6 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 27 Luglio 2018 16:08

Recensione: “Palindromi” di Francesco Camin

Recensione: “Palindromi” di Francesco Camin
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L'autore


Trento, estate 2018.Fa caldo e scrivere diventa sempre più faticoso, ma per fortuna sulla mia scrivania arriva il nuovo disco del cantautore, e compaesano, Francesco Camin.

Uscito a giugno, il nuovo lavoro del cantautore nostrano s'intitola Palindromi. Composto da otto tracce, l'album verte su temi personali di Camin, ma soprattutto sulla natura, diamoci un'ascoltata:

 

Tartarughe: tartarughe, zebre, orsi, lucciole, asini, montagne, foreste, insomma la natura in toto sembra che abbia ripreso il controllo del mondo come prima dell'uomo.

Il problema è che, purtroppo, gli animali sono diventati simili agli uomini che hanno soppiantato. L'idea, unita ad una melodia trascinante, è veramente fantastica e mi ha colpito molto. La domanda che mi è sorta spontanea è stata “come gli sarà venuta in mente?”

A rispondere, un commento dello stesso Camin che ha dichiarato "mi sono divertito a pensare cosa succederebbe se nella realtà che conosciamo, tutto d'un tratto, sparissero gli uomini lasciando la loro eredità di vizi, soprusi e arrivismi, agli animali e alle piante. Poi ho pensato: se invece gli uomini non sparissero, ma cominciassimo a guardarli da un punto di vista più “animalesco” che immagini si formerebbero davanti ai nostri occhi?"

Particolarmente consigliato anche il videoclip, già reperibile su YouTube, e la parte di flauto e coro di bambini verso la fine che conferiscono al pezzo un accenno di fanciullezza ed innocenza in un mondo sempre più grigio.

Palindromi: ideologie fallite, fotografie ormai consumate, tutti i segni di un qualcosa che ormai si sta deteriorando e, piano piano, muore in un sottofondo acustico.

Il triste spettacolo è perfettamente visibile dalla finestra della proprio stanza, ma per fortuna c'è qualcuno lì con noi perché io morirò con te con la finestra aperta.

Abisso: canzone decisamente personale e basata sulla stessa vita del cantautore Francesco Camin. L'artista trentino ha infatti descritto come “a volte parlando con qualcuno non riesco a dire le cose come stanno, senza fronzoli, in particolare se a questo qualcuno voglio bene davvero. Già, è un paradosso. Abisso l’ho scritta per me, per tutte le volte in cui non riesco a dire le cose in faccia”.

Gli archi, gli ottoni solitari ed i cori lontani fanno ricordare poi i film del mitico Sergio Leone con i suoi “spaghetti western” assieme ad una spruzzata di Imagine Dragons.

Tasche: ansie, paure, dubbi, fobie, pensieri, demoni interiori occupano le nostre tasche come manciate di pesanti sassi che ci trascinano a fondo in un mare, la vita, che dovrebbe essere limpido e sereno.

Fortunatamente l'amore di chi ci sta accanto nonostante tutto, e nonostante questo brutto momento, ci aiuta a riemergere dalle fredde profondità marine per poi nuotare al nostro fianco. “Amore svuota le mie tasche piene e nuota insieme a me con le balene” recita infatti una delle strofe!

Verde: tenera ed eterea questa canzone si srotola letteralmente davanti ai piedi dell'ascoltatore come un tappeto sonoro finemente intrecciato dalle mani di abili artigiani. I cori fanno ricordare i primi tempi di Simon & Garfunkel, ma aspettate di ascoltare la seconda parte. Pura emozione.

Dovrei: sotto degli accordi scordati si apre una sorta di “lista” in cui ci sono scritte tutte quelle cose da fare per cambiare la prospettiva “e respirare con la coda”.

Fumare meno sigarette, fare più a botte e così via. Ci sono tantissimi “dovrei” in questa benedetta lista e credo che sia un elemento che accomuna molti dei nostri pensieri. Forse bisognerebbe cambiare, ma come?

E se cambiare non fosse la soluzione giusta? E se fosse semplicemente “lanciarmi giù dal tetto e affidarmi al vento”?

Le cose semplici: tra giochi di riverbero e delay la canzone si snoda leggera e allegra che descrive la vita di due persone completamente diverse l'una dall'altra.

Se la prima adora, per l'appunto, le cose semplici” come “le canne di bambù” l'altra analizza le cose e le trasforma in radice di tre” complicando inutilmente il tutto. Non manca poi una critica a Twitter e a tutte le false emozioni che condividiamo con il cellulare.

A volte basterebbe infatti staccare gli occhi dagli schermi ed ascoltare gli alberi che, silenziosi e maestosi, si ergono sopra di noi con tutta la loro secolare saggezza.

Un gioco: la canzone che chiude il disco è anch'essa decisamente personale e legata ad un ricordo, e ad una ragazza, che è ancora nel cuore da qualche parte. Tenera e sofferente allo stesso tempo parla da sola, schiacciate il tasto “repeat”.

 

In conclusione, che dire di questo disco? Un perfetto equilibrio di sonorità e tematiche, sia personali che della natura, per un irresistibile intreccio di parole e note. Da ascoltare e riascoltare trovando, ogni volta, una nuova interpretazione lasciandosi trasportare dalla mente e dal ricordo.

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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