6 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 30 Marzo 2018 16:00

Recensione: “Cantastorie” di Furia

Recensione: “Cantastorie” di Furia
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L'autore


Tania Furia, meglio nota come solamente “Furia”, è una giovane cantautrice milanese che, da poco tempo, ha esordito ufficialmente nel mercato discografico con il disco Cantastorie.

Ispirata e critica nei confronti di una modernità sempre più confusa e contraddittoria Furia veste i panni, nelle foto promozionali, del mitico Corto Maltese nato dalla penna di Hugo Pratt. Un'antieroina per eccellenza, ma bando alle ciance e diamo un'occhiata alle tracce, anzi alle“storie”, che compongono questo disco:

Tu sei mio: nata dalla rabbia al tavolo di un bar con tipiche sonorità blues – rock è la risposta di Furia a quelle situazioni assurde in cui un uomo afferma di poter “possedere” una donna. “Tu sei mio, ma soltanto se lo dico io”. Fresco e coinvolgente è il pezzo giusto per iniziare un disco e tenere l'ascoltatore incollato!

Campionissimo: il brano si sviluppa tra elettronica ed un intrigante giro di pianoforte a memoria del grande ciclista Fausto Coppi (1919 – 1960), probabilmente ricorderete la celebre foto di lui e Gino Bartali che si passano una borraccia durante la corsa, un vero e proprio simbolo dello sport nostrano.

Un mito dello sport di ieri il cui ricordo non si è mai spento nella memoria degli italiani. “Spingi sui pedali, spalanca le tue ali, controlla gli avversari, campionissimo sei tu”!

Giulietta: chitarre acustiche in delay e chorus aprono timidamente le danze per questo brano, una tenera e malinconica ballata, che vede la partecipazione dell'attrice e doppiatrice Lella Costa.

Il brano, attuale e commovente come non mai, vede un perfetto alternarsi tra atmosfere tranquille ed altre decisamente più elettriche ed accusatorie nei confronti di un'altra storia di cronaca nera.

Una Giulietta, se vogliamo, che può ricordare la sua omonima descritta da William Shakespeare. Godetevi l'assolo finale a tutto volume tra chitarra elettrica e tastiere!

Ce la invidiano tutti: decisamente più scanzonata e spensierata questa canzone è a metà tra gli inni sessantottini e le provocazioni anni '80 di Donatella Rettore dedicata alla vita ed alle donne forti e indipendenti.

Troppo facile: credo che per questa canzone le mie parole non sarebbero sufficienti a descrivere la storia tra una tredicenne ed un trentenne. Una storia che si riflette ancora oggi, impressa nella memoria a vita.

Mi limiterò dunque a citare le parole della stessa Furia che, tra chitarre elettriche e tastiere, narra di “una storia vera. Un’esperienza in età adolescenziale e le riflessioni postume di una donna. Che non rinnega quello che ha provato, ma capisce e condanna la facilità del maschio nel cogliere un fiore”.

Robot: no, non stiamo passando dai poemi William Shakespeare agli scritti di Isaac Asimov, ma si sta parlando dell'eterna lotta tra uomo e donna. Tornare a casa, pranzare, lamentarsi e così via.

Sarcastica, pungentee divertente, con sonorità elettroniche in stile Kraftwerk, il brano presenta una linea di voce tipicamente rap che coglie perfettamente il segno. Davvero ottima!

Canzone ad un bimbo mai nato: brano decisamente più acustico ed intimo. Commovente e delicato è stato preso dal celebre libro Lettera ad un bambino mai nato” di Oriana Fallaci. Una canzone che mostra tutto il lato più sensibile e poetico di Furia.

Freelance: le note ed i giri melodici si rincorrono come in un eterno gioco musicale che vi farà ricordare le sonorità tipiche del periodo compreso tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80.

Furia narra dunque di un amore libero, senza tabù e convenzioni, tra lei ed un freelance per l'appunto. Il brano nasce dalla penna di Luigi Albertelli e dalla straordinaria interpretazione della cantautrice.

Prendi tutto: una vera e propria esplosione sonora, un vulcano in eruzione che mostra tutta la potenza di Furia!

Pa Paya Ya – Ya (Ciao Marco): una sorta di inno reggae che saluta, ma soprattutto ringrazia, lo storico leader del Partito Radicale Italiano Marco Pannella (Teramo 2 maggio 1930 – Roma 19 maggio 2016). Nostalgica e poetica questa canzone è una vera e propria chicca!

Addio Barbie: delicata e sognante questa canzone prende come esempio la celeberrima bambola Barbie per narrare la crescita di una bambina. Gli ormoni impazzano, i ragazzi appaiono interessanti come non mai, è quindi ora di crescere e lasciare i giocattoli. “Prima c'era un mondo rosa confetto, è finito quel momento perfetto, cambia il tuo aspetto con il rossetto”.

Manchi: non solo storia italiana, ma anche cronaca nera del nostro Paese. Siamo a fine maggio 2016 e Sara Di Pietrantonio viene uccisa brutalmente dall'ex fidanzato. Qui, la musica di Gianfranco Fasano, accompagna la voce e l'inventiva di Furia che descrive il giorno del suo funerale in maniera commovente e per nulla scontata.

Non arrossire: cover del celeberrimo pezzo del compianto Giorgio Gaber (1960) in versione più moderna e femminile con lo stile della cantautrice milanese. Un'autentica gemma per chiudere perfettamente il disco.

 

In conclusione, che dire di questo disco? Si tratta di un esordio molto interessante che analizza le contraddizioni di questa società moderna con ironia, sagacia, ma anche la giusta rabbia necessaria per far nascere una profonda riflessione sulla situazione attuale. Tanto di cappello!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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