16 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 22 Agosto 2017 15:44

Sunny DJ: quando fare il DJ è più che un lavoro

Sunny DJ: quando fare il DJ è più che un lavoro
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L'autore Stefano Leto


Stefano Sunny nasce il 12 agosto del 1958 in un paesino nelle vicinanze del lago di Garda, nella Valpolicella in provincia di Verona. La leggenda narra che ancora in fasce alle braccia dei genitori preferisce essere posizionato sulla culla, di fronte alla Radio.

Questo era l'unico sistema per farlo stare tranquillo. Si dice che nei primi 2 o 3 anni di vita, scambiò la notte per il giorno, in pratica dormiva davanti alla Radio di giorno e stava sveglio davanti alla Radio di notte, era chiaro che il DNA del Dj fosse dentro di lui.

Infatti già nel 1976, intraprese la professione di Dj, finalmente da davanti passa a dentro la Radio e anche in discoteca. Oggi Stefano Sunny si può considerare, insieme a pochi altri, uno degli storici Dj italiani. Nel corso della sua carriera ha contribuito a consolidare l'immagine del Dj italiano, distinguendosi per creatività e capacità artistiche che gli hanno valso diversi riconoscimenti nel corso degli anni.

Vero istrione delle notti riminesi degli anni 80, con Enzo Persueder, nello storico locale “Bandiera Gialla” gestito da Bibi Ballandi, noto produttore Rai.

Ma nel suo curriculum non mancano anche diverse apparizioni Televisive e Programmi Radiofonici, sia nelle reti private che in quelle nazionali. Innumerevoli i suoi remix di vari artisti nazionali, inoltre realizza e canta le due mitiche sigle del Bandiera Gialla, il “Chinotto” (1986), utilizzata anche come sigla del “Disco per l'estate” in onda su RaiDue) e “Bimbe Bamba Rock e Samba” (1987) scritte a quattro mani con Enzo Persueder.

I suoi Dj-set sono estratti da oltre ventimila vinili e più di novemila CD, collezionati in oltre 40 anni di carriera, improntati sullo storico periodo musicale che va dal 1970 al 1989, che Sunny considerava il vero periodo di produzione musicale che ha fatto la storia della musica dance in tutto il mondo.

Elencare tutti i locali in cui ha lavorato diventerebbe davvero impegnativo, per questo vi invitiamo a cliccare su questo link, ma in regione tutti sicuramente lo ricordano alla consolle del mitico Robin Hood a Rovereto.

Lo abbiamo contattato e gli abbiamo rivolto alcune domande.

 

Quando hai iniziato a fare il DJ?
 
"Potrebbe essere una risposta facile dicendo "Ho iniziato nel 1977" ma in realtà la risposta è più complessa. Fare il Deejay come moltissimi altri lavori è una vocazione legata ad una passione con la quale ci nasci e cresci. La passione per la musica e la sua bellezza ce l'ho da sempre, fin dalla tenera età quando per farmi stare calmo nella carrozzina mi posizionavano a fianco della Radio che diffondeva musica. Quindi sono cresciuto ascoltando musica, fino a quando da adolescente ho cominciato ad acquistarla, i miei amici bramavano un pallone di cuoio io.... un disco dei Rolling Stones, e in casa mi dilettavo con un giradischi portatile che funzionava solo con i 45 Giri che mi regalarono quando venni cresimato. Sapendo della mia passione per la musica non era difficile per parenti e amici farmi regali per il mio compleanno o per Natale,  così fra quelli che mi comperavo con le paghette e quelli che mi regalavano, a 15 anni avevo già una collezione di dischi di tutto rispetto, e cominciai a pensare di suonarli per gli amici a feste private che organizzavamo di tanto in tanto. Un giorno, grazie ad un amico che conosceva il proprietario di un piccolo locale della mia zona, sapendo che avevo una bella raccolta di dischi con le hit del periodo mi chiese se mi andava di andarle a suonare nelle pause di riposo che le orchestre effettuavano durante le loro performance. In pratica, durante la serata le orchestre suonavano ballabili per il pubblico e 2 o 3 volte durante la serata facevano pause di 10 o 20 minuti, e io coprivo quelle pause con la mia musica, utilizzando i miei dischi con gli artisti di allora come Barry White, Gloria Gaynor, Tavares,  Bohannon, o Isaac Hayes ecc.. In quel periodo usavo un paio giradischi della THORENS Mod.TD 160 a cinghia di proprietà del locale. Non dico che quello era fare il Deejay ,ma per iniziare è andato benissimo. Potrei quindi dire che a mettere i dischi ho iniziato nel 1975 a 17 anni, ma  solo 2 anni dopo nel 1977 a 19 anni, venni ingaggiato per la prima volta come Deejay in una delle tante neonate discoteche che spuntavano come i funghi, dopo che proprio nel 1977 esplose "La Febbre Del Sabato Sera" o "Grease". Infatti, fu grazie a quei due bellissimi film che  cambiò totalmente il modo di concepire il divertimento legato alla musica nel Mondo intero.  In quel momento cominciò la mia carriera come Deejay e nei primi 6 anni sembrava un hobby e tenevo come si suol dire il piede in 2 staffe. Durante la settimana facevo un lavoravo come tutti di 8 ore al giorno e stipendio a fine mese, ma nel 1983 presi la decisione definitiva di intraprendere esclusivamente il "MESTIERE" del Deejay che ormai aveva assorbito gran parte del mio tempo. Perchè questo "LAVORO" non è solo quello che la gente vede, cioè tu che ti diverti dietro una Consolle a mettere dischi e far ballare la gente. Questo lavoro come tanti altri è fatto anche di sacrifici, come il milione e mezzo di chilometri che ho macinato in tutta Italia per andare a far serate da Marsala ad Aosta. Questo mestiere è fatto di ore e ore ad ascoltare musica  per poter scegliere la migliore da proporre al proprio pubblico, solo noi della vecchia guardia sappiamo quante ore abbiamo dedicato a provare i Mixaggi tra un disco e l'altro fin che questo non veniva perfetto, solo noi della vecchia guardia sappiamo quanto peso abbiamo trasportato, quando si suonava solo con i vinili, ogni valigetta porta dischi pesava dai 40 ai 45 chili e se ne portavano appresso 7 o 8, e potrei andare avanti con tantissimi altri esempi, ma tutto questo è sopportabile perchè guidato dalla passione. Ciò non toglie comunque, che è e resta un lavoro privilegiato, che a me personalmente ha dato tante soddisfazioni fra le tante quella di aver avuto la possibilità di proporre i miei Dj-Set in centinaia di discoteche sparse per l'Italia intera, partendo dal leggendario "Bandiera Gialla" di Rimini, i 10 anni più belli della mia carriera, e poi sono arrivati altri locali come "La Bussola"di Viareggio  il "Sesto Senso" di Desenzano, Il "Teatro Verdi" di Montecatini, Il "Carrubo" di Salerno "La Zangola" di Madonna di Campiglio, ho perfino inaugurato il "Genux" di Desenzano ormai un ricordo perso nel degrado della chiusura ti tantissimi locali che hanno fatto la storia delle discoteche degli anni 80 e 90. Una di queste è il "Robin Hood" di Rovereto di Trento, di questo locale conservo dei bellissimi ricordi e mi fa piacere ricordarlo anche perchè è imminente una serata che mi vede come guest al fianco di un grande amico come Leonardelli Pio e si svolgerà proprio da quelle parti." ( leggi l'articolo )
 
Quali sono i generi e/o gli artisti ai quali ti sei ispirato?
 
"Anche qui la domanda prevede diverse risposte. Quando mi chiedono "Quale genere musicale prediligo" vengo colto da un generalismo inquietante perchè a me la musica piace tutta dalla Classica al Jazz, dal cantautorato Italiano a quello Internazionale persino alcuni brani di Folk irlandese, o Country Americano che guarda caso prende le sue radici proprio dal Folk Irlandese, mi piace il Progressive Rock e il Rock'n'Roll, lo Swing, l'House e la Techno, il Reggae (non regaeeton che è orribile) e potrei andare avanti per ore, e per generi musicali ma mi limito solo a dire a me piace tutta la musica. E poi perchè precludersi un genere musicale quando in ogni genere musicale c'è sempre un genio che ha scritto un capolavoro chi ti emoziona. Cosa dovrei dire che non mi piace "The Dark Side Of The Moon" dei Pink Floyd o "Jammin" di Bob Marley solo perché sono due generi musicali che cozzano tra di loro? ma dai... Comunque tornado al succo della tua domanda l'influenza musicale sul mio lavoro, e non... è prettamente legata al genere Disco Soul Funk And Groove tutto quello che ha radici di colore come il Funk e il Soul mi danno una carica unica. Amo tutte le produzioni di un certo livello pubblicata tra il 1975 e il 1985, i 10 anni  d'oro della musica "Da Discoteca" cosi si diceva. Ci sono etichette discografiche che ci hanno regalato brani e artisti ineguagliabili e sto parlando di etichette come la Casablanca Records da dove uscirono artisti come Donna Summer, Giorgio Moroder, Brooklyn Dreams, I Cameo e perfino i rochettari Kiss. E poi cè la Salsoul Records che produsse un Soul con influenze ritmiche ineguagliabile che in alcuni casi sfociano nel Latino, eseguite da artisti come Joe Bataan, Candido, Silvetti, The Salsoul Orchestra o Instant Funk, First Choice ecc... per non dimenticare le innumerevoli produzioni della TK Records che ha lanciato artisti che ancora oggi calcano le scene musicali in tutto il mondo, artisti come: KC & The Sunshine Band, George McCrae, Jimmy Bo Horne, o il compianto James Brown, e ancora T-Connection, Foxy, Anita Ward ecc.. E regina fra tutte le etichette discografiche di quegli anni, è la "Philadelphia International Records" con una schiera di eleganti artisti che vanno da Harold Melvin & The Blue Notes, agli O'Jays, da Teddy Pendergrass a People's Choice, da McFadden & Whitehead ai leggendari Trammps. Insomma se si cerca bene nel passato musicale si trovano brani davvero straordinari ancora con tutta la loro intensa carica energetica capace di far muovere le gambe a chiunque, anche a chi non ha avuto la fortuna di viverli in discoteca in quegli anni. E negli ultimi tempi ho scoperto che il pubblico apprezza sempre più questi brani del passato che in moltissimi casi sono stati anche remixati per meglio adattarsi alle sonorità attuali, ed è bello vedere giovani che non conoscendo ne l'artista ne il brano ma lo ballano come se fosse una novità. Comunque quello che in ogni caso deve saper fare un "preparato" Deejay è limitare i generi musicali a quelli che più si adattano al tipo di pubblico che frequente le sue serate."
 
Sei un grande collezionista di vinili. Puoi spiegare la differenza nell’utilizzare vinili rispetto a supporti digitali?
 
"Sono un collezionista di vinili mio malgrado, e non ho ancora smesso di acquistarli, anche se ultimamente li utilizzo pochissimo nelle serate. I vinili sono stati una grande risorsa per il mio lavoro, senza rendermene conto ne ho accumulati a migliaia, dovrei contarli con un po' di impegno e penso che se lo facessi mi spaventerei per l'enormità del totale finale, che ad occhio e croce si aggira sui 40mila sicuramente e forse di più, se conto anche tutti quelli che custodisco gelosamente in casa perchè rari, come Prime Edizioni o Limited Edition di album storici. Quando io ed Enzo Persueder lavoravamo al Bandiera Gialla, spesso ci trovavamo a fantasticare e dicevamo "che bello se avessimo una consolle così grande da poter avere un mega scaffale alle spalle che contenga tutti i nostri dischi, il pubblico davanti e tutti i nostri dischi alle spalle, girarsi e avere l'imbarazzo della scelta". Suonare con il vinile ti da una soddisfazione che non ha paragone e ti faccio un esempio che spero renda l'idea. Tu sai che negli ultimi tempi sta spopolando un gadged in elettronica che si chiama Stampante 3D dove basta inserire un cordello di plastica all'interno dell'appostito vano, collegare la stampante ad un computer, scegliere un oggetto, schiacciare start e la stampante ti realizza l'oggetto in plastica in 3D. Sforzo zero creatività zero, non vorrai mica paragonarmi l'oggetto in 3D in plastica con una scultura in legno o in qualsiasi altro materiale eseguita da uno scultore che mette tutto il suo sapere la sua creatività per realizzare oggetti unici. Ecco eseguire un Dj-Set con il vinile dimostri che oltre alla capacità di elaborare un programma musicale fluido e piacevole hai anche la capacità manuale che consiste nel mettere a tempo i dischi senza sgarrare, e la musica che metti non solo la senti ma la tocchi! Oggi la tecnologia ci ha dato una enorme mano e infatti abbiamo la possibilità di portare con noi migliaia di tracce audio senza alcuno sforzo grazie a PC e HD esterni o DrivePen USB, ma attenzione, come dico sempre, il troppo stroppia. Trovo riduttivo affidarsi completamente alla tecnologia e ci sono Deejay che suonano con programmi già preparati e mixati magari da altri o estratti da compilation già Mixate, questo uccide la creatività e a mio parere non da nessuna soddisfazione. Io uso la tecnologia, anzi penso di essere stato uno dei primi in Italia ad utilizzarla gia 24 anni fa quando utilizzavo lettori MiniDisc professionali con regolazione di velocità patten di memoria Loop ecc.. acquistati negli Stati Uniti perchè in Europa non esistevano ancora. Ma una cosa non ho mai fatta e ancora adesso non la faccio ed è LASCIARE CHE LE MACCHINE MIXINO DA SOLE.  Anche se lo sanno fare, sono contrario all'utilizzo del famoso tasto Sync, che mette a tempo automaticamente le tracce e poi le mixa automaticamente. È come se in Formula uno i piloti venissero sostituiti dai telecomandi come nelle macchinine radio comandate. Quindi mi rivolgo a tutte le nuove e vecchie generazione di Deejay e vi dico usatela pure la tecnologia, ma non fatevi sopraffare, e non fatevi togliere la soddisfazione di realizzare qualcosa con il vostro intelletto e la vostra capacità, che arriva certamente se vi impegnate con passione."
 
Sei in attività da molti anni. Che cosa rappresenta per te questo modo di interpretare la musica?
 
"Non sono sicuro di aver capito bene il concetto della domanda ma se ti riferisci al fatto che la musica invece di comporla o suonarla, la propongo già composta e suonata ti racconto un aneddoto del mio vissuto. Alla fine degli anni 70 avevo deciso di imparare a suonare uno strumento musicale e studiare musica, volevo approfondire, ed ero incuriosito dal poter scrivere e suonare musica. Decisi allora di andare a prendere lezioni di pianoforte e dopo qualche settimana di... Do Re Mi Fa Sol La Si Do... capii che non faceva per me, perchè stavo scoprendo cose che prima non percepivo, o percepivo in altro modo, e nel periodo in cui studiavo musica mi accorsi che stavo anche cambiando il mio sistema di mixare e proporre i miei Dj-Set. Ero diventato più squadrato più attento ai periodi, che per quanto giusti fossero non mi davano lo stesso impatto di quando agivo istintivamente. Sono sempre stato un tipo istintivo e quando percepisco una cosa so di percepirla in un modo totalmente diverso da altri,  e come dice il grande Andrea Mingardi in una sua canzone "nessuno siam perfetti ciascuno abbiamo i propri difetti". In conclusione, potrebbe anche essere una mancanza non conoscere perfettamente la musica, e sicuramente lo è, ma io preferisco affidarmi al mio istinto... lo sento più verace."
 
Nel corso degli anni il modo di fare musica per i DJ secondo te quanto è cambiato?
 
"Allora partiamo dal presupposto che all'alba di questo mestiere circa 40 e più anni fa non balenava a nessuno nella testa di fare il Deejay produttore. O eri Deejay o eri musicista, le due cose non legavano. Ma verso la metà degli anni 80 alcuni Deejay si convinsero che oltre che a suonarla si poteva anche produrla la musica, e questo grazie all'utilizzo, allora ancora abbastanza pionieristico del computer. Infatti, grazie al PC, si potevano realizzare brani senza necessariamente spendere montagne di denaro per affittare studi di registrazione, quindi bastava una tastierina e una Roland come batteria elettronica e il gioco era fatto. Fu cosi che nacque la Italo Disco una accozzaglia di produzioni discografiche che suonavano tutte allo stesso modo e con le stesse equalizzazioni, con strumenti fasulli creati dal computer e coristi/e che venivano assoldati per cantare brani per svariati produttori che lanciavano personaggi inesistenti. Il più eclatante fu il fenomeno Den Harrow, prodotto da due miei amici Roberto Turatti e Michele Chieregato ex Deejay che in quel periodo erano sotto contratto con la Baby Records, un'etichetta discografica di Milano. Tutti i brani di quegli anni vennero cantati da un'altro mio amico il californiano Tom Hooker che avendo l'intonazione giusta e la padronanza della lingua inglese si prestò a cantare tutti i brani di Den Harrow, e quello non fu l'unica "farloccaggine" ma ne potrei citare tante altre. Il problema fu che, come spesso succede, appena si apre un filone musicale si va avanti fino all'esaurimento della vena. Tutto questo purtroppo mise in ombra i veri bravi produttori italiani di musica Disco, che in quel periodo realizzarono dei veri capolavori utilizzando studi di registrazione professionali con strumenti e musicisti veri. Cosi nacquero i fenomeni lanciati da un grande delle produzioni Disco e non solo, Made In Italy e parlo di Mauro Malavasi, con il quale ho avuto anche l'onore di lavorare Remixando un brano Soul Fuk di Enzo Avitabile dal titolo "Black Out". Mauro Malavasi produsse i Macho che riproposero la cover di un bellissimo brano dello Spancer Davis Group dal titolo "I'm A Man" e inoltre produsse anche i Ravage e i Change. Fu Malavasi a lanciare nell'olimpo della musica internazionale il compianto Luther Vandros producendo l'album dei Change che contiene la bellissima "The Glove Of Love" successo planetario e che negli USA arrivo ai vertici delle classifiche, ma non in Italia dove si sanavano i brani di Den Harrow Cantati da Tom Hooker. Oggi le cose sono cambiate moltissimo r produrre un brano, e dico brano perchè non è più possibile dire "ho prodotto un Disco" poichè la musica degli ultimi anni, e mi riferisco a generi come EDM (acronimo di Electronic Dance Music) o TechnoHouse non viene venduta in CD o Vinile, ma solamente sulle piattaforme Digitali del Web. Questo tipo di musica si trova nei Computer e nei Software di ultima generazione che sono terreno fertile per essere realizzata, basta un po di conoscenza musicale o assoldare un tastierista capace di mettere in musica le tue idee, e il gioco è fatto. Oggi tutti i Deejay di ultima generazione si fregiano dell'appellativo "Deejay Producer" perchè tutti oggi sono in grado di elaborare una melodia elettronica su di una cassa così pesante che sfonderebbe anche il portone un maniero del '500. Fare musica è un'altra cosa!"
 
Puoi dirci qual è il tuo assetto live ideale e che strumentazione usi?
 
"Come ho già detto non sono restio all'utilizzo della tecnologia se questa viene usata con intelligenza e produttività artistica, quindi cerco di non farmi mancare nulla di quello che può servirmi per lavorare con tranquillità e utilizzo il sistema standard mondiale in fatto di lettori digitali professionali, ossia lettori Pioneer CDJ 900 o 2000 Nexus in grado di leggere ogni formato digitale anche se io utilizzo oltre ai CD che prediligo, anche HD Drive Esterni o Chiavette USB caricate esclusivamente con file di origine digital, eossia File Wav. NON UTILIZZO file MP3 perchè ritengo che il formato MP3, che per altro nei mesi scorsi è stato messo al bando dall'azienda tedesca che detiene i diritti e le royalties annunciando che non sarà più supportato e quindi non vi saranno più aggiornamenti o miglioramenti sui software che eseguono conversioni in formato MP3. Ritengo dicevo che sia la più grande truffa legalizzata della storia della musica perchè il File MP3 che per quanto i sostenitori dicano sia pari al digitale, e la più becera forma per ascoltare, produrre e vendere musica, in quanto di scarsa qualità acustica. Ritengo che chi paga per entrare in un locale debba aspettarsi il meglio anche acusticamente da chi è preposto a programmare musica, invece assisto sempre più frequentemente a PERSONE (dico persone perchè non si possono considerare Deejay) che utilizzano file
MP3 scaricati illegalmente dalla rete con qualità acustiche paragonabili alle cassettine che degli anni 70 piene di fruscii, anzi, io ho ancora delle cassette mixate da me degli anni 70 e devo dire la loro qualità acustica, ancora oggi, è decisamente meglio di certi File Mp3 che ho sentito da pseudo Dj in locali dove ho suonato di recente."
 
Prossimamente Pio Leonardelli festeggerà un importante traguardo e sarà organizzata una grande festa  per l’occasione, alla quale anche tu parteciperai come special guest. Che cosa puoi dirci di lui e del rapporto che avete da molti anni?
 
"Io e Pio ci conosciamo da molti anni, inutile dire che la sua è una vera razza trentina (nessun riferimento alle mucche) è sempre disponibile quando ti serve, ma cosa più importane è un preparato professionista nel suo lavoro, sempre attento ai gusti di chi si trova davanti durante le serate. Ha un bagaglio di conoscenza musicale non indifferente, e questo gli arriva non solo dal fatto che come me è ormai 40 anni che fa il Deejay, ma come me, nel suo passato, c'è pure la gestione di un negozio di musica, e il suo era un vero punto di riferimento nel trentino per i Deejay. E penso possa bastare così, altrimenti si monta la testa (cosa di cui non è capace). Una frase mi piace ricordare  pensando a Pio e cita così  "veniamo giudicati anche dagli amici che abbiamo". Bene, sono sicuro che chi conosce Pio, e sa che siamo amici, mi considera anche amico suo, e come disse Forrest Gump "Questo è tutto quello che ho da dire su questa faccenda.." D'altronde, come diceva Albert Camus, filosofo francese del secolo scorso, quello che conta tra amici non è ciò che si dice, ma quello che non occorre dire."
 
Visti i tempi che corrono, e l'enormità di Discoteche che hanno chiuso negli ultimi anni non trovi un po' difficile vivere solamente con l'attività di Deejay?
 
"Certo la realtà purtroppo è questa, il declino dei locali da ballo è iniziato negli anni 90, con conseguente chiusura di centinaia di locali in tutta Italia e questo ha ristretto moltissimo la possibilità di lavoro per chi vuole intraprendere questa carriera o per chi come me ha da sempre vissuto con questo lavoro. Nel mio caso oltre alle serate arrotondo con l'attività di Remixer da studio e collaboro con alcuni studi di registrazione anche negli Stati Uniti, dove metto a disposizione la mia pluriennale esperienza  nel settore. Inoltre, sono Musical Advisor del sito AlwaysCD.Com, un sito dove si possono trovare tutte le informazioni e le pubblicazioni più importanti riguardante la Musica Disco Soul Funk e Afro degli anni 70 e 80 con recensioni, e in moltissimi casi anche la storia degli artisti che hanno reso grande questo genere musicale, con una visione aperta anche a tutte le produzioni degli ultimi anni sempre di Genere Soul Funk, e come sicuramente saprai sono tantissimi gli  artisti e band nati negli ultimi 10, che suonano e pubblicano nuovi brani di questo vecchio ed energico genere musicale, tanto che trovi sempre più spesso fra i generi musicali descritti nei vari siti che parlano di musica le terminologie NU Funk, NU Soul, NU Groove. Quindi, fin che posso, cerco di rimanere nel mio ambiente naturale di lavoro dove le note musicali la fanno da padrone. E si sa, quando fai un lavoro che ti piace e ti da soddisfazione puoi dire... NON HO LAVORATO UN SOLO GIORNO NELLA MIA VITA !"
 
Stefano Leto - Onda Musicale
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