Musica

Bach senza distorsori: Stefano Marino fa vibrare la Gran Madre

|

Händel, Bach, due organi monumentali e un bis strappato dagli applausi. A Torino la musica classica dimostra di saper conquistare il pubblico senza bisogno di effetti speciali.

Dimenticate per un momento l’immagine della musica classica come qualcosa di distante, immobile, riservato a pochi intenditori.Il 15 ottobre, nella Chiesa della Gran Madre di Dio, Stefano Marino ha ricordato a tutti una cosa semplice: un organo a canne può essere una macchina sonora straordinaria.

Anzi, due.

Perché il concerto inaugurale del Karl Richter Memorial 2026 ha avuto una particolarità che merita di essere raccontata: il protagonista ha utilizzato entrambi gli organi della basilica, trasformando la serata in un viaggio fra due mondi sonori. E il pubblico ha risposto.

Non era una serata facile per chi organizza concerti a Torino. Al Teatro Regio andava in scena l’inaugurazione della stagione lirica, uno degli appuntamenti più attesi dell’anno. Eppure, alla Gran Madre, l’affluenza è stata consistente.

Un segnale chiaro: quando la proposta è convincente, la grande musica sa trovare i suoi ascoltatori.

Primo set: Händel, con anima inglese

Si parte dall’organo inglese collocato lateralmente, sulla destra per chi guarda verso il pulpito. Stefano Marino sceglie di affidargli il Concerto in sol minore op. 4 n. 1 di Georg Friedrich Händel, nella trascrizione per organo solo di C. S. Lang.

Non è una semplice curiosità strumentale. Händel, nato in Germania e diventato uno dei protagonisti della vita musicale londinese, aveva fatto del concerto per organo un genere personale e riconoscibile.

Qui, però, l’orchestra non c’è. Tutto passa attraverso l’organista. Significa creare contrasti, distinguere le linee, dare carattere ai diversi movimenti e far percepire un dialogo musicale con un solo strumento. Marino affronta il compito con sicurezza, controllo e un gusto musicale che non ha bisogno di forzare gli effetti.

L’organo, del resto, non è semplicemente una tastiera più grande delle altre. È un intero universo di canne, registri, colori e possibilità dinamiche. Chi è abituato a ragionare in termini di sound design può trovare qui qualcosa di sorprendentemente familiare: la costruzione del suono è parte integrante dell’interpretazione. Secondo set: entra Bach, cambia il paesaggio sonoro

Per Bach si cambia postazione

Marino lascia lo strumento laterale e raggiunge l’organo sopra l’ingresso principale della chiesa, quello che si affaccia sulla navata dall’alto. Cambia la provenienza del suono. Cambia la percezione dello spazio. E cambia soprattutto la scrittura musicale.

Il corale Nun komm der Heiden Heiland BWV 659 apre una dimensione raccolta, quasi sospesa. Qui non servono velocità o volume: conta la capacità di far respirare ogni frase. Poi arriva il Preludio e Fuga in mi bemolle maggiore BWV 552.

Bach costruisce una vera architettura musicale, nella quale le voci si intrecciano e si rispondono con una logica tanto rigorosa quanto affascinante. È musica che richiede concentrazione assoluta all’interprete. E Marino dimostra di possedere gli strumenti tecnici e musicali per governarne la complessità.

Con Wachet auf, ruft uns die Stimme BWV 645 torna una cantabilità luminosa, capace di parlare anche a chi ascolta Bach per la prima volta.

E poi il gran finale: la Toccata e Fuga in re minore BWV 565. Bastano poche note per riconoscerla. È una delle pagine più celebri dell’intera storia della musica, utilizzata in film, televisione e cultura popolare. Ma ascoltarla dal vivo, su un grande organo a canne, è un’altra esperienza. La sua forza non dipende soltanto dal volume. Sta nei contrasti, nelle tensioni, nelle pause e nella vertiginosa energia della scrittura.

Marino la affronta con autorevolezza, senza trasformarla in un esercizio di spettacolarità fine a sé stessa. Il risultato è un concerto nel quale la precisione tecnica non soffoca mai il coinvolgimento.

E il pubblico chiede ancora. Quando il programma finisce, gli applausi raccontano il resto. L’accoglienza è così calorosa che Marino torna a suonare, regalando agli ascoltatori un bis fuori programma. È proprio questo il punto.

La musica classica non ha bisogno di imitare il rock per essere emozionante. Possiede già la propria energia, la propria tensione e la capacità di sorprendere. Bisogna soltanto darle occasioni per farsi ascoltare.

Karl Richter: il nome dietro il Memorial

Il concerto era dedicato al centenario della nascita di Karl Richter, uno dei grandi interpreti di Bach del Novecento. Organista, clavicembalista e direttore d’orchestra, Richter ha lasciato una traccia profonda grazie a interpretazioni nelle quali rigore, intensità e forza architettonica diventavano un tutt’uno.

Stefano Marino non cerca di riprodurne il suono. Ne raccoglie piuttosto la lezione: affrontare Bach con serietà, comprendere la struttura della musica e lasciare che sia essa stessa a parlare. L’utilizzo di due organi differenti aggiunge una prospettiva interessante, ricordando che ogni strumento possiede una propria personalità.

Un po’ come accade con due chitarre, due amplificatori o due pianoforti: la musica resta la stessa, ma il modo in cui prende vita può cambiare profondamente. Un concerto che lascia qualcosa anche fuori dalla chiesa

C’è però un altro motivo per cui questa serata merita attenzione

Il Karl Richter Memorial non nasce soltanto per celebrare un grande musicista. Ha anche un obiettivo concreto: sostenere il servizio di accoglienza notturna per persone senza dimora della Parrocchia della Gran Madre di Dio. L’ingresso ai concerti è a offerta libera e quanto raccolto viene destinato a questa attività solidale, portata avanti grazie all’impegno dei volontari.

È un modo intelligente e profondamente umano di mettere la cultura in relazione con la città. Chi entra per ascoltare Bach contribuisce anche a offrire un riparo a chi ne ha bisogno.

E allora il significato del concerto cambia prospettiva. Non è soltanto una serata riuscita, con un bravo organista, due strumenti affascinanti e un pubblico partecipe.

È la dimostrazione che la musica può creare incontri, superare barriere generazionali e diventare parte di un progetto collettivo. Alla Gran Madre, Stefano Marino ha fatto parlare due organi. Il pubblico ha risposto con gli applausi. E la solidarietà ha dato a quelle note una ragione in più per risuonare.

Prossimo appuntamento: 26 ottobre, con l’organista Enrico Zanovello.

Dante MURO

— Onda Musicale

Segui la pagina Facebook di Onda Musicale
Leggi anche

Altri articoli