6 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 18 Aprile 2019 07:08

Marco Ferradini: intervista all’autore di “Teorema”

Marco Ferradini: intervista all’autore di “Teorema”
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L'autore Carlo Zannetti


Marco Ferradini, per tutti, è il famoso cantautore della canzone “Teorema”, scritta insieme al suo amico Herbert Pagani, nell’ormai lontano, 1981.

Nato a Como nel 1949, fin da giovanissimo, comincia a studiare canto, suona la chitarra, e gradualmente matura la consapevolezza di avere una bella voce, intonata, e soprattutto inconfondibile. Comincia così a frequentare le case discografiche e le sale d’incisione milanesi, nelle quali si propone con successo come corista per lo più nei jingle pubblicitari e nelle sigle di alcuni famosi cartoni animati. Nel frattempo, inizia a scrivere canzoni, ed è proprio con un suo brano, “Quando Teresa verrà”, che nel 1978 partecipa al Festival di Sanremo.

È la realizzazione di un sogno, un’occasione prestigiosa, nel corso della quale, Marco può presentarsi ufficialmente al pubblico nelle nuove vesti di cantautore. Dopo Sanremo, esce il suo primo album, con il quale ottiene la meritata notorietà come compositore ed interprete, mentre nel contempo, continua le sue collaborazioni con grandi nomi della musica italiana come Mina, Lucio Dalla, Bruno Lauzi, Riccardo Cocciante, Ron, Marcella Bella, Ivan Graziani e tanti altri. Nel 1980, dopo un viaggio solitario nel corso del quale attraversa gli U.S.A da costa a costa, incontra Herbert Pagani, poi il resto ormai è storia.

Marco Ferradini si rivela un grande artista, un uomo interessante, sembra sia nato sul palcoscenico, e con la sua bella voce riesce a portare al successo “Teorema” quel brano che fin da subito si rivelò essere una sorta di Teorema dell’amore, con un testo molto significativo, che chiudeva con quella frase indimenticabile : ”Senza l’amore un uomo che cos’è”.

Nel tempo fino ad oggi, si susseguono altri successi firmati da lui : “Quando un amore”“Catastrofe bionda”, “Lupo Solitario DJ”, e il bellissimo album “Il filo rosso”, solo per citarne alcuni.

L’abbiamo contattato e gli abbiamo rivolto alcune domande, alle quali lui ha risposto con grande disponibilità.

 

Chitarrista, cantautore, cantante, maestro di vita . Come si definirebbe Marco Ferradini ?

Un artigiano della canzone”.

 

Quando hai iniziato ad avvicinarti al mondo della musica e quali sono stati gli artisti o le band alle quali ti sei maggiormente ispirato?

“La folgorazione vera e propria l'ho avuta con i Beatles - ci racconta Marco Ferradini - ricordo era pomeriggio e stavo ascoltando la radio. Ad un certo momento la speaker proferì la parola magica: "Ecco a voi il gruppo inglese che sta spopolando su tutte le classifiche... The Beatles!!!"…incuriosito alzai il volume e le note di “Please please me” mi fecero immaginare un mondo a colori. Ricordo che dissi :<< Ecco quello che volevo, ecco quello che cercavo", la musica che mi comprendeva.  Poi - prosegue Ferradini - ricordo Ben E. King con la sua “Stand by me”, brano soul che mi faceva rotolare per terra quando ci cantavo sopra tutto preso dall'interpretazione. Una volta aperte le cateratte della musica sono arrivati tutti, James Taylor, Elton John, Cat Stevens. Poi i cantautori italiani in primis Sergio Endrigo con la sua vena malinconica, Gino Paoli, e andando avanti nel tempo Lucio Battisti e Lucio Dalla.


Sulla voce Wikipedia dedicata a te ci sono interessanti riferimenti a grandi musicisti come te, che tu hai incontrato: che cosa hanno rappresentato per te?

“Ogni artista è un mondo a sé. Ci sono quelli gelosi della propria arte che mai si aprirebbero a confronti e altri che vivono e traggono linfa dal mettersi in gioco,mescolarsi per ampliare la propria esperienza. Io ho fatto il vocalist per un lungo periodo e ho cantato per molti colleghi. Questo - prosegie Marco  - mi ha permesso di conoscere diverse realtà compositive .Tutta esperienza che ho messo in tasca e di cui vado fiero. La regola comunque e' sempre la stessa: i più grandi sono sempre umili perché non hanno bisogno di picchiare i pugni per farsi valere”.

 

Al tuo attivo hai molti album (se non sbaglio almeno 15) e singoli propri oltre a molte partecipazioni a lavori discografici altrui. Cosa rappresenta per te la musica?

“Non riuscirei ad immaginare un mondo senza musica anche perché per me é stata la molla di un riscatto. Quando ero giovane ho rischiato di perdermi. Non avevo voglia di studiare- - ci racconta il cantautore - e se non avessi avuto questa passione così definita non so cosa avrei fatto. Penso, prosegue Marco Ferradini, che una passione possa essere un'ancora di salvezza. Senza passione sei un ramo secco.E' anche per questo, che per molti anni ho insegnato ai giovani a suonare uno strumento per dare loro un'altra chiave di lettura del mondo o semplicemente dargli una mano ad essere meno timidi e conquistare più facilmente il cuore di una ragazza”.

 

Oltre ad essere un cantautore molto famoso, hai organizzato nel 2012, insieme ad altri artisti, un importante progetto “La mia generazione” dedicato ad Herbert Pagani, con la produzione di un album. Parlaci di questo tuo album, del tuo stato d’animo e degli artisti che vi hanno partecipato.

“Herbert Pagani era un amico che mi ha insegnato molte cose. Trovavo giusto dedicargli un omaggio rispolverando tutte le sue canzoni e quelle che avevamo scritto insieme. Così come trovo ingiusto che sia stato dimenticato così in fretta. E allora ho voluto ricordarlo a modo mio,con la preziosa collaborazione dell'amico José Orlando Luciano, abbiamo arrangiato in chiave acustica brani di autentica poesia. Penso che le parole siano come dei fiori in un giardino che non bisogna riempire di troppe piante. Per non confondere i profumi. Poi ho contattato alcuni amici artisti che molto volentieri hanno voluto ricordarlo e cantarlo insieme a me. Grazie ancora a tutti loro !!

Ci puoi raccontare il tuo ultimo album?

“Dovrebbero essere 13 canzoni di cui 11 inedite. Il titolo dell'intera opera sarà "L'Uva e il Vino". La copertina sarà una mia fotografia risalente al 1972, senza baffi,coi capelli lunghi, insomma un giovane che rappresenta l'Uva. Invece il retro avrà una mia immagine recente...ovvero il Vino. Insomma gli anni passano e noi siamo in continua fermentazione ! Ah ah ! Il brano omonimo riprende da un altro punto di vista la tematica di "Teorema". Parlo di stereotipi comportamentali - continua Marco Ferradini - di contraddizioni,di umano errare. Ne "La 500 e l’Astronave", una canzone contro la violenza sulle donne, racconto la complessità del pensare femminile rispetto al rudimentale cervello maschile. Sempre con la dovuta leggerezza e sottile ironia intendiamoci. Invece "Pane" è la constatazione che é solo la casualità che ci ha fatto nascere in una parte del mondo dove puoi realizzarti. E che quindi devi sentirti fortunato e non guardare con fare altezzoso chi non ha avuto questa fortuna. Poi c'è "Via Padova" una canzone molto "on the road" (dedicata alla mia compagna), che descrive gli anni più intensi e ricchi di aspettative della mia generazione, ovvero gli anni ’80. "Lombardia" invece è un gesto d'amore nei confronti della mia terra e della mia città.  "Siamo" invece è una simpatica descrizione di noi italiani, pregi, difetti, "dove il vino è più rosso e più nero il caffè" . Una canzone d'amore é "Solamente uniti siamo", dove le differenze e le lontananze vengono vissute come arricchimento e come per la musica dare vita a nuove sonorità affettive. "Musica dentro" e' dedicata ai miei genitori perché amavano la musica e nonostante le condizioni economiche non mi hanno mai ostacolato nelle mie scelte. Finisco il brano cantando "Vi ringrazio del regalo che avete fatto a me e dicevate sempre... ragazzo mio che cosa vuoi di più". Poi il brano che amo forse di più "Le Parole". Che pena fanno le parole quando pretendono di farci provare le stesse sensazioni che solo l'amore ci sa dare. Colgo l'occasione per ringraziare l'amico e arrangiatore Antonio Chindamo, per avermi supportato nella realizzazione dell'intero album presso gli studios Auditoria Records.

 

Che progetti hai per il futuro?

“Innanzitutto dare una mano a mia figlia Charlotte (leggi la nostra intervista) perché ritengo abbia cose da dire e carte da giocare. Quest'estate mi darà lei una mano, anzi una voce, sul palco durante il tour. È una bella sensazione - prosegue Marco Ferradini - e una fortuna condividere la stessa passione”.

 

Nel 2019 riscriveresti la famosa canzone “Teorema”?

“Sarei tentato di dire di no, visto come l'incapacità di affrontare un rifiuto nel maschio generi violenza e come sia sempre più evidente la sua fragilità rispetto alla femmina. Ma io parlo d'amore e rifiuto qualsiasi altra interpretazione. Questa é la canzone dell'uomo ferito ma potrebbe essere una donna a cantarla con le stesse parole. Certo il mondo e' cambiato ma noi siamo sempre gli stessi e “Teorema” è sempre valida perché parla di come siamo fatti, di come ragioniamo di cosa proviamo, insomma é una canzone vera che ci descrive perfettamente. Anche se politicamente non corretta. Ma preferisco la sincerità all'ipocrisia. E' una splendida canzone d'amore e basta. Fra l'altro le belle canzoni d'amore aiutano ad innamorarsi e fare figli...cosa di non poco conto in questi tempi!!”

 

L’amore è qualcosa di soprannaturale?

“Sicuramente ti trasporta in un'altra dimensione e già questo non è poco. Penso prosaicamente che sia nel nostro DNA per permetterci di sopravvivere e riprodurci, per continuare la specie. Sia quel che sia, ma il semplice fatto che ti fa scrivere poesie, canzoni che in qualche modo ti elevi dalla materialità del quotidiano forse chiamarlo soprannaturale non é sprecato”.

Qual’è la domanda che nessuno ti ha mai fatto e che vorresti ti fosse fatta, e che risposta daresti?

“Probabilmente ce n'è più di una, ma in questo momento ti direi ...la scuola. "Cosa pensi della scuola?" E ti rispondo che bisogna insegnare "il rispetto", non solo delle cose che ci appartengono, ma anche del mondo che ci circonda, le persone, gli animali le piante e anche le idee naturalmente . La mancanza di rispetto é la causa principale della maggior parte dei nostri guai. E la scuola dovrebbe insegnare proprio questo, a rispettare la gente, l'ambiente e tutto quello che con fatica, ingegno e lavoro é stato costruito, inventato per permetterci di vivere sempre meglio. Quando butti qualcosa per terra - conclude Marco Ferradini - quando tratti male uno sconosciuto o la persona che hai vicino crei le condizioni perché altri facciano lo stesso. Bisogna spezzare questa catena che ci trascina a fondo. Qualcuno pensa che solo il P.I.L. conti nella vita. Che solo produrre crei felicità e benessere. Che non ci sono limiti allo sfruttamento del pianeta. Anche questo é mancanza di rispetto. Insomma invece di insegnare cose che non sempre sono utili bisognerebbe partire da questa semplice elementare parola "Rispetto" che alla fine vuol dire amore !! Grazie per la domanda !!


Carlo Zannetti - Onda Musicale

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