6 Dicembre 2019
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Lunedì, 29 Ottobre 2018 15:57

Jakko Jakszyk: com'è suonare nei King Crimson

Jakko Jakszyk: com'è suonare nei King Crimson
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L'autore Redazione


Jakko Jakszyk, all'anagrafe Michael Lee Curran nato a Londra l'8 giugno del 1958, è famoso nel mondo del progressive rock per la sua militanza nei King Crimson di Robert Fripp come cantante e chitarrista.

Non è certo facile reggere il peso della cosa, oltre che per la formazione a tre batteristi ed il possibile nuovo album, per il musicista che ne ha parlato in un'intervista su Music News.

 

Com'è suonare la chitarra con Rober Fripp? È stato un po' snervante suonare con lui la prima volta?

Una delle ragioni per cui è stato snervante è stato perché, negli anni '80, Robert ha cambiato il modo di accordare la sua chitarra. Lui non l'accordava in maniera standard, usava qualcosa che ha chiamato 'nuova accordatura standard' (Do, Sol, Re, La, Mi, Sol). Quindi, quando ho suggerito di suonare molto del materiale precedente che non veniva riproposto da decenni, se non del tutto, lui ha detto 'alcune di quei pezzi sono difficili da suonare con questa nuova accordatura'. Da un punto di vista puramente ergonomico le note erano, improvvisamente, molto lontane. Lui ha poi detto 'stai suonando con l'accordatura standard quindi puoi suonare quelle parti', parti che sono notoriamente uniche e difficili! Quindi, suonare quelle parti era abbastanza scoraggiante, ma suonarle accanto al loro ideatore era davvero una cosa intimorente! Ma è come ogni tipo di cosa che si fa in età adulta, quelle cose che sembrano terribilmente scoraggianti e che finisci per fare, diventano poi solo parte di quello che fai normalmente”.

 

C'è spazio per l'improvvisazione nelle tue parti di chitarra?

Sì! C'è un numero di pezzi dove sappiamo come iniziano, come finiscono e cosa succede nel frattempo durante la serata, è una combinazione di cose. Alcuni dei pezzi sono arrangiati in maniera molto precisa, come un mosaico, e c'è poco spazio per l'improvvisazione in questi. Ma ci sono altri pezzi che sono deliberatamente strutturati in modo che vi siano grandi momenti in cui la band può improvvisare collettivamente. Questa formazione suona il materiale da ogni era del gruppo. La maggior parte degli album sono presenti all'interno del repertorio assieme a del materiale nuovo di zecca che abbiamo scritto negli ultimi anni”.

 

Com'è suonare con tre batteristi nei King Crimson?

Beh, è sembrata un'idea folle quando Robert l'ha proposta per la prima volta! Il primo anno con questa formazione stavamo provando agli Elstree Studios, siamo entrati in questo grande teatro di posa e tutta la strumentazione era già stata allestita sul palco. Non solo è stato straordinario, ma ha rivoluzionato l'idea di una rock band tradizionale. Il cantante non era più in prima fila con tutti gli altri che sembravano la sua band di supporto. L'ha resa più egualitaria, un po' come una mini orchestra. L'attenzione cambia durante la serata e dipende da quello che stai facendo quindi è davvero più di uno stratagemma intelligente. È piuttosto teatrale da guardare, ha una coreografia”.

 

Spesso, in una band, si segue il batterista. Tu chi segui nei King Crimson?

Cambia da pezzo a pezzo. Ci sono dei momenti in cui sono abbastanza esposto quindi immagino che siano gli alri a seguire me. La maggior parte delle volte, se guardi la band, la persona che tutti guardano più di ogni altro è Gavin Harrison che è il batterista alla destra del pubblico. Gavin è incredibile e ha scritto molti degli arrangiamenti dei tre batteristi. È il tipo che conosce la musica dall'interno. Non c'è un vero e proprio direttore musicale, ma nei momenti di crisi lui è quello che tutti guardiamo”.

 

C'è un altro album in studio King Crimson in programma? Sembra che abbiate qualcosa di nuovo.

Ci sono circa 40 minuti di materiale nuovo che suoniamo dal vivo, e un sacco di altre cose, quindi di materiale ce n'è a sufficienza. Non ci sono dei programmi specifici per fare un altro album in studio, me neanche per non farlo. Viviamo in un mondo diverso. Storicamente, andare in tour era il modo per promuovere l'ultimo album. Naturalmente, ora è tutto cambiato e fai un tour per il piacere di farlo. Qualche volta le band pubblicano un nuovo album ed è quasi come se fosse un souvenire del tour piuttosto che il contrario”.

 

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