17 Gennaio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 12 Dicembre 2016 09:04

Recensione “Spleenless” di Alea

Recensione “Spleenless” di Alea
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L'autore


Si può sfuggire alla malinconia? Questa è la domanda che Alea, giovane cantautrice pugliese, si pone in questo Spleenless, il suo album d’esordio.

Abbiamo già parlato qui di Alea, all’anagrafe Alessandra Zuccaro, ma ritengo che sia più che doveroso lasciare che ha parlare sia la sua musica. Diamo dunque un’occhiata alle tracce contenuto in questo suo esordio.

Amore cercato:bossanova, cantautorato, malinconia e dialettomeridionale sono le basi per questo duetto che vede Alea all’opera con il padre Giulio “Franco” Zuccaro.

Il brano viene impreziosito dai giri jazz tipici delle big band e dagli interventi del fisarmonicista Vince Abbracciante.

Cercando: il futuro, come ben si sa, è incerto ed in costante trasformazione. Tutta questa situazione si riverbera sulle sonorità jazz del brano.

Infatti, fra trombe, rullate di batteria ed interventi di piano, il pezzo si snoda sinuoso e sensuale come la voce di Alea. Molto interessante l’improvvisazione vocale di stampo bebop finale!

Dentro me: le atmosfere calme e rilassanti ritornano per questo pezzo presentato al Festival di Venezia nel 2012.

Oltre alla musica però, va considerato anche il cinema, dato che è stato presentato insieme al cortometraggio "AnnA" di Giuseppe Marco Albano.

Motivetto: come da titolo un motivetto allegro che Alea immagina di canticchiare per le vie della sua città. Altra grande prova d’improvvisazione e spensieratezza.

Miss Celie's Blues: l’immancabile cover! In questo caso un pezzo di Quincy Jones arricchito da una chitarra vagamente gipsy jazz.

Musica: quanto può essere influente la musica? Quanto sa toccare l’animo di una persona e farla volare sulle ali della fantasia? Lasciatevi trasportare.

Never Better: si tratta del singolo di lancio dell’album in cui stavolta, invece del futuro, ci si interroga sul presente. È proprio così che doveva andare? Lasciamo che la risposta ci venga data dall’assolo di hammond.

Non c'è pace: malinconico e trascinante, questo è il vero e proprio focus dell’album. Molto interessanti anche la sperimentazione, e l’intreccio, con altre sonorità!

Relais: blueseggiante finale tra assoli di chitarra e vertiginose scale di piano. Alzate il volume e lasciatevi trasportare.

A questo punto, che dire di questo disco? È un disco sincero, che va dritto al cuore e che saprà dare più di un’emozione.

Emozione che varia da traccia e traccia e che vi farà voglia di ascoltarvelo tutto d’un fiato. Più che consigliato!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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