6 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 04 Aprile 2017 12:35

Recensione “Ali” di Monica Shannon

Recensione “Ali” di Monica Shannon
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L'autore


Nove brani di cui due cover rivisitate appositamente per l’album, questi i tasselli che compongono il delicato mosaico che è Ali, il nuovo album della cantautrice Monica Shannon.

Diamo dunque un’occhiata a queste nove tracce che esprimono appieno tutto il talento e la poesia di Monica Shannon:

The Answer: si comincia in maniera soffusa e jazz con una voce che fa capire come potrebbe esserci una risposta riferita ai sentimenti riguardanti una storia che nasce.

Come la voce di Monica Shannon, anche la musica muta di conseguenza, visto che questa storia è la vera e propria risposta cercata. Alzate il volume per l’assolo di chitarra che ricorda il compianto Gary Moore.

Make Me Real: il brano si apre con una richiesta di aiuto, in perfetto equilibrio tra rock e jazz, da parte di un ragazzo in un momento di estrema difficoltà, ma sarà la sua amata ad aiutarlo rendendolo reale.

Anche qui la chitarra morde mentre si sorregge a batteria e tastiera, quest’ultima protagonista di uno stupendo crescendo strumentale verso la fine. Inoltre perfetto l’accostamento di voci maschile e femminile nei cori del ritornello.

Boundless Space: come una filastrocca musicata si apre questa terza traccia dell’album scandita dalla tastiera e dalle percussioni. Una storia sta finendo e i due amanti stanno per essere scagliati in quell’universo senza confini che è la vita e la serendipità.

Forbidden Colours: Ryuichi Sakamoto e David Sylvain cantavano questo pezzo nel 1983 per il film Furyo che vedeva sullo schermo, oltre che Sakamoto stesso, la coppia David Bowie e Tom Conti.

Il brano, che tratta dell’omosessualità, viene rivisitato appositamente per questo album con uno stupendo intreccio iniziale tra le tranquille note di pianoforte ed una chitarra elettrica distorta mentre la voce di Monica avvolge dolcemente l’ascoltatore. Da segnalare il cambio di velocità ed intensità verso la fine del brano, molto interessante.

Not So Far From Love: energica introduzione da power ballad che ricorda i vecchi Cranberries. Qui si parla di un amore dal quale non si è poi così lontani, a volte basta solo guardare un po’ meglio per renderci conto delle opportunità e delle persone che ci circondano. Da notare i synth a tinte progressive verso il finale.

Light: si ritorna in Irlanda al suono degli strumenti folk tipici di quella verde terra, tin whistle in primis, dove sembra proprio di udire la voce e le sonorità di Dolores O’Riordan da solista.

Butterflies In The Garden: un gioco di armonici e di chitarre acustiche è la base sulla quale si sviluppa questo delicato pezzo autobiografico dove Monica Shannon parla dell’alternarsi delle stagioni visto anche nel privato del suo giardino.

Il violino poi dà al ritornello quel tocco in più anche grazie al sapiente uso delle percussioni, naturalmente tornano anche le atmosfere irish.

Something You Should Know: il jazz è quello più soffuso ed intimo, di quello che si sviluppa tra le malinconiche note di un sax ed un pianoforte. Dolce, ma comunque molto intenso, come la storia d’amore descritta dalla voce.

L’Isola Delle Fate: unico brano in italiano del disco, cover di un brano di Stefano Pulga, per chiudere in bellezza l’album, alzate il volume per percepirne appieno l’intensità.

In sostanza, che dire di questo disco? È un ottimo esempio di cantautorato, sospeso tra rock e jazz, ma con una forte anima irish in perfetto equilibrio tra Cranberries e Gary Moore. Ascoltatelo bene, non ve ne pentirete!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

 

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