13 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 14 Settembre 2018 15:24

Recensione: “Il mondo secondo Marco” di Marco Negri

Recensione: “Il mondo secondo Marco” di Marco Negri
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L'autore


Un altro anno è quasi finito, l'estate ormai sta scivolando via lasciando posto alle temperature ben più miti dell'autunno, ma a livello musicale, come è risaputo, si è sempre in costante evoluzione.

Infatti il disco di cui vi voglio parlare oggi, Il mondo secondo Marco” di Marco Negri, ne è la prova lampante. Diamo dunque un'occhiata alle tracce:

 

Mondo intro: una intro elettronica che porta la memoria dello spettatore indietro fino agli anni '70 – '80 facendo riecheggiare nella sua testa le melodie dei Kraftwerk e dei primissimi Depeche Mode.

Non è questo il male: sulle note dell'intro precedente si snoda la prima canzone cantata dell'album. Qui la voce di Marco Negri descrive le difficili interazioni e comunicazioni tra padre e figlio, la battaglia tra generazione continua imperterrita che non vuoi nemmeno te.

Prendi il sole: un irresistibile ritmo di batteria, accompagnata dal basso in puro stile punk – rock come insegnavano i Ramones oppure i nostrani Duracel, narra delle insicurezze di un uomo nei confronti di una ragazza.

Lei prende il sole assieme a tutti gli altri, sei come una sirena, e lui vorrebbe stare con lei, ma è bloccato. Anche provando ad uscire si sente sempre solo nonostante sia immerso nella folla.

L'ultimo sole #2: una malinconica chitarra acustica ed una voce che sembra uscire da un vecchio megafono, mi ha fatto ricordare i primi Subsonica oppure i Meganoidi di Zeta Reticoli, accompagnano la fine di un'estate scandita dall'ultimo sole, “domani so che giorno sarà”, passata tra parole, comprensioni ed onnipresenti cellulari nuovi.

L'assolo finale fa poi ricordare allo sfortunato, e squattrinato, protagonista della storia come bisogna ricominciare senza un soldo e riempiendosi di mille impegni.

Da questo mare: una ballata in equilibrio tra atmosfere acustiche ed elettroniche che fa emergere tutta la malinconia e la poesia tipica di band nostrane come Marlene Kuntz ed Afterhours.

Quella volta intro: breve intro elettronica

Quella volta che: una canzone, con un testo che inizialmente mi ha ricordato i Matrioska, che elenca ogni singola “volta che”si è fatto qualcosa di non proprio positivo o comunque ci si è mostrati inadeguati rispetto ad una particolare situazione.

Dal rispondere male al non aver fatto colpo su quella famosa ragazza, insomma, a chi non è mai capitato di ripensare a tutti quegli eventi? Alzate il volume e ripensate a tutte le vostre, mie comprese, volte che ...

Cose che ho tradito: reggae e pop si mischiano per una curiosa riflessione su tutto quello che si ha combinato, un po' come insegnano i Tre allegri ragazzi morti.

Doroty: di chiara ispirazione brit pop, gli Oasis insegnano, la canzone parla di un grappolo di uva posto troppo in alto. In questo caso si tratta di una ragazza contesa da più persone, chi la spunterà?

Superstar!: un rock più leggero e con piccole venature pop che farà cantare a squarciagola il ritornello.

Te l'ho detto: la melodia qui sembra un incrocio di Caparezza, in particolare con Torna Catalessi, ed un circo scalcagnato si fondono poi ad atmosfere più agrodolci e corali per avvicinarsi alla fine del disco.

Outro: non credo che servano parole

 

A questo punto, che dire di questo disco? Il mondo secondo Marco” è un album inciso sulle note dei ricordi e delle malinconie quotidiane che fila via alla velocità del pensiero, ma non scappa come un sogno ricorrente rimanendo in testa. Davvero ottimo!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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