12 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 07 Dicembre 2018 16:08

Recensione: “Storia di un equilibrista” di Stona

Recensione: “Storia di un equilibrista” di Stona
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L'autore


Il nome di Guido Guglielminetti farà suonare ben più di qualche campanella. Musicista e produttore rinomato nel panorama italiano (Francesco De Gregori, Mina, Lucio Dalla, Ivano Fossati e tanti altri) non ha certo bisogno di presentazioni.

Il “biglietto da visita”, in questo caso, è il suo nuovo pupillo, il cantautore Stona alle prese con l'album “Storia di un equilibrista”. Diamoci un'occhiata:

 

Storia di un equilibrista: il brano si snoda tra giri jazz e di basso fretless mentre la voce, a metà tra un sospiro ed un cantato da big band, per poi “sollevarsi” grazie agli intrecci di chitarra e gli accordi di pianoforte.

Un perfetto mix sonoro che sorregge la fune dell'equilibrista, protagonista della canzone, che affronta la vita a modo suo. In piedi su una corda sospesa a metri da terra e dalla banalità delle vite comuni.

Nel mio armadio: brano scritto da Stona per la moglie durante il giorno delle nozze. L'andamento è un po' più pop e leggero, al pari del testo, dove si parla di un armadio decisamente incasinato (hey, mi ricorda il mio) con vestiti sparsi un po' ovunque e dove non si trova mai nulla.

Ma cerchiamo di leggere un po' più a fondo, andiamo tra le righe e capiamo che l'armadio si può paragonare alle nostre vite. Poi, se abbiamo la fortuna di trovare qualcuno che ci accetta, incasinati come siamo, allora diventiamo "due colori da mischiare bene sempre mano nella mano".

Streaming: sonorità più vicine al sound degli Editors misto ai nostrani Subsonica, qui il basso è veramente irresistibile, a descrivere un presente sempre più tecnologico, freddo e spersonalizzato.

Tra social network, streaming, live su Facebook e chi più ne ha più ne metta bisogna porsi veramente la domanda, ne vale davvero la pena? Forse il momento che conta non è il post, forse è solo l'adesso!

Belladonna: tinte acustiche che faranno ricordare lo Sting più delicato e romantico che hanno fruttato a Stona la vittore del Biella Festival 2017. Ascoltatevelo e capirete il perché!

L’agio del naufragio:qui la voce di Stona s'intreccia con quella della cantautrice ligure Chiara Ragnini per un duetto tenero ed irresistibile che verte sulla tematica di coppia. Che il mare sia calmo oppure in tempesta i due sono sulla stessa barca che continua comunque ad andare.

Troppo pigro: brano che catapulta l'ascoltatore in una sorta di folle luna park in pausa. Il brano, scanzonato e un po' caciarone, è un vero e proprio inno alla pigrizia, ma nel senso più positivo del termine.

Siamo onesti con noi stessi, quante volte non ci va di fare una faccenda di casa e preferiamo stare sul divano? Dai! Io sto già riascoltando la canzone con i piedi poggiati sulla scrivania.

Gamberi: avete presente quando commettete uno o più sbagli e vorreste semplicemente tornare indietro? Ecco, questa è la logica "dietro" a questa canzone. Andare all'indietro come i "gamberi a ritroso" e rimediare alle vaccate che abbiamo combinato e che, inevitabilmente, combineremo ancora

Mannequin: un sound allegro come i Negrita dei primissimi tempi fa da sottofondo ad una domanda di Stona. “Cosa direbbero di noi i manichini dei negozi se potessero pensare o parlare, osservandoci mentre nei camerini ci proviamo i vestiti? Mentre ci conciamo in modi incredibili immortalandoci in un continuo selfie?"

Non è che siamo noi i veri manichini? PS se vi siete in mente l'omonimo film degli anni '80 tranquilli che non siete gli unici.

Sonar: strumming acustici in stile Oasis vengono intervallati dagli echi di un sonar. Qui il cantautore, come in una personalissima rivisitazione di "Star Trek" misto a "Yellow Submarine", parla di un sottomarino alla ricerca di vita intelligente. Ce la farà?

Santa pazienza: quante volte l'avete detto? Godetevi questo brano finale al pianoforte, arrangiamento ad opera di Guida Guglielminetti, a tutto volume. Qui l'intensità della voce aumenta con l'ingresso degli archi e degli accenti sui malinconici tasti bianchi e neri, un po' come i Beatles o i Rolling Stones più intimi.

Gustatevela a tutto volume e poi schiacciate ancora, ancora e ancora il tasto "Repeat". Mettetevi comodi e lasciate che il vostro ricordo faccia il resto.

 

In conclusione, che dire di questo disco? Divertente e variopinto, è in grado di proiettare una sciarada di immagini allegre, riflessive e sempre attuali nella testa dell'ascoltatore. Lo sto già riascoltando per la terza volta!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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