15 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 01 Agosto 2018 16:35

Intervista a Marcello Pasquali: l’artista veronese si racconta, tra successi di ieri e di oggi, sul filo della memoria

Intervista a Marcello Pasquali: l’artista veronese si racconta, tra successi di ieri e di oggi, sul filo della memoria
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L'autore Redazione


In Italia, fortunatamente, c’è ancora qualcuno in grado di distinguersi. Di guardare oltre, facendo un salto a piè pari e con coraggio oltre gli orizzonti limitati e altrettanto scontati in cui pare essere, almeno a ora, irrimediabilmente caduta la musica leggera.

Di ispirarsi ai Maestri del passato, farli propri rileggendoli in chiave contemporanea, senza perdere di vista i grandi del momento. Unendo repertori di ieri e di oggi in maniera nuova e originale, grazie a una vocalità convincente e a una sperimentazione che coniuga con equilibrio e gusto stile da songbookamericano e arrangiamenti moderni.

L’autore di questo inedito e riuscito progetto – dal titolo ‘18’ – è Marcello Pasquali. Artista piemontese naturalizzato veronese (anche se, per via della musica, vive spesso e volentieri anche all’estero) che, negli anni ’80, ha debuttato con successo scalando anche le classifiche di quel periodo, per poi ritrovarsi e riscoprirsi cantautore, autore: e infine crooner.

Come dimostra questo ambizioso nuovo progetto, fresco di uscita a fine luglio per la storica etichetta indipendente torinese ‘Capogiro Records’ (distribuzione ‘Believe Digital), con la quale, negli anni, sapientemente guidati dal valente discografico e produttore Biagio Puma, hanno collaborato a vario ordine, grado e titolo anche artisti di primo piano del calibro di Gerardina Trovato, Franco Tozzi (fratello del celebre Umberto), I Nuovi Angeli, Rita Pavone, Piero Chiambretti, Mario Lavezzi, storico arrangiatore dei Pooh e dei nuovi Matia Bazar.

Ecco che cos’ha raccontato ai nostri microfoni Marcello Pasquali, felice interprete di evergreen senza tempo portati al successo da giganti quali Frank Sinatra, Edith Piaf, Sting, Tiziano Ferro e Riccardo Cocciante, tanto per citarne alcuni.

Dal pop al mondo dei crooners. Come mai questa scelta poco usuale, in un mercato discografico così lontano da questo tipo di gusto musicale?

Poco usuale ma raffinato. Francamente detesto sentire alcuni gruppetti che urlano, tentano di cantare, hanno successo uno o magari due anni: e non fanno altro che recare solo inutile immondizia alla musica italiana! Il crooning, invece, è più elegante e di garbo, e sono convinto che, se viene rivisitato in maniera più moderna, può piacere e toccare molte più persone di diverso target d’età.

Il Suo album si chiama “18”. Qual è il brano che preferisce, e perché?

‘Broken Vow’: è quello maggiormente nelle mie corde, perché contiene e descrive un concetto interessante. Il brano parla di quando una storia d’amore importante finisce e una persona lascia l’altra: all’inizio è difficile farsene una ragione, ci si strugge a capire come mai il partner abbia deciso di andarsene e interrompere il rapporto. Però, poi, arriva il momento in cui chi è stato lasciato accetta la situazione, supera il dolore e lascia l’ex libera o libero di procedere nel percorso della vita. Una canzone estremamente dolce e piena di significato. Mi è inoltre particolarmente cara perché è la traccia che il Maestro Pietro Salvaggio, Preparatore Tecnico dell’Orchestra ‘Arena di Verona’, con il quale collaboro da 8 anni, pensa sia maggiormente adatta a me. Da parole sue: “Sembra un abito che ti è stato cucito su misura”.

Nel Suo album, ‘18’, tanti inediti ma anche covers: un terreno comune a molti crooners.

Tra queste, brani di Frank Sinatra, Edith Piaf, ma anche Tiziano Ferro e Laura Pausini, Sting e Riccardo Cocciante: in particolar modo ‘Il Tempo delle Cattedrali’, tratto dall’ormai celeberrimo e pluripremiato musical ‘Notre-Dame de Paris’, che sento particolarmente mio. Nella rosa degli inediti, ‘Lasciami Pensare’, ‘Ci sarò’ e altri che ho scritto personalmente, e altri invece firmati da vari autori famosi appositamente per me.

Italiano o in inglese: quale, invece, la lingua che predilige?

In inglese, senza dubbio. Ho vissuto molto tempo a Londra e New York (tra le tante città estere), ma amo molto anche il francese. Trovo che, personalmente, l’inglese renda musicalmente meglio: è molto più morbido e, in generi musicali come il mio, penso sia l’idioma più adatto ed emozionante.

Come ha scelto le canzoni di altri artisti che ha reintepretato? Gusto personale o per maggior affinità artistica, perché maggiormente ‘nelle Sue corde’?

Tre sono i motivi essenziali: il primo è che fossero, sì, idonee alla mia vocalità. Poi dovevano necessariamente essere brani che sentissi emozionalmente miei, e terzo motivo: che fossero in linea con il mio percorso artistico. Mi spiego meglio: la tracklist l’abbiamo fatta con il Maestro Pietro Salvaggio, in modo da fare un excursus musicale completo da quando avevo 18 anni sino ai miei 40. Una storia della mia vita artistica tramite le tracce del disco, in sostanza.

Quale il suo pensiero circa la scena musicale italiana contemporanea? E, soprattutto, del genere imperante attualmente, la trap?

Domanda di riserva?

Ha anche lavorato nel marketing ad alti livelli, e intanto promuove un gran bel cd, piacevolissimo da ascoltare. Quali altri sogni ha nel cassetto? Riguardano sempre la musica, oppure anche altri ambiti?

Bella questione…La mia passione prima è, e resta, la musica. Pensi che ho iniziato a suonare quando avevo solo 3 anni! Se devo risponderle a bruciapelo, direi che un altro sogno nel cassetto è quello di tornare a dirigere un gruppo di persone di un nuovo team aziendale, oltre a essere e a fare l’artista, purché sia un qualcosa che sento veramente come le canzoni che canto. Sì, perché, come dice una mia amica: “Se la mattina ti svegli e senti che quella cosa ti va stretta, smetti di farla. É inutile che violenti te stesso”.

 

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