13 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 26 Marzo 2018 14:23

The Indigo Devils: la band trentina si racconta al nostro giornale

The Indigo Devils: la band trentina si racconta al nostro giornale
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L'autore Redazione


Da poco più di un mese i The Indigo Devils hanno fatto uscire il loro nuovo singolo "Come i supereroi". (guarda il video) Dopo l’album “Devils in Disguise” (2016), una raccolta di cover delle hit pop e rock in versione fifties rock’n’roll, la band ha cominciato a lavorare ai suoi primi brani originali. 

L’obiettivo è continuare la “mission” iniziata con "Devils in Disguise" cioè portare gli anni ’50 qui, oggi, negli anni 2000. I The Indigo Devils sono Edwin, Riccardo, Luca, Andrea e Simone, una band che si ispira agli anni ’50 americani, ma che cerca di approcciarli con atipicità, in modo mai banale.

Il nostro giornale li ha contattati e ha rivolto loro alcune domande:

 

Quando nasce la vostra band?

"Nell'estate del 2012 in un campo di mirtilli: Io, Edwin e Andrea lavoravamo sotto il sole cocente - ci racconta Riccardo -  intonando cori come nella migliore traduzione blues trentina. Già lì sentivamo che dovevamo suonare insieme e, soprattutto, suonare il BLUES. A febbraio 2013 la prima prova assieme al batterista Simone e poi a settembre l'entrata di Luca al sax, a completare la line up."

 

Potete descrivere il genere che suonate e quali sono gli artisti ai quali vi siete ispirati nel vostro percorso di crescita musicale?

"La prima ispirazione viene sicuramente dal Rock'n'Roll delle origini, quello dell'America degli anni '50. Il nostro sound, però, è sempre stato contaminato dalle diverse passioni musicali di ognuno di noi. Partendo dal blues (ovviamente) e la black music, fino allo ska, il punk e la musica elettronica. È difficile per noi - prosegue Edwin - riproporre fedelmente il sound tipico del rockabilly, con le infinite possibilità sonore che possiamo trovare oggi e pensando a quanti altri generi di musica esistono e ci piacciono."
 
 
Da pochi giorni è uscito il video “Come i supereroi”. Qual è il messaggio che volete trasmettere?

"Essere supereroi al giorno d'oggi - continua Riccardo -  vuol dire andare controcorrente e pensare con la propria testa, ma vuol dire anche affrontare le responsabilità della vita di tutti i giorni, sempre a testa alta. Un po' come diceva Lucio Dalla: "l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale - conclude Edwin.”
 
 
Avete detto che ci saranno altri singoli che usciranno durante questo 2018, cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi?
 
"Come per "Come i Supereroi" anche il prossimo singolo vanterà il supporto dello staff di Sanremo Rock e di Global Labelnella produzione, anche perché -  spiega Simone - è proprio il pezzo che abbiamo presentato a Sanremo Rock.
La canzone è stata scritta da Edwin il quale spiega "tocca un argomento a noi molto, molto caro che è l'amore. Non siamo capaci di scrivere canzoni romantiche, quindi parliamo d'amore mentre suoniamo il rock'n'roll!"
 
 
Quali sono i componenti della vostra band e da che esperienze musicali provengono?
 
"Io canto e suono il basso - ci dice Edwin -  mi definiscono il frontman, ma solo perché sto in mezzo al palco. Ho militato per anni, prima come cantante, e poi anche come bassista, in una band punk/grunge. Poi... può sembrare strano, ma adoro la musica classica. Infatti suono il corno da 16 anni. Io ho cominciato a violentare la chitarra nel 2003 - dice Riccardo - ispirato dai grandiguitar hero del rock. La mia formazione parte dagli AC/DC e arriva ai Black Sabbath. Non posso dimenticare la band che avevo prima: suonavamo hard rock e heavy metal." Il sassofonista Luca spiega: "come molti sassofonisti, ho cominciato a suonare il sax nella banda cittadina. Poi avvicinato al jazz ed ho iniziato ad esibirmi con quartetti e Big Band, studiando, oltre ai vari standard, anche improvvisazione jazz."
 
"Io ho iniziato a studiare piano nel 2004 - prosegue Andrea -  per poi dedicarmi al blues con particolare attenzione ai suoni e alle tecniche di Ray Manzkarek (storico tastierista dei Doors)."
 
"Prima di suonare con gli Indigo Devisl - spiega Simone -  ero impegnato con formazioni hard rock locali, suonavo AC/DC, Led Zeppelin, Kyuss, Wolfmother, Alice in Chains..."
 
 
 
Lo scorso anno avete partecipato a Sanremo Rock, mettendovi in evidenza anche con la giuria. Che tipo di esperienza è stata?
 
"Ricordiamo con piacere la finalissima di Sanremo Rock - continia Riccardo -  l'esibizione alle semifinali la mattina presto, le infinite jam session al Rolling Stone Café, con artisti da tutta italia, la proclamazione dei 15 finalisti alle 3 del mattino (orario davvero rock!)... e ovviamente anche la vittoria del premio Global Label. (leggi l'articolo) Essere lì era come essere i VIP, gli ospiti di un festival e non dei concorrenti di un contest... ed è così che ci si dovrebbe sentire quando c'è di mezzo la musica. Sanremo Rock è stata la prima occasione di fare ascoltare i nostri inediti e raccogliere dei feedback da parte di altri artisti e professionisti del panorama musicale nazionale e vincere ci ha dato una grande spinta e la determinazione a continuare su questa strada. Infatti passare dall'essere una cover band (come si può sentire dal nostro primo album "Devils in Disguise") a una band che propone brani originali è stata la naturale risposta alle nostre esigenze musicali, ma non si può mai sapere quale sarà la risposta del pubblico... specialmente se al pubblico piace ciò che già fai."
 
 
 
Durante i vostri live appare evidente come amiate il contatto con il pubblico. Cosa rappresenta per voi suonare live?
 
"I sacrifici che si fanno per la musica sono tanti. Chilometri e chilometri, stretti in auto, con l'aria condizionata che non funziona. Ore, notti, settimane intere di sonno che non recupereremo mai più - ci spiega Simone -  passate a guidare da una città all'altra, a suonare e poi smontare tutta l'attrezzatura... però è bello così. Ogni cosa, ogni momento prima, durante e dopo l'esibizione vera e propria, regala un emozione incredibile."
 
"Non saprei dire quanti aperitivi e quante feste abbiamo saltato - continua Andrea -  anche solo per fare prove, ma la musica ci ha sempre ripagati. Sempre. Per noi che ricalchiamo un po' la cultura blues, il live è estremamente importante per la componente di improvvisazione che caratterizza il nostro sound. I soli di piano, sax e chitarra sono sempre frutto dell'estro di quel momento."
 
"Suonare per noi è.... donare! Trasmettere quello che sentiamo noi quando suoniamo, riuscire a muovere emotivamente il pubblico e non solo emotivamente - è il turno di Edwin -  ma anche farlo alzare, ballare, sudare, fargli dire "sì, sono vivo, voglio sentirmi vivo!". Tutto questo è possibile solo perché anche noi ci sentiamo vivi quando suoniamo."
 
 
 
Che progetti avete per il futuro?
 
"Adesso stiamo lavorando al prossimo singolo -  spiega Edwin - che vorremmo far uscire prima di giugno. Stiamo organizzando il tour estivo che ci vedrà impegnati sui palchi di tutta Italia."
 
"Ci piacerebbe tornare a Sanremo Rock, almeno come pubblico - ci dice Riccardo -  per ascoltare nuovi artisti emergenti e incontrare di nuovo tutto lo staff."
 
"Abbiamo in programma di partecipare al Festival Show e ad Arezzo Wave... Poi... Non possiamo certo rivelarti tutto... Vi faremo delle belle sorprese - conclude Luca."
 
 
Stefano Leto - Onda Musicale
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