2 Aprile 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 08 Giugno 2017 11:03

Jennifer Batten: "Al provino per Michael Jackson ho suonato Beat it"

Jennifer Batten: "Al provino per Michael Jackson ho suonato Beat it"
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L'autore Stefano Leto


Jennifer Batten nasce a New York il 29 novembre 1957 ed è una delle chitarriste più apprezzate nel panorama musicale internazionale. Nella sua carriera ha suonato con grandi artisti e anche in molti tour con Michael Jackson.

Sin da bambina si appassiona alla musica ascoltando i Beatles ed inizia prestissimo a suonare al chitarra. Nel 1987 si diploma al GIT di Hollywood ed inizia a collaborare con molti artisti fra i quali Joe Diorio, Steve Trovato e Steve Lynch dal quale impara la tecnica del tapping che, successivamente, sviluppa in maniera magistrale.

Nel 1986 sostiene un'audizione per entrare nella band di Michael Jackson e invia una demo in cui suona una famosa hit di Jackson (Beat It), in cui vi è un assolo in tapping di Eddie Van Halen. La sua performance viene apprezzata ed entra nella band.

L'abbiamo contattata e le abbiamo rivolto alcune domande, alle quali lei ha riposto con grande disponibilità.

 

Come si definirebbe oggi Jennifer Batten?

"Sono una sorta di sicario in questi giorni. Ricevo email tutto il tempo con varie richieste di registrazioni in remoto da tutto il mondo, workshops, parlare, suonare con varie band ed esibirmi nel mio show multimediale. Sono un’anima creativa e passo il mio tempo libero immersa in varie forme di arte; vetro, metalli o musica."

Nella tua carriera hai suonato con il grande Michael Jackson e fatto più di un tour con lui. Com’è nata questa grande opportunità? Che cosa ci puoi raccontare a proposito di Michael?

"Sono stata assunta da Michael Jackson tramite un’audizione che ho fatto nel 1987. Ho improvvisato qualche composizione molto groove e qualche assolo, poi ho eseguito il mio assolo in tapping di “Giant Steps”  - ci racconta la chitarrista americana - tratto dal mio primo CD e poi l’assolo di “Beat It”. Ho sentito parlare di questa audizione dal servizio per i musicisti Hollywood M.I., lo stesso che usavano anche gli assistenti di Michael per cercare i talenti."

Durante la tua crescita musicale quali sono stati gli artisti ed i generi che ti hanno influenzato di più?

"Ho ammirato diversi musicisti in vari punti della mia vita. Quando ero giovane ero totalmente presa dai Beatles. Durante la mia adolescenza i bluesmen come BB King, John Lee Hooker, Sonny Terry e Brownie McGhee assieme ad Eric Clapton e Muddy Waters. A metà della mia adolescenza ho scoperto Jeff Beck. È ancora il mio chitarrista preferito. Poi mi sono orientata verso i Weather Report ed i musicisti fusion."

Hai sviluppato ulteriormente la tecnica del tapping. Chi ti ha insegnato questa tecnica e come?

"Steve Lynch, uno studente di chitarra al GIT, ha cominciato a sperimentare con il tapping ispirato da Emmett Chapman, l’inventore dello stick, che aveva fatto un seminario da noi. Era il 1978 - prosegue Jennifer -  ed era completamente separato dai Van Halen. Ho imparato da lui quando finì di scrivere il suo primo libro intitolato “The Right Touch”. Da quello ho imparato le basi e poi ho cominciato a sperimentare."

Hai fatto tre album solisti dei quali l’ultimo risale al 2007. Stai pianificando di fare un altro album presto?

"C’è un nuovo CD in uscita a settembre con il cantante Marc Scherer e si intitola “Battle Zone”. È una specie di pop anni ’80 in stile Foreigner."

Hai sviluppato anche un metodo didattico per la chitarra. Raccontaci qualcosa.

"Due estati fa ho fatto un seminario intenso di quattro ore chiamato Self Empowerment for the Modern Musician. L’ho modellato sulla base di TED.com dove si prendono vari temi e li si condensano in segmenti parlati di 20 minuti. Ho dunque parlato di tutto dalla scienza del cervello, a come imparare bene, alle informazioni pratiche per i musicisti in viaggio, alle life skills fino al potere dell’attrazione. Ho inoltre allegato una brochure."

Recentemente hai suonato con i Wit Matrix, una tribute band italiana dei Pink Floyd. Com’è stata questa esperienza?

"È stata una mole pazzesca di lavoro memorizzare tutti gli assoli di David Gilmour sapendo che c’è un solo unico, e veloce, sound check prima del concerto. Ha richiesto molte ripetizioni per poter acquisire la giusta sicurezza indipendentemente da come avrebbe suonato sul palco, non volevo rovinare tutto. È una band divertente che ha speso molte ore per ottenere il giusto show. Suonano incredibilmente bene quindi, onestamente, c’è stata un sacco di pressione anche solo per saltare su e far sembrare che stessi provando con loro da settimane. Mi sono unita a loro due volte, una l’anno scorso, e sono sempre rincuorata quando lo show è finito ed è stato un trionfo!"

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

"Voglio fare un mio seminario all’interno di un evento itinerante e forse un corso on line. Sono sempre stata in giro negli ultimi anni e sono andata dove le email mi portavano. Ho registrato un sacco di sessioni per altri a casa questo inverno e mi è piaciuto molto. Da quando è arrivata l’era digitale, che è anche l’era in cui si pubblicano CD senza spendere, mi sono appassionata parecchio alla registrazione di ogni tipo di album chitarristico. È un lavoro infernale per zero guadagno - conclude Jennifer - quindi sono fortunata a poter godere della gran varietà di situazioni in cui lavoro adesso. Per esempio c’è una band in Polonia con la quale suono per qualche settimana ogni anno. L’album Scherer – Batten uscirà questo settembre e sono totalmente immersa in questo. Sono stata anche assunta per volare a Chicago un paio di volte per registrare e poi mi è stato chiesto di prendere parte al progetto ed avere una grande parte al suo interno. Alla fine dovremmo andare in tour anche con questo. Solo il tempo ci potrà dire cos’ha il futuro in serbo per noi."

 

Stefano Leto - Onda Musicale

 

 

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