27 Febbraio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 17 Giugno 2015 10:06

Intervista al Maestro Pawel Gorajski

Intervista al Maestro Pawel Gorajski
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L'autore


Pawel Gorajski è direttore d’orchestra italo-polacco, ha compiuto brillantemente i suoi studi di composizione e direzione d’orchestra presso il Conservatorio S. Cecilia sotto la guida dei Maestri Dario Lucantoni e Luciano Pelosi.

Durante il corso dei suoi studi è stato selezionato per dirigere importanti concerti istituiti dal Conservatorio di Roma come il concerto per il Bicentenario dalla nascita di Franz Liszt nel 2011, il concerto per il Bicentenario dalla nascita di Giuseppe Verdi nel 2013, il concerto per la Festa Europea della Musica 2014 ed il concerto per l’Ambasciata di Panama nel 2015.

Ha collaborato con varie orchestre sia in Italia che all'estero. Dal 2009 èmembro del Musicfor e spende parte della sua attivitàartistica in favore dello sviluppo e supporto di quelle aree meno avvantaggiate del pianeta.

Gentilissimo Maestro Gorajski lo scorso Novembre ha diretto il concerto dell’Orchestra Sinfonica Kaposoka a Luanda, per l’Ambasciata di Italia in Angola, uno spettacolo esclusivo e di forte impatto per la logistica e il valore aggiunto interculturale. Quali erano le sue aspettative e cosa porteràcon sédell’ esperienza angolan

"E' per me un onore poter essere stato a Luanda nei giorni della XIV Settimana della Lingua Italiana nel Mondo per collaborare con l’Ambasciata d’Italia, a nome del Musicfor. Quella del direttore d’orchestra - ci racconta il Maestro - è una figura propositiva: una tra le poche professioni concepite con lo “scopo” manifesto di apportare miglioramento.. ed il miglioramento contempla almeno tre condizioni necessarie: la purezza di intenti, l'umiltà e la disciplina della conoscenza. Non è facile dunque: sono propositi davvero impegnativi. Essere direttore d'orchestra implica un esame quotidiano del proprio percorso di crescita umano e musicale, il chiedersi quanto e in che modo si può essere veicolo di quel miglioramento che è conditio "sine qua non" dell'essere direttore. Sono partito dunque con la consapevolezza che solo immergendomi nella vita dei ragazzi dell'Orchestra Kaposoka avrei potuto scorgere la chiave di volta di un possibile miglioramento, sempre passando per quel presupposto che i miei Maestri mi hanno insegnato a tenere saldo: fare Musica nel miglior modo possibile, ovunque e comunque. L'aspettativa umana più grande partendo per una terra come l'Angola in cui il divario sociale tra povertàe ricchezza purtroppo miete ancora oggi i sogni soprattutto di tanti giovani, era di vivere con i ragazzi angolani una fraternità che non conosce barriere, di sperimentare in prima persona un senso di empatia e vicinanza. Sono stati giorni che hanno limato la mia sensibilità umana e musicale generando -a distanza di mesi- una nuova sfumatura nella mia visione e comprensione della realtà. Oltre ai tanti ricordi preziosi, conservo un intimo ed incondizionato senso di gratitudine per quanto ho potuto imparare dai ragazzi dell'Orchestra Kaposoka: le loro doti di umiltà, disciplina, coraggio, abnegazione e capacitàdi sperare, sono oggi per me un esempio".

Maestro Gorajski il repertorio musicale dell’Orchestra Sinfonica Kaposoka, conta sia di brani classici sia di testi musicali nati in Angola: quanto èimportante nutrire il pubblico di una varietàmusicale e culturale peculiare? Come direttore d’orchestra, in termini comparitivi tra tecnica, cultura e emozione, quale opera l’ha coinvolta maggiormente e perché?

"Parte del lavoro del musicista trova ragion d’essere nella gioia di arrivare trasversalmente a più strati socio-culturali. Dunque mi trovo d’accordo col suo verbo “nutrire”. Come una dieta viene definita sana quando apporta vari elementi nutritivi all'organismo nel giusto equilibrio, così credo debba accadere anche per l’esperienza musicale dell’ascoltatore. Appare intuibile che il pubblico delle nostre sale da concerto sia in un qualche modo ancora costantemente ipnotizzato dai capolavori del passato, in una sorta di limbo di cui èfomite forse l'incomprensione traumatica delle esperienze d'avanguardia del secolo scorso: questo produce oggi una diffidenza di sorta verso la musica contemporanea, ed una certa sfiducia verso gli stimoli musicali più disparati. Spero nel compimento di un processo di riavvicinamento del pubblico giustappunto verso la musica contemporanea in quanto manifestazione ed espressione necessaria del nostro tempo, fonte di arricchimento culturale se sviluppata anche in visione etnomusicologica, valorizzando le tradizioni musicali di quei paesi ancor oggi purtroppo inascoltati. Alla luce di ciò, altro mio sogno è di veder nascere in un prossimo futuro una florida generazione di compositori africani. Per un'orchestra giovane come la Kaposoka è importantissimo -al fine di edificare una propria identitàdi suono- il confronto costante con partiture di ogni genere ed epoca. La possibilitàdi eseguire partiture sia della tradizione angolana che italiana ha suscitato nei ragazzi dell'orchestra una particolare energia musicale, in quanto per loro Haydn o Mozart sono la “novità”. E' evidente che -ragionando in termini di anni ed in prospettiva dello sviluppo di una Orchestra che possa affrontare la competitività internazionale- il lavoro da fare è estremamente complesso.. ma questa loro “verginità musicale” che non conosce il fardello di secoli di tradizione cui misurarsi, dà origine ad una incredibile freschezza di approccio ed entusiasmo nel suonare. Lo stesso mi è accaduto quando ho diretto i brani africani.. sono molto legato a quello che è ormai “l'inno” dell'Orchestra Kaposoka: Filha de Africa. E' una canzone semplice, dominata dalla gagliardia dal sapore tribale delle percussioni e dal canto di speranza. Ricordo con commozione le esecuzioni di questa canzone anche per la sua intrinseca accezione politica, intesa nel senso più nobile. Il testo infatti, di infinita tenerezza se letto alla luce della drammatica storia di guerra civile del Paese, recita:

Mi sento orgogliosa di essere africana

i miei antenati sono nati qui.

Sono figlia legittima di questa terra:

la mia Regina Africa.

Il progetto Kaposoka attinge a un bacino di ragazzi e ragazze vulnerabili della capitale angolana: il talento diviene una forma di comunicazione universale e la chiave di svolta per un’esistenza migliore e di speranza. Ai musicisti e direttori d’orchestra spetta quindi un duplice compito profondo e serio nello scegliere non solo chi tra i tanti aspiranti potrà ricevere il violino, ma anche trasformare la propria vita. Con quali parametri sono selezionati i membri dell’Orchestra Kaposoka? Come musicista, e simbolo di trasformazione per i giovani, qual èl’aspetto che considera più rilevante?

"Grazie al lavoro instancabile del Prof. Pedro Fançoni ed in sinergia con il Musicfor, ad oggi il progetto Kaposoka conta oltre 1260 ragazzi distribuiti tra Luanda e le periferie della Samba, Viana e Zango III. Progetto che grazie al sostegno del Presidente della Repubblica di Angola JoséEduardo dos Santos si sta espandendo in tutto il Paese: entro la fine del 2015 verranno infatti aperti altri centri nelle province di Cazenga, Icolo e Bengo, Cacuaco, Kwanza-Sul, Cuando Cubango, Cabinda, Zaire e Bengo. E’ davvero importante poter estendere la possibilitàdi un primo approccio alla musica al numero più alto possibile di studenti. Ogni ragazzo che riceve la possibilitàdi studiare musica (e la possibilità di una doccia e un pasto caldo al giorno) abbraccia così uno strumento e si allontana dalla delinquenza, dalla droga, dalla prostituzione. L’accesso alla musica è garantito ai più piccoli mediante delle prove di canto; in seguito i bambini vengono iniziati al suonare in orchestra da professori filippini, venezuelani, argentini, che divengono anche una sorta di seconda famiglia (per i tanti orfani invece, l'unico punto di riferimento affettivo). Quelli più grandi e meritevoli confluiscono poi nell’Orchestra Kaposoka avendo la possibilitàdi esibirsi e di prendere parte alle varie attività e tournée. Considero prerogativa fondamentale il consolidamento dell’idea di società organizzata, tra le coscienze dei giovani musicisti angolani. Si sa, l’orchestra è modello in miniatura della società ideale soprattutto per il fondamento che è alla base anche del vivere civile: l’ascolto reciproco".

"Insisto molto su questo punto - prosegue Gorajski - quando incontro i ragazzi. Tra i cinque sensi, l'udito è quello col più forte rilievo atavico: così come non potremmo decidere volontariamente di “spegnere” le orecchie così dovremmo valorizzare la forza ancestrale che risiede nell’ascolto, e nell'ascolto reciproco che è presupposto democratico per ogni sviluppo sociale e culturale (nonostante l'individualismo del pensiero contemporaneo induca a credere che il mero “sentire” c'est suffì). Lo stare in orchestra insegna a questi ragazzi a non cadere nella miseria del quotidiano che spesso affligge le loro storie personali, a conservare la propria dignità e soprattutto a darsi da fare puntando gli occhi al cielo con speranza, ad essere uniti, a sorridere. Pensando alle loro potenzialità, mi piace immaginare l'Orchestra Kaposoka come la pausa di ottavo che precede le quattro note nell'incipit della celebre Quinta Sinfonia di Beethoven. Quella piccola pausa è carica di tutta la forza dell'intera sinfonia, ha la stessa densitàdi energia del Big Bang cui scaturisce la creazione musicale in modo inesorabile, imprescindibile, necessario. Quella piccola pausa racchiude una spinta propulsiva eterna, appartiene ancora al Mondo delle Idee ed è a necessitàdi ciò che è"in potenza", che vibra in attesa di prendere vita mediante la traduzione sonora sensibile. Vorrei dunque augurare a questi ragazzi di conservare sempre la loro forza d'animo, di sentirsi come quel piccolo pesantissimo spillo di silenzio beethoveniano, nella la speranza che il famoso "Destino che bussa” possa spalancare loro le porte di un'esistenza serena spesa interamente con, e per la Musica".

Lei è direttore d’orchestra e membro dell’organizzazione Musicfor, con la quale tocca da vicino alcuni aspetti di realtàfragili quali Mozambico, Haiti e Angola: qual èl’intento che accomuna musicisti di tutto il mondo a partecipare a questo progetto? Quali le linee strategiche per il prossimo futuro?

"Il mio modo di vivere la Musica èi mprontato su un'idea di “servizio”. In quest'ottica èc oncepito anche il Musicfor, che opera a livello internazionale sia sul fronte concertistico sia umanitario, cercando appunto di “servire” la Musica sempre sotto il piùalto profilo artistico. Questa, è anche la principale "linea programmatica" che il Musicfor intende conservare come fondamento. Sul piano umanitario, ciòche accomuna tanti concertisti di diversa provenienza e competenza èquel sentimento di “Caritas” inteso nel suo valore ontologico piùalto, che si estrinseca  nell'attuazione di iniziative concrete. Basti pensare a quanto èstato fatto grazie alle raccolte fondi e donazioni con “Una Primavera per Haiti” nell'edizione 2012/13, rassegna che ha consentito l'acquisto di strumenti musicali per le orchestre dell’Ecole de Musique Sainte Trinitéandati distrutti dopo il tragico terremoto del 2010, oppure con le edizioni del 2009/2010/2011 per il Mozambico, che hanno consentito la costruzione di una scuola di Musica nel Quelimane. Il Musicfor collega anche le tradizioni artistiche europee con quelle della Florida, grazie al Summerfest giunto ormai alla sua 26ma edizione e dal 2009 con l’Orchestre Symphonique du Mont-Blanc e ImmaginArte realizza anche un festival annuale legato in modo particolare alla Francia, l'Italia e la Svizzera".

Quali sono gli ultimi concerti che ha diretto ed i prossimi progetti nella sua agenda?

"Ho diretto l’Orchestra Kaposoka sia presso l’Ambasciata di Angola a Roma il 7 maggio scorso sia in occasione del concerto di Inaugurazione della tournèe italiana avuto luogo al Conservatorio di Roma il 9 maggio; ho diretto poi l’Orchestra Kaposoka anche a Genova e successivamente a Milano in occasione di EXPO 2015. Il 16 e 19 maggio ho poi diretto a Roma due concerti con la nascente Orchestra Franco Ferrara, ed ho in programma la direzione di due piccole opere: “Kaffeekantate” di Bach e “Une education manquee”  di Emanuel Chabrier nel prossimo autunno. In via di definizione poi altri concerti promossi dal Conservatorio S. Cecilia, inseriti nella programmazione della stagione 2015-2016 del Teatro Eliseo di Roma".

Per info e contatti: 

www.pawelgorajski.com  

www.musicfor.eu

 

 

Intervista realizzata da Isabella Chirico

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