17 Dicembre 2018
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 18 Maggio 2017 08:48

Intervista a Phil Manzanera: "Ho incontrato David Gilmour quando avevo 16 anni ed è l'amico di una vita"

Intervista a Phil Manzanera: "Ho incontrato David Gilmour quando avevo 16 anni ed è l'amico di una vita"
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L'autore Stefano Leto


Phil Manzanera, all’anagrafe Philip Geoffrey Targett – Adams nato a Londra il 31 gennaio del 1951, è un chitarrista inglese noto per la sua carriera solista e di collaboratore, e produttore, di artisti come Quiet Sun, John Wetton, David Gilmour, John Cale, Brian Eno, Steve Winwood, Nina Hagen e Pink Floyd.

Dalla madre, colombiana, Phil introduce nel suo stile chitarristico il sound latino di quei Paesi esotici. Durante gli studi forma parecchie band in cui fa esaltare ancora di più il suo talento, ma è nel 1971 che si unisce ufficialmente ad un gruppo professionista.

La band in questione è quella degli art rockers Roxy Music ed incontra Brian Eno, all’epoca ancora nella band, per poi uscire nei primissimi anni ’80. Li riformerà nella prima decade del nuovo millennio.

Verso la fine degli anni ’80 si può udire la sua chitarra all’opera in “One Slip”, da “A Momentary Lapse of Reason” del 1987, dei Pink Floyd. Con loro produrrà anche l’ultimo The Endless River del 2014 oltre a Rattle that Lock (2016) di David Gilmour diventando anche il suo chitarrista di fiducia.

Nel 2015 viene inoltre nominato maestro concertatore per la Notte della Taranta rimarcando dunque l’attaccamento alle radici folk della musica. Tra le sue varie chitarre la più nota è indubbiamente una Gibson Firebird rossa. (leggi l'articolo)

Lo abbiamo contattato e gli abbiamo rivolto alcune domande, alle quali lui ha risposto con grande disponibilità.

 

Chitarrista e produttore, hai lavorato con alcuni dei più grandi musicisti. Quale di loro ti ha impressionato più di tutti?

"Fra tutti i grandi musicisti con cui ho lavorato - ci racconta Phil - devo risponderti che quello che mi ha impressionato più di tutti è stato Bob Dylan."

Nel 1971 hai fondato i Roxy Music e suonato assieme a Bryan Ferry, Andy Mackay e Paul Thompson. Quali sono i tuoi ricordi di quel periodo?

"È stato come se fosse Natale ogni giorno. Avevo 21 anni ed ero pronto ad avere delle avventure e sono stato davvero fortunato ad incontrare queste persone uniche e piene di talento. Suonare a Genova e a Modena nel 1973 è stato come un sogno che diventa realtà."

Nel 2015 hai partecipato al progetto italiano “La notte della taranta”, il festival storico dedicato alla musica tradizionale del Salento. Che cosa ci puoi raccontare di quell’esperienza?

"Prima di diventare Maestro Concertatore non avevo mai sentito parlare della Pizzica. È stata un’esperienza grandiosa poter imparare molto sulla Puglia ed incontrare molti talentuosi musicisti provenienti da quell’area."

Durante la tua carriera hai sempre mischiato vari generi musicali. Come e quando hai sentito questa necessità?

"Perché sono stato educato a parlare due lingue, inglese e spagnolo, che mi hanno dato molta empatia verso le varie culture. Amo incontrare e lavorare con musicisti di Paesi e culture differenti."

Sei nato a Londra, ma tua madre ha origini colombiani ed hai vissuto per molto tempo in Sud America. Quanto sono importanti per te le tue origini latine? Anche per quanto riguarda la tua musica

"Ho imparato a suonare la chitarra a L’Avana (Cuba) nel 1957. Mia madre mi ha insegnato a suonare l’accompagnamento per le canzoni cubane e latino americane. Quello era un mondo dove il contesto musicale era quello che avremmo sentito più tardi con i Buena Vista Social Club. Era fantastico ed ha avuto l’influenza più grande per quanto riguarda la ritmica della chitarra."

Recentemente abbiamo scritto a proposito della tua Gibson Firebird VII rossa (leggi l'articolo) alla quale hai dedicato anche un album. Raccontaci qualcosa di questa fantastica chitarra e cosa rappresenta per te.

"È ancora la chitarra dal miglior sound e forma, fatta apposta per me. Chi l’ha disegnata per me, Ray Dietrich, si è basato sul design delle pinne tipiche delle automobili americane anni ’50."

Assieme a David Gilmour hai prodotto “On an Island” ed hai anche suonato con lui durante l’omonimo tour così come in “Rattle That Lock”. Com’è stato lavorare con uno dei più grandi musicisti al mondo?

"Ho incontrato David quando avevo 16 anni e si era appena unito ai Pink Floyd. È l’amico di una vita - ci racconta Manzanera - e quindi è stato un vero piacere poter lavorare con lui durante tutti questi anni."

Hai contribuito alla produzione di “The Endless River” assieme a David Gilmour. Com’è stato lavorare nel suo studio galleggiante Astoria (leggi l'articolo) e più di tutto il resto lavorare sul materiale lasciato da Richard Wright?

"È stata una grande sfida, ma una volta avuto il concept dell’album l’ho suonato a David e a Nick Mason ed abbiamo lavorato assieme a Youth per finirlo. Ho amato il modo di suonare di Rick Wright e la sua personalità - prosegue con trasporto il chitarrista americano - quindi mi sono sentito come se l’album fosse un tributo alla sua eredità."

La copertina di “Live at the Curious Festival” è stata realizzata dalla designer italiana Silvia Vacca. Com’è nata l’idea di questa collaborazione?

"Silvia Vacca è un’artista brillante e, quando ho visto alcuni lavori che ha fatto, le ho chiesto se sarebbe stata disponibile a lavorare per me e lei ha accettato con garbo. Le sono davvero grato."

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

"Sarò in Giappone per otto concerti alla fine di giugno ed al momento sto mixando un album live registrato nel 2009 al Ronnie Scotts Jazz Club - conclude Phil che è nello stile delle mie vecchie band come Quiet Sun e 801 Live."

 

Stefano Leto - Onda Musicale

 

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