22 Settembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 18 Luglio 2019 11:02

The Beatles: recensione di "Come Together/Something"

The Beatles: recensione di "Come Together/Something"
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L'autore Redazione


Capita che tu sia nato nei primi anni '60 e sia un bambino alle elementari, capita che i Beatles ce li hai in testa comunque, volente o nolente, anche se canticchi le canzoncine dello Zecchino D'Oro, l'ultima di Massimo Ranieri o la réclame (sì, réclame, non ancora spot...) dell'Olio Sasso..... 

Magari conosci "Yellow Submarine" o "Michelle", per dire, ma i Quattro ti ronzano in testa anche se hai sei anni e i titoli non li conosci, dato poi che cantando li storpi per benino.... La tv, la radio, anche la filodiffusione, non si sa neanche più cosa fosse, oggi, ma mandava le stazioni RAI con la musica senza fruscii di fondo, una bellezza. La mamma, a casa, la accendeva alle otto di mattina e d'estate ci accorgevamo che la teneva accesa tutto il giorno, ascoltava di tutto, certo non capiva tutto quel che ascoltava ma non disdegnava neanche la musica classica, e così si incontravano Debussy e Mozart che pascolavano insieme nell'etere.....

Poi capita che tu abbia tre/quattro cugine più grandicelle, tutte minigonne e capelli con la messa in piega che combatte contro ogni legge di gravità, che girano per casa loro in biancheria o poco di più e salgono su sedie traballanti, chiedendo a te, scolaretto elementare, di reggergliela, la sedia, mentre applicano sognanti alle pareti della loro stanzetta poster di Paul McCartney, Jimi Hendrix, Mal dei Primitives, Mick Jagger ed Alendelòn, tutti allineati con la massima nonchalance in una mostra di sguardi torvi e capigliature che, visti dalle zie loro madri, fanno loro scrollare la testa, ma dove arriveranno 'sti ragazzi, ora che da dietro non li distingue più dalle loro fidanzate?

Capita così che tu gliela reggevi, la sedia, e loro salivano e tu azzardavi uno sguardo fin dove si poteva, con quelle gambe chilometriche, su, su, ancora un po' più in su, e loro che si fingevano scandalizzate da te che guardavi sempre in su mentre si sporgevano con le puntine da disegno sui poster....Io vagolavo per le loro case sempre speranzoso di scorgere quei tre-quattro centimetri di coscia in vista, o quella camicetta così scollata che mah, non sapevo ancora neanch'io perché mi interessassero così tanto.....

E poi tutta quella musica, a volume altissimo, quasi sempre cantata in inglese, e le loro considerazioni ad alta voce, tra di loro, se fosse più bello (sexy non usava ancora...) Jim Morrison o Ringo Starr, bello, sì, ma con quel nasone....

E i quarantacinquegiri, perdio, i quarantacinquegiri.

Impilati, il più delle volte senza copertina, in colonne di venti o trenta, uno sull'altro, i Traffic sui New Trolls, gli Animals su Gianni Morandi, con le loro etichette variopinte dalle quali imparavi i nomi delle case discografiche, la Durium, la RCA, poi quella etichetta italiana quasi sempre verde, quella di Battisti e della Formula 3... E l'etichetta con la mela verde, da una parte, e dall'altra con la mela tagliata a metà...Certo, poi le copertine erano interessanti, lì vedevi chi erano i Rollinstonnz e che faccia aveva Georges Moustaki... E i Beatles, ancora loro, a cui era dedicato uno scaffale intero, tutto a quarantacinquegiri, tutti con le copertine belle curate, loro sì, dovevi chiedere permesso per accedere ai viniletti dei Beatles, ma ero il cuginetto maschio, perbacco, mi si doveva pur insegnar qualcosa, no?

Capita che ne prendi uno a caso e leggi, pronunciando l'inglese così, come è scritto: "The Beatles - Come Together / Something", copertina bluastra con le sagome dei Quattro in rosa e i titoli in giallo. Pronta la correzione della cugina che, alle medie, studiava l'inglese e ti diceva la giusta pronuncia. Lo metti nel mangiadischi, il Gelosino, azzurro carta zucchero, spingi.

Ti siedi sul tappeto, il Gelosino sul letto della cuginetta, pieno di quarantacinquegiri sparsi....

E che musica è? Ma non sono quelli di Miscéll e Iellosabmarinn? Uno fa "Shhhhhhh" all'inizio, poi rumori, più che suoni, tamburi, piatti, rullate, e quello che canta ("E' Gionlennonn", dice la cugina, cheppalle di sapientina....) lo fa in maniera così cattiva ed eccitata che altro che il Miccgeggher di Satisfescion, poi rifà "Shhhhhhh" e ricomincia a cantare come prima, poi tutti insieme, pochi secondi, poi ancora "Shhhhhh" e di nuovo canta, ecco, ora dice "Camciughedder", dice la cugina, stai un po' zitta, le vorrei dire, fammi sentire il mondo che corre, la gente che ansima, grida e si divincola, gli spari, le proteste degli operai e quel suono divino, madonna, cos'è, tondo e metallico, pazzesco... "E' una chitarra elettrica, è George che è il chitarrista solista...."

Ora le assesto una gomitata che la fa tacere per un po', i Bitols ricominciano con il loro "Shhhhhh", ma che goduria, lo rifanno, e Gionlennonn o comesichiama riprende a cantare lamentandosi ed ondeggiando, poi casino, tutti insieme, ora capisci le immagini in TV di quei ragazzi sporchi coi capelli lunghi, gli Ippiss, ora capisci perché si agitino tanto sentendo la loro musica, e dev'essercene tanta, di musica eccitante come questa, colorata, ondulata, mai regolare, anche melodica ma moderna e irriverente, ecco, che li fa ballare nel fango e in riva al mare, ragazzi e ragazze con nastri in testa e a piedi scalzi....

Capita che ti alzi, fai finta di niente e quando la cugina immusonita per la gomitata rimette a posto il disco, tu aspetti che si giri, si sporge verso lo specchio e si ritocca il rossetto, se la vede la zia le urla che ora è troppo... è questione d'un secondo, hai visto esattamente dove ha riposto Comciughedder e con uno scatto lo afferri e lo nascondi nella tua cartella scolastica, tra il libro di lettura e il quaderno a quadretti.

Te lo porti a casa, sull'autobus apri la cartella e lo guardi, con le sagome che camminano. A casa lo nascondi tra i quarantacinquegiri di Morandi e della Pavone, la mamma quelli, compra, e Fred Bongusto, siamo messi così. Le cugine non me lo hanno mai richiesto, se avessero saputo che ero stato io a sottrarglielo certo l'avrebbero rivoluto e due ceffoni dalla mamma, di quelli che lasciavano il segno dell'anello, non me li avrebbe tolti nessuno.

Capita, infine, ora, quasi cinquant'anni dopo, che quel quarantacinquegiri è lì, tra i miei quarantacinquegiri, col suo blu sdrucito e scolorito, con più fruscii d'una radio militare, provato da tante puntine di zaffiro e di diamante.

Certo che ora ne ho sentite, di voci più sguaiate e taglienti del Giolennonn, ho sentito Gionnirotten e Igghipopp, Ozziosborn e tanti altri, tutti incazzati e sgolati al massimo.

Capita che lo riascolti, Camciughedder, più volte all'anno, lo considero una delle vette dei Bitols, più di "A Day In The Life" e sullo stesso livello, eccelso, di "Tomorrow Never Knows", ma ora il mio orecchio allenato a tanta musica ci sente Lennon che canta sguaiato e dice oscenità assortite, McCartney che col basso "gommoso" dribbla gli accordi e pompa la cassa di Ringo che, da par suo, spezzetta tempi squadrati mentre Harrison suona poche note, quelle giuste, squillanti e precise nello spazio e nel tempo, quel che devono essere.

Ma non ci vedo più ragazzi scarmigliati che danzano disarticolati, ragazze discinte con abiti (pochi) sfrangiati, masse di operai che si muovono in manifestazione né gente che corre.... E quel suono, quel coacervo di tintinnii, rullate, voci sussurrate e voci lamentose, clangori e falsetti....

E quello "Shhhhhhhh"......

(fonte: LINK)

 

 

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