16 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 30 Marzo 2017 11:08

Recensione "Zanin" di Margherita Zanin

Recensione "Zanin" di Margherita Zanin
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L'autore


"Zanin" è l'omonimo, o quasi, album dell'esordio della giovane cantautrice ligure Margherita Zanin con otto tracce, sia in italiano che in inglese, a dimostrazione della sua poliedricitàe voglia di narrare le sue storie.

Detto questo diamo immediatamente un'occhiata alle otto canzoni che compongono questo esordio cantautorale:

Piove: il rumore dell'acqua che cade dal cielo accompagnata dalla chitarra acustica e dai synth, ma il vero strumento qui è la voce di Margherita Zanin che, sofferente, narra di come non piove più quando un amore è vicino. Ricorda molto quelle canzoni nostalgiche alla radio di un tempo che fu.

Generale: i delicati intrecci tastieristici e vocali soffusi sono la basa sulla quale Margherita Zanin cita un grande classico della canzone d'autore italiana, ovvero Francesco De Gregori con la sua classicissima "Generale".

La strofa "la guerra è bella anche se fa male" viene particolarmente esaltata dalla sua voce, a tratti roca, ma piena di sentimento tanto da ricordare i momenti migliori di Janis Joplin e Patti Smith.

Feeling Safe: atmosfere più delicate grazie allo strumming iniziale di chitarra acustica seguito del pianoforte e dalla chitarra elettrica, che poi regala un assolo incredibilmente emozionante, che fa viaggiare la mente verso un posto più sicuro e lontano. Molto bella anche la parte gospel del brano.

I Must Forget: un brano che rappresenta una perfetta evoluzione stilistica in una canzone sola. Dalle atmosfere classicheggianti fino a quelle più elettriche per un testo che narra di un amore perduto per sempre. Un amore perduto che, per l'appunto, non tornerà mai più.

Travel Crazy: svolta più che decisa verso il rock in cui si celebra la musica come simbolo di vita e libertà.

You're Better Out: archi e chitarra acustica aprono le danze ad una voce filtrata, come se venisse da una vecchia radio con il riverbero, che descrive melanconicamente la perdita di una persona amata. Alzate il volume e lasciatevi avvolgere da questo delicato manto sonoro.

Joe's Blues: si ritorna, quasi prepotentemente, in America con un blues contaminato da rock e soul. Un'America fatta di notti nei bar a suonare fino a tardi con gli altri musicisti per poi percorrere ulteriori chilometri verso il misterioso domani.

The Lord Coming Home: ancora un delicato intreccio tra blues e gospel, ma più autobiografico, visto che parla di un emozionante coro gospel a cui la stessa cantautrice ha assistito.

 

In conclusione, che dire di questo disco? Uno straordinario esordio da parte di questa giovane cantautrice, spero di poter sentire presto dell'altro materiale.

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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