5 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 28 Marzo 2017 08:47

Recensione “Canzoni in ritardo” dei My Escort

Recensione “Canzoni in ritardo” dei My Escort
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L'autore


I dieci brani che compongono questo disco d'esordio, Canzoni in ritardo, coprono ben 16 anni di attività dei vicentini My Escort.

Canzoni che, abilmente plasmate dalla band, accompagnano l’ascoltatore in un viaggio all’interno delle loro stesse esperienze.

Diamo dunque un’occhiata alle dieci tracce appena accennate:

 

Riflessi: la melodia iniziale è un più che orecchiabile pop rock che descrive il dover accettare il tempo che, inesorabilmente, scorre per tutti.

Il tempo, questo concetto fugace ed onnipresente nella vita di ogni persona, non deve comunque farci paura, ma dev’essere un punto di partenza come il riflesso nello specchio.

Un semplice addio: la Silvia in questione non è proprio quella descritta da Giacomo Leopardi, ma è sempre una persona importante per il protagonista della canzone perché la relazione fra i due è finita.

Il brano è arricchito da uno stupendo assolo di chitarra che accompagna il ritornello evidenziando tutte le questioni ed i rimpianti che, comunque, rimangono sempre lì dopo la fine di una storia. Il finale orchestrale poi è un tocco di classe in più.

Privé: malinconiche note di pianoforte e linee funky di chitarra costituiscono la base per questo brano, metafora di un amore, per fortuna, corrisposto.

Avete presente quel tipo di situazione quando ti succede qualcosa di veramente bello in un periodo che sarebbe meglio cancellare? Ecco, questo è il caso!

Qualcosa che non c’è: ritorna il pianoforte a cui fanno subito eco dei fiati da big band coinvolgendo fin dai primi secondi l’ascoltatore.

Ci si cerca di distrarre, ma il pensiero di lei è troppo grande. Il pensiero è anche se l’autore è stato respinto. Godetevi a tutto volume gli assoli di fiati e di chitarra. Quest’ultimo, in particolare, si incastra alla perfezione con le sonorità da big band. Semplicemente sublime!

Un posto per noi: timidi giochi di rimbalzo tra echi e batteria aprono le danze a questo brano che parla della nostalgia di casa e della lontananza.

Mi scopro ad annusare la distanza è una delle frasi che colpiscono di più, come a far percepire la familiarità dei luoghi e delle emozioni, che altro non è se il la per un crescendo d’effetto per un finale in stile Oasis.

Foglie e nebbia: leggeri riverberi e delay, accompagnati dalla batteria, descrivono tutto quel fiume di pensieri che ti può sorprendere in un’uggiosa giornata autunnale. Uno di quei momenti in cui si teme per ogni scelta ed il futuro sembra più incerto e confuso ad ogni secondo che passa.

L’equilibrio: la linea di basso iniziale è decisa e coinvolgente a cui si accompagnano i synth più elettronici e le note più sottili della chitarra elettrica. Il tema dominante è la ricerca della verità nascosta nell’oscuro mare dell’ignoto. Gustatevi dunque il primo singolo estratto dall’album!

Rimango ad aspettare: la voce è più emozionata perché si torna ancora a parlare di Silvia. Sicercano dunque le tracce del suo passaggio nell’appartamento, anche due capelli, assieme a delle risposte a domande che continuano a rimbalzare in testa.

Sabato: un’altra canzone vecchia in cui ci si tuffa nuovamente nei ricordi di una vita, di frasi di circostanza, di dubbi e di timidezza per un amore che è andato un po’ com’è andato. In fondo la domanda che spesso facciamo tutti a chi ci piace è sabato che fai?

Le cose non cambiano mai: tassello finale della trilogia di Silvia. L’ultimo pezzo di un mosaico di emozioni, dubbi e tristezze che chiude in bellezza il disco. Alzate il volume!

 

In sostanza che dire di questo disco? Innanzitutto è un disco che, visti gli anni che va a ripescare, è da ascoltare perché rappresenta una vera e propria storia di vita.

Se poi siete un po’ nostalgici, come il sottoscritto, e vi chiedete come sarebbero andate le cose se si avessero fatto altre scelte allora vi piacerà sicuramente!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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