5 Dicembre 2019
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 12 Maggio 2017 10:00

Steve Babb: intervista al polistrumentista anima dei Glass Hammer

Steve Babb: intervista al polistrumentista anima dei Glass Hammer
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L'autore Stefano Leto


I Glass Hammer sono una delle band più interessanti all'interno del panorama prog americano da più di vent'anni. La formazione è nata nel 1992 per volere dei cantanti polistrumentisti Fred Schendel (leggi l'intervista) e Steve Babb.

Inizialmente era un progetto in cui venivano aggiunti i turnisti necessari, ma poi la creatura si è evoluta. La formazione ha al suo attivo 15 dischi in studio e due dischi live ed attualmente è composta da Fred Schendel (tastiere, chitarre, batteria e voce), Steve Babb (basso, tastiere e voce), Susie Bogdanovicz (voce), Carl Groves (voce), Jon Davison (voce) Kamran Alan Shikoh (sitar e chitarre), Aaron Raulston (batteria).

Il nostro giornale ha contattato Steve Babb, uno dei due fondatori della band insieme a Fred Schendel, al quale abbiamo rivolto alcune domande.  

 

Come si definirebbe Steve Babb oggi?

"Marito, padre, figlio, fratello, zio. Cerco di essere un uomo di famiglia anche se a volte è difficile. Parlando a livello professionale sono un produttore, proprietario di uno studio di registrazione, bassista, cantautore ed un'altra mezza dozzina di titoli. Molte delle mie identità sono sovrapposte nei Glass Hammer, ma indosso molti cappelli come si suol dire, alcuni migliori di altri."

Quali sono le tue principali ispirazioni per la tua musica? Letteratura e poesia incluse.

"Leggo molti romanzi storici e gravito attorno a scrittori come Robert Low o Bernard Cornwell. Mi piacciono i racconti dei vichingi o delle battaglie napoleoniche (velieri ed armate inglesi). Non ne ho mai abbastanza. In qualche modo mi immagino che questo trapeli in ciò che scrivo. Ci sono un sacco di album e di canzoni dei Glass Hammer che parlano di combattimenti, conflitto e soldati. Certi film mi hanno ispirato e naturalmente anche l'arte e la poesia del XIX secolo. A volte anche i lavori di altre band, o addirittura la musica di alcuni sottogeneri del pop e del progressive rock, attirano la mia attenzione."

Com'è essere il fondatore ed il membro di una band come i Glass Hammer?

"Richiede davvero molto tempo, ma, come ho già detto, la mia identità si sovrappone all'interno di quella della band. Ho dedicato la maggior parte della mia vita professionale per lo sviluppo di essa e, dato che sono il membro più anziano, suppongo di essere il 'papà' della band. E Aaron Raulston, Alan Shikoh, Susie Bogdanowicz e Fred Schendel sono come fratelli e sorelle per me. Sono un leader ed un membro molto fortunato."

Qual'è il tuo album preferito dei Glass Hammer e perché?

"The Inconsolable Secret è stato un album che, quando l'abbiamo pubblicato, era letteralmente oltre noi perché è stata una sfida a tutti i livelli. Mi sono immerso totalmente nei testi e nella storia dell'album ed ho anche scritto un libro di poesie per questo, "The Lay Of Lirazel". Poi, quando abbiamo dovuto esibirci con 120 coristi, è stato un momento magico per me. I fan sembravano apprezzare il lavoro e l'attenzione al dettaglio per "The Inconsolable Secret" quindi è per questo che lo metto in cima alla mia lista."

Hai suonato anche con Jon Davison, ora con gli Yes. Com'è stato lavorare con lui?

"È una persona veramente gentile con un incredibile talento vocale. "If" è, secondo me, un altro album magico così come "Perilous". Non avrei mai potuto immaginare di fare questi album con un altro cantante."

Come si compone il tuo set live (strumenti, effetti ed amplificatori)?

"Ho due bassi principali, un Ibanez che suono sin dal 1987 ed uno Yamaha che ho comprato poco prima di registrare "The Inconsolable Secret". Qualche volta mi puoi vedere suonare anche un Fender Jazz Bass. Inoltre suono di più con il plettro, con le dita solo in poche occasioni. Di solito uso una combo testata cassa della Behringer che è ridicolmente economica, ma suona benissimo. Uso anche degli amplificatori Ampeg uniti ad una gran varietà di pedali.  Boss tremolo, octave, fuzz e Sansamp DI's. Il mio giocattolo preferito è un pedale vintage Univox Super Fuzz del 1965. Mi piace molto anche il Moog Taurus I, ma uso anche il  Keith McMillian ed il Moog Miniatur. Adesso sto usando il mio vecchio  Yamaha CS-5 come basso synth per alcuni particolari effetti e possiedo questo gioiellino dal 1980!"

Quali sono i tuoi progetti futuri?

"Ci stiamo dirigendo verso Quebec City per il festival della prossima settimana e poi in Italia per una serata al  2 Days Of Prog + 1. Inoltre ci uniremo alla Cruise To The Edge a febbraio 2018. In questo lasso di tempo cominceremo a preparare un nuovo album. Abbiamo delle idee, ma non abbiamo ancora cominciato a scrivere. Questo succederà dopo il nostro ritorno dal Canada in un paio di settimane. Ci terremo occupati!"

 

Stefano Leto - Onda Musicale

 

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