17 Dicembre 2018
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 26 Aprile 2017 09:33

Recensione di Migrations dei Mojis

Recensione di Migrations dei Mojis
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L'autore Renzo Tomasi


Migrations è l'album di esordio per questa band italo-inglese, pubblicato il 24 aprile 2017. Il CD mostra il coraggio della sperimentazione dei membri del gruppo che non si sono limitati ai paletti di uno stile in particolare, ma spaziano attraverso un campo musicale più vasto ed eterogeneo.

Analizziamo ora le nove tracce che compongono il disco:

1 – Broken chords: in questa canzone molto gradevole si notano l'armonia fra la chitarra ritmica che pone un ottimo tappeto su cui quella solista tratteggia e disegna un suono pulito e ben definito senza strafare, in perfetto stile blues-jazz;

2 – Dog's teeth: il riff incalzante di questa canzone definisce un pezzo molto più aggressivo e hard rock. Le voci si fondono perfettamente dando vita ad un ritornello che accompagna degnamente le strofe. Il tutto è completato dalle parti di bridge in cui le chitarre risaltano per il sound molto più “crudo e acido”;

3 – New found land: pezzo molto vivace in cui risalta la batteria che, con il basso, scandisce un ritmo dalle risonanze punk. L'effetto della chitarra nella strofa si unisce alla voce richiamando vagamente lo stile Red Hot Chili Peppers;

4 – Different shoes: in questa ballata gli strumenti fanno da sfondo ai cori e alle voci che si evidenziano particolarmente, facendo “viaggiare” l'ascoltatore attraverso un rock molto più classico e fatto di elementi e sonorità più semplici e di facile ascolto;

5 – Lady death: altra canzone dalle strofe veloci ed incalzanti in cui la chitarra ritmica si abbina a dovere con la batteria. Il ritornello e il bridge in seguito “aprono” la canzone, in questa parte risalta il basso che propone una linea precisa e rilevante mentre nelle strofe disegna dei giri più insoliti per il rock, ma comunque di grande effetto;

6 – Find the people: pezzo di chiare influenze funky-rock. Si può classificare come una confluenza fra Red Hot Chili Peppers e Negrita, ciò si nota dal sound di batteria e chitarra. La voce segue il medesimo stile con una strofa molto ritmata ed un ritornello molto più melodico;

7 – Small is beautiful: in questa canzone la band ci porta verso delle sonorità decisamente più reggaeggianti con dei cori molto curati e appoggiati su una parte ritmica molto ben scandita e costante. In questo insieme risaltano con facilità gli arpeggi della chitarra solista;

8 – I'm with you: altra stupenda ballata. Su questo pezzo il gruppo unisce tutti gli strumenti col risultato di avere una canzone molto orecchiabile e calma in cui prevalgono i ritornelli e l'assolo finale della chitarra;

9 – The night is over: canzone dall'atmosfera molto cupa in cui si sente particolarmente il feedback del basso che si fonde molto bene con la parte ritmica. L'effetto della chitarra ritmica è un ottimo layout per le voci, molto ben costruite ed intrecciate, che risaltano in particolar modo nella parte senza strumenti evidenziando la bravura della band.

 

In conclusione, in mia opinione Migrations è in disco trasversale che ben si adatta e indirizza a qualsiasi tipo di ascoltatore. Tutto ciò indipendentemente dal background musicale di ciascuna persona. Attendiamo con interesse il prossimo lavoro dei Mojis.

 

Renzo Tomasi - Onda Musicale

 

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