17 Giugno 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 03 Maggio 2016 09:25

David Gilmour:"Quel giorno non riconoscemmo Syd"

David Gilmour:"Quel giorno non riconoscemmo Syd"
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L'autore Stefano Leto


E' il 1975 e i Pink Floyd stanno registrando “Wish You Were Here”, disco interamente  dedicato all’amico Syd Barrett, allontanato dalla band per gravi disturbi psichiatrici.

David Gilmour si siede con la sua chitarra ed improvvisa un accenno di melodia. Siamo agli Abbey Road Studios di Londra, tempio in cui hanno registrato i più grandi musicisti della storia.

La creatività floydiana, questa sconosciuta, ha preso la forma di quattro note sulla sua Black Strat, diventando il cosiddetto “Syd’s Theme”. La cosa sorprendente, oltre al totale interesse di Waters, è che queste poche note sono la base di uno dei pezzi più famosi della formazione britannica.

Titolo scelto “Shine On Your Crazy Diamond”, per oltre 20 minuti di estasi, soprattutto dal punto di vista strumentale. Roger Waters ricorda “Quando scrissi il testo, non so per quale motivo, iniziai a parlare della scomparsa di Syd. E subito si aggiunsero altre sezioni”.

Il resto è storia e sappiamo tutti come quest’album sia una pietra miliare dei Pink Floyd, ma, come si suol dire, a volte ritornano. I quattro stanno terminando il missaggio dell’album e, poco prima di partire alla volta degli Stati Uniti per il tour, decidono di festeggiare il matrimonio di David Gilmour in un locale annesso degli Studios.

Durante la festa, alla quale partecipano amici e musicisti, arriva uno strano personaggio, grasso, calvo e con le sopracciglia rasate e che ha in mano due buste della spesa. L'uomo  si aggira tra gli invitati con aria confusa.

Questi, altri non è che l’ormai irriconoscibile Syd Barrett. Dopo l'iniziale sgomento dei presenti, è il batterista degli Humble Pie, Jerry Shirley, che lo riconosce dato che aveva suonato con lui qualche anno prima.

Wright si rivela piuttosto duro nel giudizio “Saltava da tutte le parti spazzolandosi i denti. Era terribile”.

Gilmour si mostra decisamente più sbigottito “Camminava guardando gli impianti, all’inizio non ci feci molto caso, pensai si trattasse di uno della EMI. Poi, più tardi, venne nella saletta del mixer e si sedette per un po'. Noi continuammo a chiederciChi cazzo è questo tizio stravagante?’”. 

La reazione di Waters, però, è quella che colpisce di più dato che, oltre ad aver suonato con Barrett, era anche un suo caro amico. “Ero in lacrime, eravamo entrambi in lacrime, davvero sconvolgente”.

Inoltre, pare che quel maledetto giorno Syd volesse suonare un’ultima volta con i suoi compagni di un tempo e proprio per la canzone in sua memoria.

Dopo questo inquietante incontro Syd Barret si ritira a Cambridge dove trascorre il suo tempo nell’anonimato più totale. Dipinge e riceve i diritti d'autore per il suo lavoro con i Pink Floyd ed i suoi album solisti.

Syd Barrett muore  il 7 luglio 2006 all'età di 60 anni.

Un piccolo aneddoto che fa capire come, con la fama, spesso il fato regala qualche brutta e spiacevole sorpresa.

 

Stefano Leto - Onda Musicale

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