9 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Sabato, 22 Aprile 2017 11:18

Larsen Premoli: intervista all'ideatore del progetto "The return of The Dark Side of the Moon"

Larsen Premoli: intervista all'ideatore del progetto "The return of The Dark Side of the Moon"
Stampa
Condividi questo articolo Facebook Twitter Google Plus
L'autore Stefano Leto


Solo un paio di giorni fa abbiamo scritto di un interessante e ambizioso progetto che ha convolto 48 artisti italiani i quali hanno deciso di reintrpretare uno dei dischi più belli della storia della musica: The Dark Side of the Moon dei Pink Floyd. (leggi l'articolo)

Il progetto ha fini benefici in quanto il ricavato sarà interamente devoluto a "No Surrender Dream Team", un programma che offre eventi musicali "live" a genitori e bambini che affrontano gravi malattie e che promuove l'uso terapeutico della musica nei principali ospedali pediatrici di tutto il mondo.

Dietro all'idea di reinterpretare The Dark Side of The Moon c'è Larsen Premoli, produttore musicale indipendente e titolare dello studio RecLab, che abbiamo contatto per rivolgergli alcune domande.

 

Quando è nata questa idea di reinterpretare il disco dei Pink Floyd?

"The Dark Side of The Moon è un album che in qualche modo mi perseguita fin dall’adolescenza, lo ritengo un perfetto connubio di istintività, musicalità, semplicità di fruizione e composizione e al contempo un cesellato e perfetto lavoro di ricerca nel suono e negli equilibri; probabilmente - ci spiega con passione Larsen - il suo essere perfettamente dosato in tutti gli ingredienti è l’aspetto che più mi ha sempre affascinato e annientato. Ogni riascolto è sempre stato frutto di scoperte di nuovi dettagli e nuove intuizioni e chiavi di lettura, e solo ora che l’ho in qualche modo vivisezionato in ogni singolo atomo per poi provare a ricostruirlo riesco ad ascoltarlo con un senso di pace e completezza che avevo più volte tentato di raggiungere senza riuscirci fin’ora. L’estate scorsa pensando all’arrivo dell’ VIII anniversario dei RecLab Studios mi sono deciso a prendere il telefono e iniziare a prenotare i batteristi per dar forma a questa follia, una volta preso l’impegno il resto è venuto da sé."

48 artisti italiani riuniti per questo progetto ambizioso. Come è stato lavorare con così tante persone?

"Sono una persona abbastanza difficile con cui avere a che fare nel compartecipare alla creazione di qualcosa di artistico, spesso ho la visione della cosa finita e ho bisogno di mettermi sul mio binario, magari non ben definito, ma che so portare all’obiettivo finale e ho bisogno di tirare dritto su di esso. Di contro ho l’esigenza e il grande piacere di condividere le cose con gli altri, la possibilità dunque di potermi avvalere delle tante personalità e talenti che il mio lavoro mi ha dato il privilegio di conoscere negli anni è quanto di più bello si possa desiderare. Timbri vocali, competenze e padronanze tecniche e originali di linguaggio musicale e strumentistico - continua il produttore -  sono la prima risorsa per giostrarsi una produzione, specialmente se è un cover-album project! In questi anni la mia dispensa si è resa colma di molteplici e diversificati ingredienti tutti di incredibile qualità, e poterli combinare, farli incontrare e coesistere è un’operazione avvincente e stimolante, non da meno, anche da un punto di vista sociale. Il ché mi dimostra ripetutamente di quanta bontà può esser ricco l’underground artistico del nostro vivaio nazionale."

Parlaci della parte “tecnica” relativa alle registrazioni. Quanto tempo ci è voluto per realizzare il progetto?

"Relativamente poco in realtà, se consideriamo che RecLab Studios non ha avuto nessun day-off dal suo calendario lavorativo durante i mesi in cui si sono parallelamente svolte le incisioni dell’album, posso quantificarti circa due mesi e mezzo ma durante i ritagli di tempo o nelle serate. Il 15-16 ottobre abbiamo riunito e registrato gli otto batteristi, gli unici che per ovvie questioni tecniche necessitavano una sessione contigua. Da lì in avanti bassi, chitarre, tastiere, percussioni, sax e voci a seguire fino a ridosso di Natale. Tutti gli strumenti sono stati ripresi in linea per poi sfruttare l’ultima settimana dell’anno in cui in un’unica circostanza abbiamo dato fiato a tutti gli amplificatori per uniformare il sound-design di tutte le sessioni di ripresa per poi completare il mix finale. Abbiamo utilizzato una hi-watt, un fender super-reverb’73, un vox ’68, una plexi-custom un vero rotary-cab, un echo a nastro e due vecchissimi reverb a molla, uno del ’66 Fender a stato solido e uno valvolare, con cui per altro son stati realizzati tutti gli effetti d’ambienza anche degli strumenti percussivi e acustici e delle voci. Le voci corali inoltre sono state inoltre passate nel medesimo leslie valvolare utilizzato per gli hammond organ: ogni effetto presente sul disco è dunque realizzato in analogico o con la fisica. La sessione finale conta 198 tracce, seppur nessun plugin in tutta la sessione (diversi colleghi che son venuti a trovarmi durante le vacanze Natalizie potranno confermarvi questa follia). Gli stems e il master sono stati ripassati su un vecchio REVOX a nastro e infine gli amici dell’Energy-Mastering di Milano ci hanno a sorpresa regalato un passaggio in consolle presso il loro pregevolissimo studio di mastering, con dei vintage-eq-valvolari introvabili proprio risalenti agli anni del capolavoro originale. Ultima chicca su cui tengo particolarmente puntare l’attenzione: l’intero album è realizzato sulla timeline del disco originale, se sovrapponete il disco del 1973 con questo re-make scorreranno perfettamente in parallelo e all’unisono! In brevissimi istanti ho lasciato scorgere dei piccolissimi frammenti dell’opera originale (vedi il primissimo orologio di Time, o la quasi impercettibile dissonanza del nastro sul finale di “The Great Gig in the Sky” piuttosto che un frammento dell’hammond che fa da ponte fra “Money” e “Us and them”), piccole accortezze per sottolineare questo aspetto e per i super-intenditori. Tutto il resto è stato meticolosamente ricostruito comprese le voci speakerate che fanno da sfondo ai brani con la complicità di due speaker d’eccezione come Dr.Feelgood e AndreaRock di Virgin Radio. Più avanti rilasceremo l’intero disco in multi-stems così che ciascuno possa isolare le tracce e approfondire il lavoro che c’è dietro all’insieme d’ascolto finale."

A giugno ci sarà la presentazione ufficiale del vostro lavoro ed avverrà a Milano in occasione della serata conclusiva della kermesse “Rock in Park”. Parlaci di questa idea e di come è nata.

"Sono anni che il Legend Club di Milano ospita eventi targati RecLab Studios, è una collaborazione lusinghiera e apprezzatissima: il maestro di cerimonie Filippo Puliafito mi ha spinto a voler celebrare il progetto affidandomi anche quest’anno l’importante serata conclusiva del loro main-festival “Rock in Park”: l’11 giugno la solidarietà di questo incredibile gruppo di persone che hanno aderito al progetto ci consentirà di portare in scena il disco dal vivo con tutto il cast. Sarà in primis una festa, a cui interverranno i vertici delle associazioni a cui dedicheremo tutto il ricavato del progetto: RecLab Studios ha finanziato interamente la produzione del disco e la sua pubblicazione, chiunque deciderà di entrare in possesso di una copia fisica o digitale potrà dunque pregiarsi di aver dedicato la propria offerta ad un gruppo di persone che con dedizione e un incredibile impegno portano da anni assistenza e un piccolo raggio di luce nelle vite di bambini e adolescenti che affrontano condizioni gravi, spesso gravissime, nelle strutture oncologico-ospedaliere di tante città del mondo. Stiamo lavorando sodo, son certo che sarà una serata indimenticabile!"

Il prossimo 2 giugno uscirà il nuovo disco dell’ex bassista dei Pink Floyd Roger Waters, dopo 25 anni dal precedente lavoro discografico. Che cosa ti aspetti da questo nuovo disco di Waters.

"Giusto ieri è uscito il pre-order del nuovo disco del mio “PinkFloyder” preferito, il genio-pazzo, il più grande “arrogante-a-meritevole-ragion-veduta” vivente, e mi sto mangiando le mani pensando che il 2 giugno è ancora così lontano. Non voglio ascoltare la traccia che già risiede nel mio ITunes acquisita col pre-order, voglio potermi prendere la mia ora di buio e solitudine nella regìa di RecLab e immergimi senza interruzioni in un ascolto continuato e univoco. Il primo ascolto di una così tanto attesa opera è un momento unico, che specialmente per chi fa il mio lavoro ha un valore senza eguali: d’abitudine ascolto le produzioni su cui lavoro a pezzi, a strati, in modo continuativo e ripetuto e una volta finite pagherei oro per poterle ascoltare come se fosse la prima volta. Mi aspetto un nutriente e ricco bagno d’arte e di indefiniti equilibri fra suono, messaggi, comunicazione familiare e istintive sorprese - continua Premoli - e mi aspetto più di ogni altra cosa un’ora di pace da solo con un artista che parlandomi di un mondo che fatico sempre di più a capire mi faccia star bene o male, ma che mi faccia sentire parte di un qualcosa che invece riesco inconsapevolmente a comprendere, magari anche solo per 60 minuti."

Parlaci del tuo studio di registrazione

"8 anni fa avevo un computer, una piccola scheda audio, 4 strumenti e una manciata di microfoni, mentre oggi RecLab Studios vanta un parco outboard, microfonico e soprattutto di strumenti musicali fra i più ricchi e ricercati che si possano trovare nelle strutture di produzione connazionali e non. L’idea alla base è quella di avere sempre il suono più indicato per ogni occasione - spiega Larsen Premoli - e poter far sentire a suo agio e al contempo stimolato l’artista che vi si reca per dar forma alle proprie necessità. L’idea è sempre quella di seguire la catena naturale che il suono percorre, quindi poniamo tantissima attenzione per gli strumenti, la loro cura e il loro mantenimento, e gli amplificatori, poi le scelte microfoniche, a cui seguono le macchine di processione e preamplificazione. Il computer è un mezzo indispensabile e i plugins sono a loro volta fondamentali oggi giorno, ma meno riusciamo ad utilizzarli più ci sentiamo in pace con le orecchie. Credo fortemente che si debba coniare e dipingere un suono inedito per ogni artista, che identifichi al meglio lui e soprattutto ciò che ha da dire in un determinato momento artistico-temporale, e il Recording Laboratory diventa sempre più di anno in anno quel luogo dove gli scaffali sono piacevolmente colorati e pieni di oggetti volti a consentirlo in modo creativo, stimolante e sempre più affinato."

Che progetti hai per il futuro?

"Non lo nego, sto già meditando a qualcosa di sfarzoso per il decennale nel 2019, ma dopo il ritorno sul lato oscuro della luna mi servirà un po’ di tempo per raccogliere le energie, e in ogni caso ad oggi “no spoiler” (risata). Senz’altro proseguirà il mio impegno verso “Oscar’s Angels” e “No Surrender Dream Team” con cui ho stretto un rapporto di partnership per supportarli e sostenerli nel loro attivismo benefico con le nostre attività musical-professionali. A settembre finalmente presenteremo RECLUB (Sì, si legge RecLab!) un progetto a cui farò da padrino e sul quale medito e lavoro da parecchio tempo ma di cui si occuperà un ragazzo in cui riservo enormi aspettative: sarà un servizio utile a mettere in contatto gli artisti in modo realmente trasparente, meritocratico e volto alla massima resa e soddisfazione, con una vasta rete di servizi, partners e offerte tutte orientate e volte al “dopo produzione”. Oggi più che mai credo serva una sorta di servizio assistenza/consulenza che aiuti a costruirsi il percorso di pubblicazione, promozione e gestione di ciascun progetto - conclude Larsen - scavalcando tutta una serie di dubbi, ostacoli, (inculate!), e difficoltà potendo dunque far affidamento sull’esperienza maturata da chi l’ha già affrontato e del gioco forza che può avere un collettivo che rappresenta decine o centinaia di artisti rispetto al piccolo singolo che vi si approccia in solitaria. Vi invito a seguirci sui social e sul sito ufficiale (LINK) , magari fra qualche mese ci ritroveremo a parlarne in modo più approfondito proprio qui sulle vostre pagine, percui intanto vi ringrazio per lo spazio e l’interesse dedicatoci in quest’occasione, grazie ancora e a presto!"

 

Stefano Leto - Onda Musicale

 

 

Leggi altri articoli della rubrica "Recensioni e Interviste"