19 Marzo 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 08 Settembre 2016 13:51

Recensione “Notte delle chitarre (e altri incidenti)” delle Custodie Cautelari

Recensione “Notte delle chitarre (e altri incidenti)” delle Custodie Cautelari
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L'autore Vanni Versini


Ritorna il grande virtuosismo delle Custodie Cautelari, storico gruppo italiano fondato nel 1993, che per quest’album ha previsto da una a cinque collaborazioni per pezzo firmate dai grandi della musica tricolore e non solo.

Il gruppo, comunque, è composto da Ettore Diliberto (voce, chitarre e sintetizzatori), Anna Portalupi (basso e cori), Alex Polifrone (batterie e cori), Salvatore Bazzarelli (tastiere e programmazioni) e Nicola Denti (chitarre elettriche e acustiche).

Ma bando alle chiacchiere e passiamo alla tracklist di questo album. Si parte subito con Tic tac. “C’è un grande bisogno di bellezza, sentire calore se scivoli come una carezza” questo il messaggio nella traccia d’apertura del disco.

Un brano leggero la cui intro ricorda molto i Police dei tempi di Every Breath You Take, una tra le loro canzoni più note di sempre. I veri punti forti, però, sono la voce di Clara Moroni (corista di Vasco Rossi tra i vari) e la chitarra di Cesareo (Elio e le Storie Tese) che condisce i cori in sottofondo come solo lui sa fare.

L’impossibile si distingue per l’intro acustica dove spicca la voce di Matteo Gabbianelli dei Kutso, assieme a quella di Diliberto naturalmente, sostenuto dalla chitarra di Giuseppe Scarpato (Edoardo Bennato).

Dopo l’iniziale acustica si torna alle elettriche che raggiungono l’apice con un bell’assolo blues con tanto di slide. Molto interessante anche il testo, “tutti sappiamo bene quanto è difficile stare al mondo”, “ognuno può contare, può servire per cambiare” fino ad arrivare al Bataclan ed ai bambini in Palestina.

È veramente difficile districarsi tra lavoro, debiti e amore, ma, come dicevano in Frankenstein Junior, “si può fare!”. A volte basta solo crederci.

In Parte della musica si parte con una stupenda intro a cura del trio Matt Backer (Julian Lennon tra i tanti), Cesareo e Gogo Ghidelli (Mina e Riccardo Cocciante).

Dopo le chitarre, che rimangono presenti in tutti il brano con wah wah e fraseggi vari, la parte vocale viene affidata a Marco Ferradini che canta dei vantaggi della musica.

Scelta curiosa, devo dire, ma le chitarre la trasportano egregiamente con fraseggi e scale in pieno stile Carlos Santana. “Datti da fare con la musica, so che l’ho detto già” e godetevi l’assolo finale verso il quarto minuto alzando il volume al massimo. Due minuti e passa di intrecci chitarristici da ascoltare e riascoltare.

In Tutto per te la chitarra di Luca Colombo (Anna Oxa, Antonella Ruggiero, Franz di Cioccio tra gli artisti a cui ha prestato la sua chitarra per non parlare di quelli internazionali come Brian May dei Queen) ci porta subito in questo tormentato brano.

Ottimo il lavoro di basso, tra funky e jazz, così come della chitarra di Colombo che si lancia in un assolo finale che lascia senza parole per l’emozione ed il feeling che trasmette. “Attimi che il cielo benedirà in chi troverà l’amore”. 

In Non voler volare più è la volta di un altro arpeggio acustico e, in particolar modo, della chitarra dell’ex – collega per eccellenza di Maurizio Solieri, lo statunitense Stef Burns (Alice Cooper e Vasco Rossi tra i solisti più celebri con i quali ha collaborato per anni).

“Se ciò che resta di tanto piangere avrà il sapore di un’emozione” è una delle frasi d’attacco per raccontare di un’altra tormentata emozione. Più che notevoli i cori sdoppiati accompagnati dal wah wah delle chitarre e lo slap del basso.

Da notare anche l’assolo finale che ha quel sapore di Pink Floyd, un sapore che non stanca mai ogni appassionato che si rispetti.

In Aria Stef Burns appone la sua firma inconfondibile anche in questo brano scandito da basso e batteria. “Ora sono tornato, non importa da dove, sono ancora soldato che difende la nuova aria che si lascia respirare”, un verso da cantare a tutta voce che coinvolge come pochi.

Un brano che non ci metterà molto a diventare uno dei preferiti. E che dire dell’assolo finale? Emozioni allo stato puro! È poi la volta di Un giorno nuovo. Se fino ad ora si è parlato di Stef Burns adesso è il turno del mitico Maurizio Solieri il cui inconfondibile playing detta la linea di questo pezzo. 

Linea che culmina con il suo assolo, precisamente, a metà della canzone. “Ogni giorno è un giorno nuovo, non voglio sprecarne più”, bel testo, melodia stupenda. Complimenti!

Dopo tutta una serie di solisti è il turno del Mito New Trolls con Mai più”. Qui, oltre alla batteria di Alex Polifrone che è anche nelle Custodie oltre che nel Mito, è il turno delle chitarre di Ricky Belloni (che porta anche la sua voce) ed Andrea Cervetto.

Cori, chitarre lanciate, poliritmie, praticamente diventa un pezzo del Mito New Trolls che farà non poco piacere ai fan della band.ConBenvenuto nell’aldiquà c’è un ritorno ai solisti in grande stile con Ricky Portera (Stadio, Lucio Dalla, Ron) e la sua sei corde.

“Benvenuto nell’aldiquà devi trottare, non importa se non ti va, te lo devi beccare”, critiche feroci in stile Stadio (brutta bestia l’umanità) e chitarre indiavolate. Semplicemente fantastico. Si continua alla grande con Conciograzie alla chitarra di Mario Schilirò (Antonello Venditti e Zucchero Fornaciari oltre che alla sua attività con I Teoremi).

“Cado mi sfiora la morte e tu dove sei, solo mi stringerò forte alla volontà”. Reagire con forza ad un abbandono, questo è lo spirito giusto anche se “il gioco duro e giocherò”. Un bel brano rock energico e potente come non se ne sentivano da un po’ in Italia.

Segue Chiudi gli occhi e senti, qui vi è il ritorno di Gogo Ghidelli in cui la sua chitarra fa un gioco di rimbalzi con chitarre, tastiere e cori. Un pezzo leggero e tranquillo, come un piacevole intermezzo.

InSe poi Dio c’è il rock progressivo italiano ritorna alla grande con Alberto Radius (I Quelli, Formula 3 e solista) a cui viene mischiato alla perfezione il beat tricolore degli anni ’60 con tanto di cori ed atmosfere tipiche dell’epoca. “Se poi c’è un Dio non dica no a questo gioco che amo”, ad esempio, riporta l’ascoltatore a quegli anni al pari dello stupendo assolo finale firmato Radius.

Nun me scuccià è un trascinante blues in mezzo dialetto che è il pezzo più energico e tecnico dell’album, anche con il maggior numero di partecipazioni.

Si sente dunque il ritorno di Giuseppe Scarpato a cui seguono Giacomo Castellano (Claudio Simonetti, Raf, Irene Grandi, Noemi e solista), Federico Poggipollini (Ligabue, Litfiba e solista), Cico Falzone (Nomadi) ed Andrea Fornili (Stadio, Claudio Lolli, Franco Battiato, Patty Pravo). Un altro pezzo che non farà fatica ad entrare nel cuore e nella mente di qualsivoglia ascoltatore che si rifletterà nel testo.

Con La forma di un’idea è il turno di un altro big della chitarra elettrica Made In Italy, Luigi Schiavone (solista, Enrico Ruggeri, Riff Raff e la Notte delle Chitarre). Trascinante ed a tratti immaginifico e quasi romantico il pezzo farà volare la mente ed il cuore.

In Capodanno, come ogni anno, anche il disco si conclude con questo periodo firmato da un blueseggiante Scarpato. Degna conclusione di una grande prova collettiva di più artisti messi assieme. 

Per concludere, che dire di questo disco? Un’opera rock italiana veramente incredibile. Le Custodie Cautelari si sono affidate davvero al meglio che questo Paese può offrire in materia di chitarristi.

Ovviamente non c’era spazio per tutti, ma bastano solo i nomi di Solieri, Falzone e Cesareo a far drizzare le orecchie. Consigliatissimo soprattutto ai chitarristi o, comunque, ai musicisti in generale. Un disco da non lasciarsi scappare!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

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