9 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 22 Marzo 2018 15:17

Recensione: “Due” dei Refilla

Recensione: “Due” dei Refilla
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Due” è il titolo del disco d'esordio di una piacevole novità indie rock nel panorama italiano, ovvero, quella dei Refilla che ha debuttato ufficialmente ad inizio febbraio 2018.

Tredici canzoni, scaramanzia a parte, si dipanano dunque davanti all'ascoltatore. Che dire a questo punto? Prendiamo le cuffie e procediamo con un attento ascolto senza indugiare oltre!

 

Su il sipario:quale miglior intro se non una medley psichedelica con dialoghi presi da vari film cult come Il cavaliere oscuro, Fight Club, Pulp Fiction, Trainspotting e così via?

Era meglio prima: nonostante le chitarre elettriche ed il cantato in rap la canzone non appartiene a nessuno dei due generi, come dice la band stessa, e verte sui nuovi eroi da tastiera, sulle paure generate dalla modernità e sull'affermazione, forse un po' un luogo comune senza troppi torti, che “era meglio prima”.

Semplicità ed onestà delle cose insomma. Tra Caparezza, blues ed interventi psichedelici il pezzo fila via che è un piacere mentre il pensiero critico e riflessivo si insedia nella mente dell'ascoltatore. Bel colpo!

Revolver: no, non è il famoso disco dei Beatles, ma ha comunque un'apertura spettacolare tra chitarre effettate ed una voce mista all'elettronica la quale, in certi versi, fa ricordare i primi Ministri.

Ostica ed accusatoria vi saprà coinvolgere subito e quindi, se siete rimasti dubbiosi, sappiate che ora il disco ed il sound vi hanno preso! Mettetevi comodi e godetevelo.

Inadeguato: ti guardi allo specchio e vedi la tua immagine riflessa. Ci sono degli elementi positivi, ma il risultato finale non è certo dei migliori. Sentirsi inadeguati, fuori posto, ma bisogna comunque accettarsi per ciò che si è ed andare avanti.

Una sorta di auto accusa che mischia perfettamente elettronica ed i Punkreas dell'ultimo periodo (Ali di pietra è sicuramente un buon esempio per farsi un'idea).

Mai stato così bene: “non ho lo stomaco per digerire tanta felicità” illusoria e superficiale. Macchina nuova, divano lussuoso comprato a rate, vestiti alla moda. È questa la vera felicità? Molto interessante anche la parte “balbettata” che, devo dire, mi ha fatto ricordare la mitica My Generation degli Who.

La parte peggiore di me: nonostante tutte le maschere sociali che indossiamo tutti i giorni, il buon amico oppure il collega affidabile, non dobbiamo dimenticare che ne abbiamo anche una da “mostro” che esalta tutti i nostri aspetti negativi. Meditate gente, meditate.

Per gli amanti del cinema che stanno leggendo queste righe vi ricordo le parti di Apocalypse Nowe Full Metal Jacketdove si parla, per l'appunto, del dualismo dell'uomo.

Nella media: giri elettronici ed una voce rap tagliente si scagliano contro il qualunquismo e la “banalità spacciata come novità”. “È questa la tragedia, sei solo nella media”, questo il messaggio di base.

Pensate a tutti i selfie, le citazioni fatte a caso sui tramonti, gli status contro qualunque cosa, i sedicenti artisti da Instagram, talent show e così via. Se vi fate un giro sulla vostra home di Facebook ne potrete trovare a bizzeffe!

Vita da spalla: meglio morire da cattivo che sopravvivere da spalla. In pratica la versione dei Refilla dei celebri versi di John Milton, meglio regnare all'inferno che servire in paradiso, o del classico detto “l'importante è partecipare”. Vortici psichedelici accompagnano questa interessantissima riflessione senza alcun pelo sulla lingua.

Giocati dal caso: la canzone si dipana tra corridoi di echi ed armonici naturali ribadendo come le nostre vite siano dominate dal caso e dall'incertezza, per non parlare del ripensamento.

Vita in viaggio: brano decisamente più rock che esalta la vita in viaggio alla ricerca del proprio essere. Esperienze, pensieri, ricordi, rimpianti, quante cose si possono imparare scoprendo nuovi luoghi e, quasi paradossalmente, nuovi lati di sé stessi?

Partire a settembre: il rimpianto ed il distacco non sono certo sensazioni piacevoli. Un brano decisamente malinconico e cantautorale che mostra il lato più intimo dei Refilla. Davvero ottima! Ascoltatela a tutto volume.

Failure Blvd: brano dal sapore più acustico e blues, suonato alla loro maniera ovviamente, che brucia più del fuoco. Cinico e senza pietà saprà scatenare più di un'emozione all'interno dell'ascoltatore.

Giù il sipario: tra gli echi distorti ed inquietanti si odono le parole di uno dei dialoghi del folle Paura e delirio a Las Vegas. Degna conclusione del disco, del resto uno spettacolo finisce quando cala il sipario no?

In conclusione, che dire di questo disco? Se questo è un esordio allora tanto di cappello perché non vedo l'ora di ascoltare i prossimi lavori dei Refilla! Particolare, aspro, dolce, senza banalità, un disco che vale ben più di un semplice ascolto!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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