17 Dicembre 2018
Magazine di Musica e Spettacolo
Lunedì, 27 Giugno 2016 09:15

Milo Brugnara: a due mesi dall'uscita "Sguardi" sta ottenendo unanimi consensi

Milo Brugnara: a due mesi dall'uscita "Sguardi" sta ottenendo unanimi consensi
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L'autore Redazione Trento


Milo Brugnara è un cantautore folk trentino che unisce, da sempre, alla musica l’impegno sociale e culturale controcorrente.

Milo calca i primi palchi a 17 anni, come cantante e polistrumentista in una band di amici dal nome ironicamente stravagante (“The Ducks’ Killers”) affrontando un repertorio che comprende parecchie varianti di rock.

Negli anni successivi si appassiona sempre più alle sonorità folk ed i suoni di chitarra acustica ed armonica a bocca prendono il sopravvento: inizia così il percorso di cantautorato. (leggi l'articolo)

Lo scorso 26 aprile è uscito il suo ultimo lavoro fiscografico dal titolo "Sguardi" che è disponibile nei negozi Trony di Trento e Rovereto,  nonchè acquistabile direttamente sul sito web del cantautore (link).

Abbiamo incontrato Milo e gli abbiamo fatto alcune domande. 

 

A distanza di quasi due mesi dall’uscita del tuo disco “Sguardi”, che tipo di bilancio puoi fare?

"Il primo bilancio è certamente positivo, soprattutto in termini di feedback ricevuti. Non nego di essere molto soddisfatto per come sia riuscito questo lavoro ed approfitto per ringraziare ancora una volta i tanti soggetti (musicisti, produttore, grafica e collaboratori vari) che mi hanno affiancato nel realizzarlo. Su tutti una menzione speciale va a Roby Rupert che si è occupato delle registrazioni e del primo missaggio.

Il fatto che l’album stia piacendo anche agli ascoltatori ed agli amici che mi supportano è certamente per me importante e mi offre un grande stimolo per il proseguo del mio percorso."

Ti aspettavi una risposta tanto positiva.

"Io tendo ad affrontare la mia vita non ponendo troppi limiti alla provvidenza e cerco di vivere i momenti mettendo tutto me stesso nelle cose che faccio, in particolare in quelle che mi stanno a cuore; il tutto senza crearmi troppe aspettative e cercando di apprezzare “quello che viene”; certo facendo del mio meglio, ma poi… quel che sarà, sarà; Questo per dire che fino ad ora sono stato più concentrato sul, appunto, “fare del mio meglio” piuttosto che sul pronosticarmi successi o fallimenti. L’importante per me è potermi confrontare serenamente con me stesso e con la mia coscienza, il resto conta poco."

Hai fatto diverse serate in questo inizio di estate. Che cosa rappresenta il live per te?

"Beh per quanto in studio si cerchi di dare il massimo e per quanto, ripeto, sia soddisfatto per il risultato di quest’ultimo album in modo particolare, la dimensione live resta il campo da gioco a me più favorevole. Dal vivo si riesce sempre a trasmettere quel “qualcosa in più”, aiutato anche dal fatto di poter interagire con il pubblico, spiegando le canzoni e dando qualche dritta per poter cogliere qualche particolare e così via."

Parlaci dei componenti della tua band

"Ruolo fondamentale nel mio progetto lo hanno gli amici, ormai fraterni, musicisti che mi accompagnano in questo percorso. Non finirò mai di ringraziarli, cercando di essere all’altezza delle loro (legittime) aspettative: si collabora ormai da diversi anni e ciò è per me motivo d’orgoglio, date le loro immense qualità artistiche (oltre che umane). Andrea (fisa) è quello che definisco “senatore” poiché mi accompagna ormai da 9 anni; l’ultima arrivata (da circa un anno e mezzo) è Marta (violino) ed in mezzo ci sono gli altri: Daniela (seconda voce), Daniel (basso) e Roby (batteria): tutte persone (oltre che musicisti) speciali e con cui mi auguro di poter condividere ancora a lungo palchi, chilometri e passione."

Che rapporto hai con la tua chitarra acustica, che è tua compagna di viaggio nei live? Che chitarra usi?

"Domanda curiosa, dato che ho proprio cambiato la mia chitarra di recentissimo! La nuova arrivata è una chitarra di produzione australiana, di marca Maton; l’ho conosciuta attraverso l’amico Luca Lanzi (cantante del gruppo aretino “la casa del vento”) che mi ha prestato la sua nel corso di una serata condivisa lo scorso autunno ad Arco. Per me è stato amore a prima vista (o meglio “a prima suonata”) e poiché dovevo cambiare la mia vecchia e fedelissima Ibanez (che dopo 20 anni di onorato servizio ha riportato qualche acciacco sul manico) mi sono voluto procurare un modello di questa Maton e ne sto confermando l’amore provato nella prima occasione!

Preciso tuttavia che per la registrazione del disco ho utilizzato una chitarra “equo solidale” artigianalmente costruita dagli indios della comunità Mato Grosso delle Ande peruviane. E’ anche questo uno strumento eccellente, ma vista la sua particolarità preferisco custodirlo gelosamente in salotto, piuttosto che trascinarlo su palchi o sale prove."

Parlaci della canzone del tuo disco Sguardi alla quale sei maggiormente legato?

"Impostata in questo modo la domanda, la risposta è d’obbligo: la traccia numero 2 del CD si intitola “il filo” e vuole racchiudere in una canzone molte (non posso dire “tutte”, altrimenti sarebbe stata una canzone infinita… ) cose, situazioni, esperienze, persone, storie e così via a cui mi sento legato e che hanno sicuramente contribuito alla mia crescita sia artistica che umana."

"Alcuni riferimenti sono espliciti, altri velatamente nascosti attraverso citazioni o riferimenti e quando la propongo live cerco sempre lo sguardo di qualche ascoltatore particolarmente attento, per verificare che (almeno i principali) vengano colti. Spesso è così e sono felice di constatare che ci siano tante persone che condividano mie esperienze, sogni ed idee."

"Tanti altri mi chiedono delle spiegazioni su alcuni passaggi del brano ed anche questo mi fa certamente piacere: in primis perché significa che la canzone capti interesse e curiosità, in secundis perché comunque mi dà lo spunto per approfondire e spiegare meglio dei contenuti che, per motivi ovviamente stilistici, nel brano sono solo accennati."

Che programmi hai per il futuro?

"Eccoci alla domanda sul futuro che non manca mai e di fronte alla quale mi trovo sempre un po’ in difficoltà. Ma  è proprio necessario avere programmi per il futuro? Non si può vivere serenamente (seppur con impegno) il presente e vedere poi cosa accadrà? Scherzi a parte (ammesso che stia scherzando….) direi che il mio impegno resta quello, per intanto, di continuare a portare i miei messaggi e la mia musica a chi ha la voglia e la passione per gustarli. Francamente sono consapevole di aver creato, anche con l’aiuto dei musici come già prima spiegato, un qualcosa di interessante, coinvolgente e, permettimelo, “bello”.

Certo non ti nego che mi piacerebbe aver modo di “ampliare il bacino d’utenza”, ma d’altro canto devo fare i conti anche con le mie caratteristiche di persona che non ama il “mondo commerciale” (inteso come situazioni ultra promozionate ma spesso prive di contenuti, o che siano più concentrate ad esaltare l’apparenza, piuttosto che l’essenza) e quindi… preferisco restare sereno con la mia coscienza e proseguire il mio percorso con grinta e consapevolezza, nelle situazioni a me affini: magari, ahimè, non proprio avvezze ai grandi riflettori mediatici (purtroppo), ma certamente più trasparenti e sincere. (poi, certamente, sono a completa disposizione sia di persona che attraverso i canali web – sito, Facebook, email, per confrontarmi con tutto e tutti)."

 

Stefano Leto - Onda Musicale

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