor Spinetti (1929-2012), coadiuvato dal suo imbranato assistente Algernon, interpretato da Roy Kinnear (1934-1988). Foot vuole dimostrare ai Beatles di essere assolutamente in grado di espandere le molecole dell’anello, così che esso si dilati e venga rimosso senza fatica. Qualcosa non va nel verso giusto, dal momento che le dimensioni dell’anello restano invariate, mentre gli altri anelli cadono a terra; in compenso Ringo - fissato alla parete come se fosse un ostaggio - si ritrova con i pantaloni scivolati alle caviglie.

    Al di là del fiasco, Foot decide che l’anello dev’essere suo. Tenta di realizzare un laser che gli permetta di raggiungere il suo agognato obiettivo, ma in quel momento Ahme irrompe nel laboratorio e, tenendo sotto tiro lo scienziato e il suo assistente, permette ai Beatles di fuggire.

    In un momento di relativa calma, senza mezzi termini la sacerdotessa rivela a Ringo che è lui la prossima vittima della setta (qualora non l’avesse ancora capito). Il personaggio interpretato da Eleanor Bron teoricamente dovrebbe far parte dei cattivi, di quel gruppo di malvagi che sembra più un’accozzaglia di macchiette, ma si rivela essere schierata abbastanza chiaramente dalla parte dei quattro ragazzi.

    Per sapere come andranno a finire le avventure (o disavventure) dei Beatles non perdetevi la prossima puntata.

     

      Massimo Bonomo - Onda Musicale

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