La canzone, iniziata due anni fa e rimasta a lungo incompleta, ha trovato la propria forma definitiva con una seconda strofa arrivata a distanza di tempo.
Con “Il confine della notte”, Angelica Del Nibbio completa un brano nato da un rapporto molto personale con Il Casone, luogo legato alle sue radici e a una parte importante del suo vissuto. La canzone, iniziata due anni fa e rimasta a lungo incompleta, ha trovato la propria forma definitiva con una seconda strofa arrivata a distanza di tempo, aprendo il racconto anche alla scoperta dei primi amori.
Un processo che riflette il modo istintivo con cui Angelica si avvicina alla scrittura, partendo dalla musica e lasciando che siano poi le parole a trovare il proprio spazio. Dopo “Il profilo del mare” e “Onirico”, il nuovo singolo prosegue un percorso ancora in fase di definizione, nel quale la coerenza tematica convive con la ricerca di una precisa identità musicale.
“Il confine della notte” nasce da un luogo molto preciso, Il Casone, ma racconta anche la trasformazione di quel territorio nel tempo. Quando sei tornata lì e hai visto che quel posto non era più quello che ricordavi, è cambiato anche il modo in cui guardavi alla canzone che avevi scritto?
“Ciao!! No, in realtà mi ha aiutata a concludere il brano al quale mancava una strofa.”
La seconda strofa è arrivata circa un anno dopo il resto del brano. Ti è capitato di capire, rileggendo quello che avevi già scritto, che mancasse proprio quella parte per riuscire a dire davvero ciò che volevi? E cosa ha fatto scattare la sua scrittura?
“Sì. Così mi sembra di aver restituito un quadro chiaro di alcuni aspetti del mio vissuto. Il brano doveva parlare solo del mio rapporto con le mie radici, mentre con la seconda strofa ho avuto la possibilità anche di parlare della nascita dei primi amori.”
Nel brano la Maremma non è soltanto un paesaggio, ma sembra quasi diventare un archivio di persone, estati, prime esperienze e storie familiari. Quanto è importante per te partire da un luogo reale per costruire poi qualcosa che abbia anche una dimensione più intima e universale?
“Dipende da cosa sto scrivendo e da cosa mi evoca la musica. Parto sempre dalla musica.”
Hai raccontato di avere una scrittura molto istintiva, che spesso nasce di getto e che preferisci non spiegare troppo. Quando una canzone parte da un’esperienza così personale come questa, quanto lasci che siano le parole a guidarti e quanto invece intervieni dopo, in fase di lavorazione?
“Scrivo di getto e successivamente cerco di capire se metricamente torna tutto, se alcune parole non sono musicali e via dicendo.”
“Il profilo del mare”, “Onirico” e ora “Il confine della notte” sembrano condividere una forte attenzione per atmosfera, natura e dimensione interiore. Guardando questi tre brani insieme, riconosci già un filo che li unisce oppure preferisci considerarli esperienze ancora separate?
“Musicalmente sono sperimentazioni diverse; devo ancora trovare la mia “scatola musicale”, ma a livello tematico c’è una coerenza e alla fine quello era l’obiettivo. Già le cose nuove su cui stiamo lavorando sono diverse da queste.”

