7 Aprile 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 09 Dicembre 2019 15:33

Leonardo Veronesi: intervista ad un cantautore da tenere d’occhio.

Leonardo Veronesi: intervista ad un cantautore da tenere d’occhio.
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L'autore Carlo Zannetti


Che aria tira nel mondo del cantautorato italiano? A questa domanda, io e Leonardo Veronesi, abbiamo cercato scherzosamente di dare una risposta, nel corso del nostro piacevole incontro all’interno di un bel locale nel cuore del centro storico di Ferrara. Vi anticipo subito che non ci siamo riusciti….

Piove, lui arriva in bicicletta, sorridente, borbottando una frase con punto interrogativo, una questione, che ad essere sincero, mi sono posto tante volte anch’io: “Ma perché un artista deve, per forza di cose, essere originale, stravagante ed eccentrico?”

Sorridiamo entrambi, perché la storia é sempre quella, gli artisti sono simili, non si conoscono ma si riconoscono. Quasi subito, parte in quarta la mia fantasia e così rivedo il film del nostro passato. Io e  Leonardo che ci siamo sfiorati mille volte, a Ferrara, a Bologna, in giro per il mondo, io e Leonardo che abbiamo pensato le stesse cose, che abbiamo scherzato con la vita e con la Luna, che abbiamo pianto ascoltando qualcuno che ci raccontava la storia della sua vita.

É quella fragilità tipica di alcuni artisti che ci unisce? Credo di sì! La fragilità, in questi casi, gioca sempre un ruolo fondamentale, perché si parla la stessa lingua, non c’è bisogno di mascherare nulla, nemmeno la propria sensibilità emotiva. Siamo quel che siamo.

Mi viene in mente una bellissima frase di Paul McCartney che descrive l’amico John Lennon: “John aveva un armatura splendida, ma era davvero straordinario quando sollevava la visiera e lasciava intravvedere quel John Lennon che aveva paura di rivelare al mondo”.

Ma torniamo a Leonardo.

Il cantautore ferrarese ha aperto (opening act) i tanto attesi concerti di Marco Ferradini e del duo Flaco Biondini e Paolo Capodacqua, che si sono susseguiti nel corso della Rassegna Storica e Nuova Canzone dAutore –Edizione 2019 a Ferrara, rassegnaorganizzata dall’associazione Aspettando Godot”. 

Leonardo Veronesi ha iniziato la sua carriera come cantante di cover band nel 1997, fino al 2000, anno in cui si è staccato dai gruppi per proseguire come solista ed autore. Ha scritto molti brani singoli di successo, composto sigle televisive e ha all’attivo ben 6 album di canzoni proprie.

Ha partecipato al 53° Zecchino dOro come autore con il brano “I suoni delle cose” ed è arrivato al terzo posto del 55° Zecchino d’Oro (2012), sempre come autore del brano Il blues del manichino(di questo brano è stata poi registrata una versione spagnola interpretata da Carmen Gonzalez Aranda). Nel luglio 2017 ha scritto a due mani con Giorgia Pizzirani il libro “ Non abbiamo tenuto conto degli Zombie"pubblicato dalle Edizioni La Carmelina.

Leonardo ha scritto anche il brano “Pensaci Bene”  colonna sonora del videoclip ufficiale, parte di un progetto patrocinato dal Comune di Ferrara, contro labbandono dei cani e per favorire le adozioni consapevoli.

Il cantautore ferrarese è stato molto gentile, ecco l’intervista:

 

Cantautore, polistrumentista, autore, artista, compositore, scrittore come si definisce Leonardo Veronesi?

“Sono un appassionato di musica. Fin da bambino, ho avuto questa passione. Ho iniziato ad ascoltare le sigle dei cartoni animati, mi interessavano più quelle dei cartoni animati stessi. Poi alla fine - ci racconta Leonardo Veronesi - guardavo il nome di chi cantava e del compositore. Una volta cresciuto, ho cominciato a studiare qualche strumento musicale, avevo qualcuno che mi insegnava a suonare. Fin d’allora però volevo scrivere canzoni e non trovavo nessuno che lo sapesse fare. Comunque, continuai a studiare musica, più che altro per avere un minimo di bagaglio musicale che mi permettesse di ottenere un buon controllo, a 360 gradi, di testo, musica ed arrangiamenti. Io volevo cantare bene, suonare bene, ma soprattutto scrivere canzoni. Ho fatto tanta gavetta nei locali, anche con una cover band, ho iniziato così - continua Leonardo Veronesi - a cantare, a suonare in pubblico. In seguito, ho cominciato ad andare in studio, ed ho imparato, quel minimo che serve, per suonare la tastiera, per fare i bassi, la programmazione e gli arrangiamenti”.

 

Quando hai iniziato ad avvicinarti al mondo della musica quali sono state le band o gli artisti che ti sono maggiormente interessati?

“Sono stato molto influenzato da Vasco Rossi. Mi piaceva molto il suo modo di scrivere, i suoi slogan, e poi ho fatto tante serate con una sua ‘tribute band’. Per questo motivo, le mie prime canzoni - prosegue il cantautore ferrarese - come cantautore, assomigliavano un po’ allo stile di Vasco. Nella mia carriera ho anche collaborato con Roberto Casini che è stato un batterista ed anche un autore di Vasco Rossi. In seguito, ho trovato la mia dimensione personale, la mia identità di cantautore. Ho studiato anche Fabio Concato, che stimo molto. Ho ascoltato quindi tanta musica italiana e personalmente non comprendo quello spirito esterofilo di molti italiani. In Italia abbiamo avuto degli artisti eccezionali, tra cui Enzo Jannacci che considero geniale, insieme a tanti altri”.

 

Nel corso della tua carriera hai incontrato tanti artisti famosi. Vuoi ricordarne qualcuno?

“Mi viene subito in mente Rosalino Cellamare (Ron - n.d.r.). Ho avuto modo di conoscerlo. Ron è un professionista eccezionale, molto elegante e gentile. Ha scritto delle canzoni bellissime. Lo stimo molto anche come persona. Poi, Adriano Celentano, anche lui un uomo molto gentile ed un artista molto originale e Maurizio Fabrizio, umile e bravissimo autore. Uno come interprete e l’altro come autore, sono da considerarsi secondo me, due colonne portanti della storia della musica italiana”.

 

Nel 2017 è uscito un libro firmato da te e dalla scrittrice Giorgia Pizzirani. Cosa ci racconti?

“Tutto è nato da questo incontro, e da lì una collaborazione tra un musicista e una scrittrice. I testi delle mie canzoni, hanno incontrato la sua fervida fantasia e così è nato questo libro”.

 

Cosa rappresenta per te la musica?

“La musica è la modalità di comunicazione che sento più vicina alla mia personalità, quella più adatta alla mia persona per esprimermi”.

 

Quanto può influire nella vita di un artista lapprovazione da parte dei genitori?

“Io ho sempre avuto la mamma favorevole e mio padre contrario. Mio padre era contro perché la sua teoria era: ‘I poveri non possono fare dei mestieri elitari!’ Con il passare del tempo, ho scoperto che mio padre aveva ragione, anche se quando lo diceva io pensavo mi sottovalutasse. Con l’età e l’esperienza, ho capito che era solo preoccupato. In effetti, devo dire che ho conosciuto molti musicisti ricchi di famiglia. Nella musica, il lato dolente è quello economico. È un lavoro che è molto complicato dal punto di vista contributivo. La vita degli artisti non è semplice nemmeno dal punto di vista personale perché la sensibilità è difficile da gestire bene.

 

Talentosi si nasce o si diventa?

“Si nasce!” Io penso di non essere un grande talento, però ho fatto di tutto per provare a fare qualcosa di decente, e quindi ho lavorato molto su me stesso. Avevo, di sicuro, una predisposizione per la musica rispetto a molti miei compagni di scuola. Il genio e il talento, sono presenti dalla nascita, ad alti livelli, mi viene in mente Lucio Dalla. Queste grandi capacità innate poi però vanno affinate”.

 

Che progetti hai per il futuro?

“Dopo il libro ed i brani strumentali che ho composto per pubblicare il disco che è uscito in contemporanea come accompagnamento alla lettura del libro stesso, ho preparato un laboratorio artistico. Un ‘contest ‘ per autori che s’intitola ‘Cantautori a Corte’ che si è tenuto a Ferrara. È stato molto interessante, sono venuti un po’ da tutta Italia. Io ero in giuria. In questi ultimi anni sono stato molto impegnato, presto penserò al mio futuro.

 

 

  Carlo Zannetti - Onda Musicale

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