13 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Martedì, 18 Aprile 2017 11:07

Recensione "È più comodo se dormi da me" di Diego Esposito

Recensione "È più comodo se dormi da me" di Diego Esposito
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L'autore


"È più comodo se dormi da me" è l'album d'esordio del cantautore toscano, ma di origini partenopee come si può intuire dal cognome, Diego Esposito pubblicato da poco.

Nove canzoni che descrivono la sua visione del mondo ed il suo incessante fiume di pensieri. Diamoci dunque un'occhiata senza indugiare oltre:

"In una stanza": strumming e delicati arpeggi, a cui seguono i reverberi, sono l'apripista per la voce di Esposito che narra del suo amore per la musica e di una stanza, volendo la si può paragonare ad una mente timida, dove si chiude "a contare le parole che non riesco a dire". Parole e pensieri che possono comunque essere espressi con qualcosa di più delle semplici parole, con la musica che viene direttamente dal cuore.

"Toscana": dalla Toscana si parte verso la verde Irlanda per andare a trovare un amico fuggito via dall'Italia, un fenomeno che si vede aumentare sempre più in questi ultimi anni.

Una volta arrivato lì, Esposito capisce che "il mondo non è poi così noioso come dice la tv, come mi dicevi tu", ma anche se è tutto bello ovviamente la terra natia manca un po'. Per fortuna pare che l'Irlanda ricordi comunque la natia Toscana. Da notare il clarinetto in sottofondo poi, è un vero piacere per l'orecchio soprattutto quando si intreccia con alcuni brevissimi attimi di flamenco.

"Vecchio eliporto": canzone più vagabonda ambientata in un vecchio eliporto dove rifugiarsi dalla società per fare l'amore e rilassarsi un po', magari suonando e cantando. Come testi e sonorità questa canzone ricorda molto un misto tra Manu Chao e Mannarino.

"Le parole quando vanno da sé": le atmosfere, al pari degli arpeggi, si fanno più tranquille e riflessive dato che si ritorna all'interno della stanza dalla quale tutto è cominciato.

"Ma è più comodo se dormi da me" questa la canzone da cui Esposito ha tratto le parole del titolo di questo suo esordio e proprio le parole sono la colonna portante di questo brano.

Proprio per la loro importanza vitale a volte bisogna solo lasciarsi andare, spegnere il cellulare e godersi il viaggio. Da notare le fantastiche parti di violino prima dei decisi stacchi di batteria.

"Come fosse primavera": la chitarra viene momentaneamente abbandonata per lasciare spazio al pianoforte che descrive la malinconia. Quella malinconia che assale il viaggiatore prima di lasciare la terra natia. Il brano inoltre è il singolo con il quale Diego si è classificato tra gli otto vincitori di Area Sanremo.

"Fisica quantistica": ritmi più latini e ska per questa scatenata canzone ironica. Se le altre canzoni vi hanno intristito leggermente, beh, allora alzate il volume per questa!

"Mare": "I miei giorni son come i gabbiani si adattano al vento", queste le parole con le quali comincia questo brano molto intimo e delicato. Un altro triste addioche sa strappare ben più di un sospiro lungo il quale si sprigiona il ricordo.

"Una canzone": a volte non serve per forza di cose prendersi sul serio e questa canzone autobiografica ne è un perfetto esempio. Davvero interessante! Ascoltate anche questa atutto volume, "tanto è solo una canzone".

"Chi festeggia": l'ultimo saluto di Diego per dire che, tra tutte le cose che ci circondano, bisogna ascoltare sempre il proprio cuore per capire quali sono quelle davvero importanti. Da notare le parti di violoncello e come le solitarie note incesellino il tutto, come il tocco di un mastro artigiano.

In conclusione, che dire di questo disco? Un album sincero che saprà conquistarvi sin dal primo ascolto con non poche, e molto interessanti, metafore tra poesia e filosofia. Speriamo che continui così, bravo!

 

Vanni Versini – Onda Musicale

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