27 Febbraio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 18 Gennaio 2016 11:59

Intervista al chitarrista veneziano Alberto Caltanella

Intervista al chitarrista veneziano Alberto Caltanella
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L'autore Stefano Leto


Abbiamo intervistato il chitarrista veneziano Alberto Caltanella, a distanza di qualche mese dalla pubblicazione del suo disco intitolato "Wind Bells."

Alberto Caltanella è impegnato in un tour di promozione del suo album Wind Bells (leggi la recensione) che lo ha portato anche a Trento lo scorso 30 ottobre. Chi ha assistito al suo live ha assaporato le sue melodie acustiche e gioito dell'atmosfera calda e intima che Alberto riesce a creare con la su chitarra.

A distanza di qualche mese dalla pubblicazione del tuo disco Wind Bells che tipo di bilancio ti senti di fare?

"Il primo bilancio che possiamo fare è positivo, anche se generalmente attendo qualche mese in più per trarre conclusioni, - ci racconta Alberto - visto che solitamente il pubblico manifesta un picco di interesse soprattutto nel primo periodo di promozione. Devo comunque esprimere un parere favorevole in termini di vendita del nuovo lavoro, soprattutto ai concerti, dove la gente può toccare con mano il libro e vedermi “in azione” con la chitarra. Constatando che il pubblico non si aspetta un prodotto inusuale come un fotolibro con CD e spartiti, si crea quindi una sorta di curiosa attenzione, nella piena era di “musica liquida” e un generale “distratto vivere” cui ormai siamo da tempo abituati, dove chiavette e memory card fanno da padrone anche nella fruizione musicale quotidiana. La mia proposta parte da un progetto artistico totalmente nuovo, che per certi aspetti ricorda un po' il look 33 giri e tutto il lavoro grafico che ci stava dietro. Non a caso i vinili sono prepotentemente tornati alla ribalta: non penso si tratti solo di una moda commerciale, ma piuttosto un bisogno di toccare qualcosa di fisico, qualcosa che c'è e lo senti con mano, lo guardi e magari lo sfogli anche. A breve partirà anche la commercializzazione dei miei album tramite distributore internazionale, con l'intento di raggiungere il maggior numero di gente possibile."

Stai girando il nord Italia in tour, presentando il nuovo disco. Che cosa rappresenta per te il contatto con il pubblico?

"Il contatto col pubblico è la mia linfa vitale - prosegue con enfasi il chitarrista veneziano -  senza ombra di dubbio; è un vero scambio di energia, è una comunicazione non verbale fatta di emozioni e onde sonore, è il momento in cui le tue dita scorrono energeticamente lungo la tastiera del tuo strumento e non puoi sbagliare.... è il momento in cui capisci se la tua proposta artistica sarà capita, accettata ed apprezzata dal pubblico. Come ti dicevo prima, l'asticella della qualità si è notevolmente alzata negli ultimi 10 anni e quello che proponevi in passato per molti aspetti non va più bene: il pubblico è cambiato; da un lato è notevolmente più aggiornato e stimolato grazie alla rete, dall'altra essendo meno attento di un tempo devi in qualche modo richiamare e catalizzare l'attenzione. Stiamo cercando di fare più date possibili (prossimamente centro Italia ed estero) in quanto considero l'attività concertistica uno degli elementi fondamentali per un musicista compositore. E poi è sempre un immenso piacere ricevere commenti e giudizi positivi a termine concerto, commenti che poi continuano sui social network."

Il disco è un bellissimo esempio di come si possa “musicare” una città unica al mondo come Venezia. Cosa rappresenta per te la tua città?

"Innanzi tutto grazie per l'aggettivo bellissimo! (sorride...) Venezia è Venezia. Punto. C'è chi afferma che è la più bella città del mondo, chi la mette al secondo posto.... di sicuro è unica ed irripetibile. Venezia è un monumento a cielo aperto, dove, come scrivo nel libro....”Pietre, palazzi, colonne e ogni ponte appartengono ad un glorioso passato, fatto di Gotico-Bizantino, Rinascimento e Barocco, le cui caratteristiche si possono incontrare in ogni forma e sfumatura”... In questa frase penso davvero di aver sintetizzato tutto! La Venezia che descrivo non è ovviamente quella di Piazza San Marco, - spiega Alberto - ma è quella delle piccole corti e calli un po' nascoste, quella dei percorsi alternativi; è la città lagunare fatta di usi, costumi e luoghi a me particolarmente cari, lontani dalle zone di maggior flusso turistico. Il turismo se da un lato ha fatto conoscere la città a tutto il mondo, dall'altro non ha preservato l'estrema fragilità insita in questi luoghi. Non dimentichiamo che circa un millennio fa fu costruita tra paludi e fango, sorretta solamente da pali di legno (fondamenta) che provenivano dal Cadore. Infine cattive amministrazioni locali, interessi su grandi opere (Mose), il passaggio delle grandi navi sul canale della Giudecca (questione tutt'ora aperta) e turismo “mordi & fuggi” stanno continuando a pugnalare alle spalle questo patrimonio dell'umanità."

Che rapporto hai con Venezia e con i veneziani?

"E' uno dei luoghi dove mi piace passeggiare e il rumore dei passi mette sempre di buon umore (!) e con la mia Travel Guitar in spalla poi mi siedo a comporre nella solita panchina alla Biennale o  giardini di S. Elena. Come spiegato all'interno del book, esiste un perfetto connubio tra il vento e gli scampanii; così succede a Venezia in primavera, dove gli innumerevoli campanili riescono a creare e modellare le melodie che interrompono il tranquillo silenzio di Venezia...e questa è stata la magia, la mia musa ispiratrice che ho colto per scrivere questi nuovi brani. I veneziani sono simpatici, persone aperte e disponibili al dialogo; non a caso gli scambi commerciali/culturali sono sempre stati floridi sia ai tempi di Marco Polo, sia durante la Serenissima, una delle quattro Repubbliche Marinare presa anche come modello per organizzazione politica sociale ed economica. La macchina burocratica degli ultimi 40 anni è diventata però sempre più complicata e Venezia è difficile da vivere, in termini economici e pratici (anch'io abito in terraferma): certo è che si è spopolata perché le spese sono altissime (case, affitti) manutenzione, perché non tutti ricordano che la città è “appoggiata” sull'acqua salata da oltre un millennio.... Ecco, se devo fare un appunto direi...”Un po' meno turismo di massa e più cultura nostrana”, bloccare l'emigrazione nella vicina Mestre e dintorni, ma il discorso è complesso e non è certamente questa la sede più adatta".

Raccontaci cosa significa per te avere realizzato un disco come Wind Bells

"Come appena raccontato era mio desiderio esprimere le emozioni in musica che sentivo nel mio “Qui e ora” fantasticando sugli scampanii uniti al rumore dei rami mossi dal vento.... Questo è lo spirito di WIND BELLS: un progetto diversificato di 52 pagine, un lavoro musicale e grafico, le cui prime 20 sono dedicate alle fotografie di Riccardo Bostiancich (fotografo di Udine particolarmente legato al mondo dei musicisti) che abbiamo realizzato nella primavera 2015, mentre il resto sono gli spartiti del CD, scritti con estrema cura, precisione e attenzione grafica, grazie anche al supporto (paziente!) del mio amico M°Luca TrevisanQuesto lavoro lo volevo fortemente, con cuore e passione in virtù del fatto della mia sosta forzata per circa 10 mesi a causa di gravi problemi al tendine del gomito sinistro. E' proprio incontrando queste situazioni, anteponendo un atteggiamento ed una visione comunque positiva, che può scattare la famosa ottica del bicchiere "mezzo pieno". Anche difronte all'evidenza del dolore fisico, proprio in quest' ottica, con volontà ed entusiasmo mi sono "armato" della mia GS mini con corde morbide e ho cercato di portare a termine alcune idee e gli arrangiamenti di questi nuovi brani. Adesso i miei tendini godono di ottima salute, grazie alle cure di un chiropratico che ha fatto davvero un miracolo e gliene sarò grato per sempre!"

Che progetti hai per il futuro?

"Bella domanda: come non aver progetti per il futuro? Tanti, pure troppi forse, ma meglio così. Per i progetti mi sento come un fiume in piena, il problema è focalizzare e razionalizzare tempo ed energie, visto che sviluppo le idee da solo e ormai la promozione web ti porta via la maggior parte del tempo. Certamente ci sarà un intero album dedicato allo stile Flatpicking (suonare col plettro) in particolar modo al Bluegrass e Folk tradizionale in generale, ma prima sto sviluppando alcune nuove composizioni sulla scia del mio stile attuale... Per carattere ed atteggiamento “musicale”, non mi piace seguire le mode e le masse, ma preferisco seguire la mia testa e i miei sogni."

Stefano Leto

 

 

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