6 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 28 Novembre 2017 10:54

Gospel Book Revisited: intervista alla band torinese in equilibrio tra soul e blues

Gospel Book Revisited: intervista alla band torinese in equilibrio tra soul e blues
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L'autore Stefano Leto


Gospel Book Revisited (GBR) è una band che nasce a Torino nel 2014 ed è un progetto musicale che si ispira alla passione per la musica nera e per le sue radici.

L'idea iniziale di celebrare le grandi interpreti femminili della musica soul, in particolare della tradizione afro americana, si sposta in seguito verso il blues con l'alternanza di rilettura di cover alla produzione di brani propri inediti.

Abbiamo incontrato i Gospel Book Revisited e abbiamo rivolto loro alcune domande.

 

Quando nasce il vostro progetto musicale?

"I Gospel Book Revisited nascono “informalmente” nel dicembre 2014. Quasi per gioco, o per caso, se vogliamo. Solo successivamente, concerto dopo concerto - e a seguito di alcuni cambi di formazione e mesi di rodaggio - siamo arrivati alla consapevolezza di voler uscire allo scoperto, raggiungere una nostra cifra stilistica e pubblicare alcune prime incisioni."

 

Quali sono i componenti della vostra band?

"Siamo in quattro. Io, Umberto, alle chitarre (weissenborn, cigar box e coffee can compresi); Camilla alla voce e al violino; Gianfranco al basso; Samuel alla batteria, alle percussioni e al piano. Ci piace però collaborare spesso con amici e musicisti, come tra l’altro è successo per il nostro EP d’esordio, all’interno del quale figurano Dave Moretti (armonica), Maurizio Spandre (tastiere) e Daniela Dimopoli (cori): tutti grandi professionisti della scena torinese. Abbiamo poi un fonico di fiducia, Dario Mecca Aleina, sopraffino maestro dei suoni, e un produttore artistico in grado di darci sempre il consiglio giusto al momento giusto: il grande percussionista e compositore Alan Brunetta, con cui condivido idee, fratellanza e progetti fin dalla tenera età."

 

Nella vostra produzione vi ispirate alla musica nera e alle sue radici. Come nasce questa scelta e  a quali artisti vi ispirate maggiormente?

"Prima ancora che il nostro repertorio, è la nostra storia ad essere intrecciata indissolubilmente alle radici black della musica statunitense. Tutto nasce dal mio desiderio di tornare a riappropriarmi, sia dal vivo sia in studio, di quel tipo di sound. E nel momento in cui mi sono deciso a dare concretezza a quella visione, non ho avuto dubbi: il primo pensiero è andato verso Camilla e il resto si è costruito attorno alla sua voce. Ad ispirare e a muovere i nostri primi passi sono state celebri interpreti quali Etta James, Aretha Franklin, Chaka Khan, Tina Turner, Ann Peebles e canzoni come I’d Rather Go Blind, Since You’ve Been Gone, 99 Pounds, Nutbush City Limits, tra le tante. I nostri generi di riferimento principali sono il blues e il soul ma anche tutto il rock e relative derivazioni. Ciò che più ci piace, inoltre, è far sì che le nostre scalette suonino come un caleidoscopio di influenze e sonorità differenti… siamo un po’ restii alle catalogazioni classiche."

 

Le tinte blues nel vostro lavoro, come dicevi, sono evidenti. Che rapporto avete con questo genere?

"Il blues, bene o male, è il collante che unisce tutti i membri dei GBR. Ovviamente ciascuno di noi ha le proprie preferenze e il proprio gusto - si tratti di rock progressivo, hard rock, funk, gospel, soul, canzone d’autore, pop, ecc. - ma il risvolto della medaglia è esattamente questo: dalla diversità nasce la nostra forza, la nostra coesione e la voglia di creare insieme qualcosa di estremamente personale, sincero."

 

Che rapporto avete con il vostro pubblico e con la dimensione live?

"Per fortuna, fin dall’inizio abbiamo avuto tante persone che ci hanno seguito e che ci sono state vicine, accompagnando passo dopo passo la nostra crescita artistica fino alla realizzazione di Won’t you keep me wild?. L’amicizia, quella vera, è un valore in cui crediamo fermamente e che ci spinge ad essere quel che siamo, senza trucchi o maschere, sia in sala d’incisione sia su un palco. Lo stesso tipo di legame è quello che cerchiamo di instaurare con il pubblico e con gli appassionati che ci scrivono o ci ascoltano anche da lontano."

 

"Won’t You Keep Me Wild?" è il vostro disco in uscita. Quale messaggio volete trasmettere con queste cinque tracce?

"Queste cinque canzoni, tre cover e due inedite, parlano dei Gospel Book Revisited a 360°. In modo diversi, ogni traccia ha segnato una tappa fondamentale del nostro cammino e rappresenta in modo profondo quel che per noi significa “rivisitare”: ovvero pescare a piene mani dalla nobile tradizione del passato e farne una cosa totalmente nostra. Lo stesso vale anche per i brani originali, dove abbiamo riversato ciò che siamo e ciò che amiamo in una soluzione il più possibile unica e accattivante, capace di trascendere epoche e riferimenti scontati."

 

Che progetti avete per il futuro?

"Suonare, registrare, scrivere nuove canzoni, divertirci, viaggiare, conoscere nuova gente. D’altronde, come ci ricorda saggiamente Ezio Bosso: La musica, come la vita, si può fare solo in un modo: insieme."

 

Stefano Leto - Onda Musicale

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