5 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 18 Maggio 2018 16:01

Recensione: “Il canto dell'ape” di Rita Zingariello

Recensione: “Il canto dell'ape” di Rita Zingariello
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L'autore


«Il disco è stato pensato a casa mia, dove spesso scrivo in solitudine per riordinare pensieri. È un’azione che, oltre a farmi stare bene, è diventata la mia migliore ed unica psicoterapia. Con questo disco ho svelato a me stessa dove sono arrivata e come ci sono arrivata. Le canzoni sono nate con più penne, una chitarra e un pianoforte. Ho riempito fogli di parole e scarabocchi».

Queste le parole le parole della cantautrice Rita Zingariello alle prese con il suo album “Il canto dell'ape” realizzato con il crowdfunding e pieno di tutta la sua passione e la sua storia. Detto questo diamo subito un'occhiata alle 12 perle che lo compongono:

 

Amsterdam:“cadere è uno stato orizzontale”, delicate note al piano, delicati strumming ed arpeggi acustici accompagnano poi l'incantevole voce di Rita Zingariello che narrano di quella nostalgica estate ad Amsterdam tra ponti, coffee shop e Van Gogh. Molto interessante anche l'assolo finale, di matrice più elettrica, ma non troppo.

Il canto dell'ape: tintinnii e solitarie note si sollevano dal terreno per volare fino a metà del cielo. Incompiute e leggere, queste concezioni si elevano mentre, sotto di esse, parte un ritmo decisamente più country mentre il ritornello si tinge di venature più vicine al pop con archi e strumming di chitarra.

È primavera, sorridi, esci di casa e gira per il mondo che si staglia davanti a te con tutta la sua poesia ed i suoi innumerevoli profumi.

Ballo ferma: tra quelle vecchie canzoni della radio ed il rock più classico, Rita Zingariello propone un interessante mix di sonorità che tiene l'ascoltatore incollato alla sedia mentre la sua testa vortica più del ballo in una stanza.

Non per niente mi ha ricordato il Franco Battiato di Voglio vederti danzare” mescolato a quello più intimo di La cura.

Giri jazz, fisarmonica, cori, loop di voci s'intersecano poi in un gioco infinito che vi farà premere più volte il tasto “repeat”.

Spalanca: la chitarra resofonica si tinge di country con slide e la consueta accordatura aperta per danzare con la voce di Rita che canta del coraggio e della pazienza. Due virtù fondamentali per la vita e che la fanno capire meglio.

Senza nota sul finale: l'intro vi farà ricordare il Jason Mraz periodo I'm Yours” grazie alla trama ritmica del guitalele che poi va ad intrecciarsi con un fischiettio ed un coro senza eguali dove la voce di Rita, sempre più eterea, si perde. Il risultato è una sorta d'ironica autobiografia dove la musica è la parte centrale.

Preferisco l'inverno: questa volta la chitarra diventa classica e si esibisce in un sensuale flamenco dove Rita Zingariello tesse le lodi dell'inverno facendoci capire come l'agosto non sia così importante come sembra.

Il gioco della neve: citazioni Gotan Project e chitarre simil western conferiscono a questo pezzo un sapore decisamente nostalgico, ma anche doloroso. L'amore è un sentimento magnifico, ma quanto può far male?

Sicure simmetrie: con la delicatezza di un cuore ferito l'artista parla del crollo “di un castello di carta senza fiaba”, una relazione fondata sull'amore, sulla casa e su quelle “sicure simmetrie” che il tradimento ha fatto cedere.

Ribes nero: chitarre effettate piene di wah wah fanno da corridoi sonori alla voce della cantautrice che, sicura e sinuosa, si avventura in questi narrando di come reggere l'urto iniziale, e soprattutto andare oltre, è cosa davvero per pochi. Particolarmente d'effetto è il finale in stile coro gospel, davvero commovente.

Simili e contrari: ci si vorrebbe avvicinare sempre di più, ma poi questa vicinanza genera la paura di sbagliare. Il tutto si esplica tra un ritmo in equilibrio tra reggae e jazz gestito magistralmente dall'ipnotico giro di basso con un accento mediterraneo, tanto caro alle sonorità tipiche dell'Italia.

Il bacio con la terra: gli archi si schiudono come tristi boccioli a primavera mentre la pioggia picchietta su di essi e la terra s'impregna del suo odore. Si tratta di un testo veramente delicato e commovente che parla del dolce gusto della libertà e della rinascita.

Risalire: un'altra traccia che definire personale è poco. La cantautrice, convinta di essere da sola nello studio di registrazione, si avvicina ad un mitico Fender Rhodes e lascia che i tasti e la voce “suonino” questa sua composizione. In seguito è stata arricchita dalla chitarra quindi mi sento proprio di dire per fortuna che è stata registrata!

 

In conclusione, che dire di questo disco? Un album personale e delicato che va riascoltato più volte al giusto volume per potersi godere pienamente ogni singola sfumatura. Che sia una nota, una rima, una strofa o un verso non ha importanza. È poesia!

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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