27 Febbraio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 26 Novembre 2015 15:07

Intervista a Giordano Sangiorgi, anima del MEI

Intervista a Giordano Sangiorgi, anima del MEI
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L'autore Stefano Leto


Solo qualche giorno fa abbiamo cercato di spiegare il mondo delle etichette indipendenti e cosa, realmente, possa rappresentare per migliaia di giovani che cercano di far conoscere la propria musica.

Per dare un ulteriore approfindimento abbiamo realizzato un'intervista con Giordano Sangiorgi, autentico cuore pulsante del MEI.

Vuoi raccontarci, brevemente, cosa è il MEI e cosa rappresenta per te?

"Il Mei e’ stato per 20 anni il più importante riferimento dedicato alla nuova scena musicale indipendente italiana. Il Mei ha chiuso il suo ciclo dei 20 anni a Roma a febbraio con una grande festa al Macro con risultati culturali e dati numerici di grande portata: il Mei - racconta Sangiorgi - ha sdoganato per primo la musica indipendente facendola diventare musica di serie A come le altre, mentre prima era scarsamente considerata in Italia ed è stata una piattaforma di lancio per artisti sconosciuti diventati poi nel tempo pilastri della nuova musica del nostro paese. A questo si aggiungono 500 mila presenze in 20 anni, 15 mila espositori, 10 mila artisti eband, 1000 tra incontri e convegni, centinaia di operatori dall'estero, il lancio di tante nuove realtà produttive oggi tra i player principali del settore, vedi Believe, per citarne uno solo tra i mille. Quel ciclo è chiuso. Oggi si apre un #nuovoMEI2015 che ha al suo centro la nuova musica emergente, che va dall'autoproduzione all'autopromozione, degli under 30 ed è, come il MEI è stato per anni l'unico punto di riferimento del settore indipendente, grazie ad AudioCoop, oggi l'unica società di collecting per i produttori e gli artisti indipendenti, l'unica piattaforma di musica originale, inedita, innovativa e creativa per i giovani provenienti da ogni parte d'Italia da oltre 250 contest da tutta Italia, legati alla Rete dei Festival, realizzan do così , oltre ai talent tv, la più grande piattaforma di nuova musica del nostro paese. Per me è stata una sfida vinta: Davide che vince contro Golia contro il parere di tutti."
 
Credi che vi siano opportunità per gli indipendenti o sono, inevitabilmente, destinati ad essere schiacciati dalle grandi major?
 
"Credo esattamente il contrario. Stiamo andando verso un mercato sempre piu’ frammentato e sempre piu’ fatto da piu’ mercati di nicchia e di ultranicchia trasversali sia fisicamente che on line . E’ facile pensare che tra breve ci sara’ qualche centinaio di artisti che venderanno nel mercato globale in ambito pop ,rock e rap, che is gestiranno da soli tutto, con la scomparsa dei mercati nazionali, oramai residuali lasciati solo ai generi tradizionali e ai talent per i giovani, e la scomparsa delle major discografiche così come le conosciamo, mentre vi saranno decine di migliaia di artisti indipendenti ed emergenti che vivranno magari con meno risorse di un tempo del loro lavoro autoproducendosi a 360 gradi con un contatto diretto coi fan sul web e nei live."
 
Anche se il mercato sembra in crisi, certamente c’è qualcosa che si muove. Secondo te quali sono le possibilità di comunicazione ma soprattutto di produzione e diffusione della musica?
 
"Intanto stiamo vivendo un periodo sulla distribuzione-diffusione on line molto pericoloso: il mercato è in mano a pochi marchi multinazionali che hanno in mano il mercato e pagano veramente poco sia gli artisti e la filiera creativa della musica sia intermini di diritti facendo pero’ fatturati miliardari. Apple, YouTube, Google, Spotify e pochi altri hanno in mano un mercato mondiale dove possono dettare le loro regole. Serve poiu’ concorrenza, aprendo ai mercati di altri continenti, serve una forte identità europea on line, oggi inesistente, e una politica del Made in Italy sul web che valorizzi le nostre produzioni vecchie e nuove su un grande portale della musica italiana che sarebbe ai primi posti tra i portali piu’ visitati nel mondo con grande traino per la nuova musica grazie alla grande tradizione della nostra canzone italiana."
 
Quali opportunità può dare ad un musicista il MEI?
 
"Il Mei è un’esperienza unica che realizziamo da pochi anni con i pochi fondi di un concerto. Pur  avendo così pochi fondi abbiamo però un grandissimo successo perchè permttiamo di fare un’espeirenza unica che non si fa da nessuna parte. Chi viene qui non viene solo a suonare –e ci saranno oltre 300 artisti e band provenienti da oltre 150 festival da ongi parte d’Italia- ma si viene per presentare le proprie produzioni, partecipare attivamente ai convegni e ai workshop, conoscere gli altri per fare nuovi progetti: insomma, una grande piattaforma fisica di cui oggi, nell’era del virtuale, si sente ancora più bisogno per la nuvoa generazione di musicicisti indipendenti emergenti under 30, che sono quelli ai quali ci rivolgiamo con il #nuovoMEI2015, i nuovi indipendenti.  Sono mille gli aneddoti di operatori e artisti che hanno creato e fatto nascere un nuovo progetto, una nuova canzone, un nuovo tour, un nuovo marchio,  proprio al MEI oltre al fatto che al MEI sono sbocciati tanti amori sfociati poi in tantissimi matrimoni e convivenze felici."
 
Secondo la tua esperienza, in quale direzione si sta muovendo in questo momento il mercato musicale?
 
"Il web, i live e i diritti sono le tre frontiere verso le quali si deve lavorare per ottenere le massime risorse per la creazione di nuova musica e il finanziamento di nuovi progetti per i giovani, per non lasciarle nelle mani delle grosse concentrazioni multinazionali e dei colossi di raccolta dei diritti, oltre ad un lavoro a 360 gradi intorno a un artista che gli permetta di ottnere risorse declinando la musica e il suo progetto in mille altri modi (colonne sonore, sincronizzazioni, merchandising, libri, reading, partecipazione a film, ecc.). Oramai l’artista diventa imprenditore di se stesso e se ha intorno una crew di esperti per ogni singolo settore può certamente lavorare a ricavare il massimo dal suo lavoro; oggi che le risorse sono drasticamente diminuite e c’è bisogno di valorizzare la propria arte in ogni ambito. Credo che la multidiscooipliarietà sia una delle nuove frontiere dei nuovi artisti che diventeranno sempre più anche scrittori e registi, solo per citare due tra le tante esperienze."
 
Quale è la tua opinione nei confronti della musica italiana indipendente?
 
"E’ in uno stato transitorio: è in attesa del boom dei giovani artisti indipendenti che sostituiranno i guru della scena indipendente nata  oltre 20 anni fa. Ma sembra che non vi siano, se si esclude un forte boom dei nuovi rapper e dei nuovi cantautori che però poco hanno a che fare, spesso, con la storia del rock indiopendente italiano. Inoltre dovrebbe trovare una maggiore coesione come movimento culturale tout court nel suo complesso esprimendo come capita con le altre discipline dei nuovi maitre-a-penser capaci di entrare nel dibattito pubblico sociale, politicco e civile. Le intelligenze ci sono."
 
Hai qualche iniziativa nel prossimo futuro, per dare visibilità a qualche artista?
 
"Stiamo lavorando a Mi Sento Indie, CrowdEmerging e Vittek Tape, tre progetti a favore dei giovani emergenti che andranno incontro alle esigenze di produzione e promozione e diffusione dei giovani all’esordio che scopriremo al MEI. L’invito è a tutti i giovani musicisti di venirli a scoprire a Faenza il 3 e 4 ottobre. Ma soprattutto rafforzeremo il lavoro di AudioCoop, come società di collecting di diritti per i produttori e gli artisti indipendenti per fare ottenere loro il massimo dei fondi per finanziare le proprie attività". 
 
Stefano Leto
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