6 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 26 Settembre 2017 16:00

Recensione: “Tutto bene” di Giulia Pratelli

Recensione: “Tutto bene” di Giulia Pratelli
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L'autore


"La collaborazione con Zibba e con tutte le persone che hanno lavorato insieme a me mi ha aiutato a raccontare ancora meglio quello che ho sentito quando avevo ancora bisogno di guardarmi alle spalle un'ultima volta, prima di chiudere la porta”.

Queste le parole della giovane cantautrice toscana Giulia Pratelli che per il suo disco, Tutto bene, si è avvalsa della preziosa collaborazione del collega cantautore Zibba.

Ovviamente non vanno dimenticati i musicisti che hanno accompagnato Giulia Pratelli (voce e chitarra) in questa sua avventura.

Tra di loro ci sono infatti Fabio Rondanini (batterie e percussioni), Edoardo Petretti (pianoforte acustico e tastiere), Marco Bachi (basso elettrico e contrabbasso), Simone Sproccati (chitarre acustiche), Simone Sproccati (chitarre elettriche), Stefano Riggi (Sax) ed Adam Kenny (Bouzouki).

 

Detto questo è ora di analizzare bene questo album:

Va tutto bene: una chitarra "effettata" tra funky e Santana fa da eco ai riverberi attraverso i quali si snoda la stupenda voce di Giulia Pratelli che canta di tutta quella lunga serie di difficoltà varie con cui, volenti o nolenti, si ha a che fare nella vita. Alcuni periodi sono più difficili di altri, ma alla fine “va tutto bene”.

Dall’altra parte delle cose: una batteria più presente ed un coinvolgente intreccio sonoro sostengono il desiderio di metterci in discussione e di un’altra possibilità in generale prima che la voce di Giulia Pratelli si perda negli echi e nelle note finali di piano.

Nodi: una delicata, e malinconica, canzone sui ricordi dove dominano delicati arpeggi acustici e solitarie note di pianoforte. Toccante come poche, da riascoltare facendo tornare la mente indietro a quella persone che credevamo di aver dimenticato.

Vento d’estate: stupenda cover del famoso brano cantato da Max Gazzè e Niccolò Fabi. Una versione più moderna e sofferta che colpisce particolarmente!

Un inizio migliore: la voce e la chitarra di Diego Esposito (di lui abbiamo già parlato qui) si uniscono a quella di Giulia Pratelli creando uno spettacolare gioco tra la voce dolce e malinconica di lei e quella roca e allegra di lui. In sostanza qui la soluzione è lasciarsi andare e non pensare alle cose.

Resto ancora un po’: a volte bisogna fermarsi ad aspettare senza però che nessuno lo sappia e far sembrare un gioco chiederti scusa. Un’altra piccola perla delicata accompagnata da dei più che sentiti strumming acustici.

Se: ancora continui a parlare, grandi promesse che non manterrai, ma io vorrei solo sapere che cosa mangi a colazione, se vuoi un figlio.

Una lunga serie di parole che, in un modo o nell’altro, dovrebbero formare una vera canzone d’amore, ma a volte la persona alla quale si vorrebbe dedicare la poesia che si ha dentro non è quella giusta.

Oggi: riverberi, delay e voce in overdubbing cantano di una relazione che è andata avanti quasi per inerzia. Avete presente quando vi mettete con una persona, ma dentro di voi sapete che non funzionerà? Se sì, allora questa è la canzone che fa per voi.

Penelope: una canzone scritta ancora qualche anno fa prima che Giulia Pratelli sbocciasse come cantautrice, narrando le gesta dal punto di vista della famosa sposa di Ulisse (quanto mare annegherà dentro questi occhi). Chissà cosa avrebbe detto Omero.

Troppo lontani: altro duetto che vede, questa volta, la partecipazione di Zibba e della sua calda voce mentre le chitarre ed i tasti d’avorio del pianoforte fanno il resto.

10 settembre: delicata traccia bonus acustica che dimostra, ancora una volta, come questa giovane cantautrice toscana sia decisamente da tenere d’occhio.

 

In conclusione, che dire di questo disco? Un disco onesto e sincero che parla schiettamente al cuore ed al ricordo che si cela in esso.

I miei complimenti alla cantautrice Giulia Pratelli e a tutte quelle persone, i suoi musicisti, Zibba e Diego Esposito ad esempio, che hanno contributo a realizzare questo disco. Un disco che non dovete lasciarvi scappare.

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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