Fuori dal 9 ottobre “Tanto Resti Qui”, il nuovo singolo del collettivo Revoc
“Tanto Resti Qui” è un brano dal forte impatto emotivo che in chiave pop rock racconta un amore tra tira e molla. Il tentativo di lasciarsi si scontra con il desiderio di rimanere insieme. Un’eterna lotta in cui l’amore cerca di trovare il suo spazio.
Come funziona concretamente il lavoro di Revoc? Come nasce una canzone e come scegliete le persone?
Il nome Revoc è un gioco di parole (l’anagramma di cover), ma il nostro obiettivo è l’opposto di copiare: vogliamo creare musica totalmente inedita. Il lavoro unisce la scrittura e la produzione moderna all’uso di strumenti tecnologici, che ci aiutano a sviluppare idee, armonie e testi. Le persone che partecipano ai brani — che siano cantanti o musicisti — le scegliamo in modo molto naturale: cerchiamo prima di tutto l’affinità umana e la capacità di sentire il brano dentro, dando alle canzoni un’anima vera.
Quanto è importante trovare un’identità musicale propria?
Trovare un’identità non significa ripetersi sempre uguali, ma avere un cuore riconoscibile in ogni canzone. Per noi conta la forza delle melodie e la sincerità di quello che raccontiamo. Passare da uno stile all’altro senza perdere la nostra direzione è la cosa più importante.
Come è nata l’idea di “Tanto Resti Qui”?
Nasce da quel momento in cui si vorrebbe fare le valigie e andarsene, ma alla fine si decide di restare. Non c’è un episodio preciso, ma è il riassunto di tante situazioni vissute in cui un legame forte o uno sguardo riescono a fermare l’addio.
Quanto può aiutare la musica a esprimere cose che a parole facciamo fatica a dire?
Moltissimo. A parole a volte abbiamo paura di sbagliare o di sembrare banali, mentre una canzone riesce a bypassare la razionalità. Un verso cantato sa dire “ti voglio vicino” o “ho paura” molto meglio di una discussione.
Quanto vi piace sperimentare generi diversi?
La sperimentazione è tutto! Passare da ritmi solari e ballabili a ballad più intense ci permette di non annoiarci mai. Legarsi a un solo genere limiterebbe la creatività: ci piace sorprendere chi ascolta ogni volta.
Avete in mente nuove canzoni o collaborazioni per i prossimi mesi?
Sì, stiamo già lavorando a nuovi brani e a idee inedite. Con i Revoc stiamo cercando di creare un nuovo genere: il Bio-Pop. I testi di queste nuove canzoni parlano profondamente di natura, raccontando la luce che passa tra le foglie, i semi che rompono la terra cercando il sole e il respiro del bosco. Non si tratta di semplici “effetti speciali” o di sottofondi messi a caso, ma di una vera e propria fusione tra la modernità dell’elettronica e i suoni vivi del mondo naturale.
Nei nostri brani i suoni organici — come il canto reale degli uccelli, il flusso dell’acqua, i legni o il fruscio del vento — diventano veri e propri strumenti musicali che dialogano con i beat e le melodie, per fare della musica sempre un punto d’incontro in cui tecnologia e natura coesistono perfettamente.


