17 Gennaio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 17 Novembre 2016 09:06

Danilo Deninotti: Intervista all’autore di “Wish You Were Here, Syd Barrett e i Pink Floyd”

Danilo Deninotti: Intervista all’autore di “Wish You Were Here, Syd Barrett e i Pink Floyd”
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L'autore


Ogni appassionato di musica, ma soprattutto di Pink Floyd, conosce la tragica storia di Syd Barrett. La storia del pittore e musicista di Cambridge è rimasta intatta negli anni e, dal 2015, è tramandata anche in forma di fumetto.

Wish You Were Here, Syd Barrett e i Pink Floyd è uscito nell’ottobre del 2015 ad opera di Danilo Deninotti Luca Lenci (leggi qui). Ne abbiamo approfittato per fare quattro chiacchiere con lo sceneggiatore.

Chi è Danilo Deninotti?

“Sono nato nel 1980 a Mondovì, in provincia di Cuneo. Dopo aver vissuto a Bologna per sei anni e per un anno negli Stati Uniti, dal 2006 abito a Milano. Attualmente lavoro come sceneggiatore per Panini/Disney e copywriter freelanceHo scritto due graphic novel: “Kurt Cobain – Quando ero un alieno(Edizioni BD, 2013; tradotto anche in USA, Canada, Spagna e Brasile, e in corso di traduzione in Francia e Russia) e “Wish you were here, Syd Barrett e i Pink Floyd” (Edizioni BD, 2015). Per “Pagina99”, insieme a Giorgio Fontana e Lucio Ruvidotti, ho scritto – sempre a fumetti - un omaggio a Miles Davis e il reportage “Quei vuoti a perdere nel cuore di Milano”. Inoltre, con tre amici, ho aperto un locale sui Navigli, tutto dedicato alle bollicine, Il Secco, in cui facciamo tutto noi, dal pulire il cesso a servire ai tavoli.”

Quando e perché hai deciso di dedicarti al fumetto?

“Da bambino leggevo “Topolino”, “Asterix” e “Il Giornalino”, quindi sono cresciuto con le storie a fumetti ed è grazie ai fumetti che sono diventato un lettore. Dopo la seminale esperienza nel mondo delle riviste letterarie indipendenti (ho fondato e co-diretto “Eleanor Rigby”) e aver pubblicato un po' di racconti in giro (tra cui uno inserito nel numero 3 di “Granta Italia”) ho iniziato a proporre storie e soggetti a fumetti; fino a quando, con “Kurt Cobain – Quando ero un alieno”, è iniziato il mio percorso come autore.”

Che cosa ti ha spinto a fare un fumetto su Syd Barrett?

“Due cose: il risconto positivo che ha avuto il fumetto su Cobain e certe tematiche che continuavano a girarmi in testa dopo aver finito quel libro lì. Edizioni BD mi aveva proposto di scrivere un'altra storia su un'icona del rock e io volevo continuare a esplorare, ma in un segno opposto – fatto di distanza e assenza – i legami di fratellanza e amicizia che legano le persone. Da qui il passo a scegliere la vicenda di Barrett e il suo rapporto con il resto dei Pink Floyd è stato quasi automatico. Oltre al fatto che un fumetto su Syd Barrett non era ancora mai stato fatto. Inoltre, volevo in qualche mondo continuare da dove avevo interrotto la storia di Cobain. Quel libro parlava del periodo immediatamente precedente al successo, questo su Barrett, invece, racconta quello che accade (o può accadere) dopo che una band inizia ad averlo, il successo.”

Quando è nata la tua passione per i Pink Floyd?

Tardi. Da tipico adolescente anni ‘90 con i capelli lunghi, ascoltavo principalmente post HC americano, noise, e tutto il calderone allora identificato come rock alternativo. Poi, appena arrivato all'università, il mio compagno di stanza mi aveva fatto ascoltare, e aiutato a comprendere, il mondo della musica psichedelica. A volte, la sera, passavamo le ore ad ascoltare i Floyd.”

Vuoi parlarci un po’ del lavoro che tu e Luca Lenci avete svolto per realizzare il fumetto in questione?

“È stato un percorso abbastanza classico di come si costruisce un fumetto in due: sceneggiatore e disegnatore. Io ho scritto soggetto e trattamento, e dopo che è stato approvato da Edizioni DB, ho scritto la sceneggiatura. Per farlo mi sono aiutato disegnandomi un pessimo storyboard. La sceneggiatura è stata poi rivista insieme ad Andrea Ferrai di BD, che mi ha fatto da editor sia per questo che per il fumetto su Cobain, e poi l'ho girata a Luca. Che ha disegnato, chinato e colorato. A livello tecnico, volevo scrivere un fumetto molto diverso rispetto a quello su Cobain (che seguiva un griglia a 6 vignette classica). Il mio obiettivo era che tutte le tavole fossero diverse le une dalle altre,e per farlo ho puntato sul dinamismo dei piani sequenza e di soluzioni grafichegrazie a cui nella stessa pagina potevo mettere in scena, in contemporanea, avvenimenti che avvenivano su piani spaziali e temporali diversi, oltre che citazioni visive usate come griglia stessa della pagina. Luca è stato bravissimo. Sapevo già che il suo tratto sarebbe stato perfetto e che sarebbe stato abile a rendere certe atmosfere e scelte di regia. Ma non ha solo seguito alla perfezione quello che avevo in testa e che gli avevo scritto in sceneggiatura: l'ha ampliato e sottolineato mettendoci molto del suo, soprattutto nella composizione dei piani di ogni vignetta.”

Sfogliando le pagine saltano all’occhio parecchie citazioni, da “The Dark Side of the Moon” ad “Animals” e così via, ma anche i colori, rosa e nero. Come mai questa scelta cromatica?

“È molto legato a quello che dicevo prima sull'idea grafica e di regia che volevo tenere in questo fumetto. È chiaro che è molto divertente inserire in un fumetto del genere elementi fan service. Ma non volevo limitarmi alla strizzatina d'occhio. Volevo che ogni elemento del genere fosse funzionale alla narrazione (Barrett passeggiava davvero, di notte, nelle zone della Centrale elettrica di Battersea)o al trattamento grafico e di layout della pagina (vedi il prisma di “The Dark Side of the Moon”).Anche per il rosa vale un discorso simile. Da un lato è evidente il rimando al “Pink”, ma, dall'altra, visto che anche questo fumetto sarebbe stato fatto in bicromia (quello Cobain era ammantato di azzurro, sia per legarsi alla grafica di Nevermind” che per sottolineare il tono melanconico di tutta la storia raccontata) la scelta è ricaduta sul rosa per tentare una scelta che fosse per certi versi sfidante, psichedelica, in fase di lettura.

Farai altri fumetti sui Pink Floyd o su altri gruppi storici?

Sui Pink Floyd, direi di no. Su altri gruppi o personaggi, è possibile. Un'idea c'è già, ma è tutta da valutare, studiare e scrivere. Vedremo.”

Altri progetti per il futuro?

“Per il momento mi sto dedicando moltissimo alla scrittura di storie per “Topolino”, e – parallelamente – sto lavorando su tre soggetti che mi piacerebbe potessero diventare i miei prossimi libri a fumetti. Inoltre, con Giorgio Fontana e Lucio Ruvidotti stiamo finendo di realizzare un nuovo reportage a fumetti, sempre per “Pagina99”, e ne abbiamo un altro in canna.”

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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