Recensioni e Interviste

Helle: la ragione e le bestie di questo tempo

Ritrovarsi, l’amore, la tossicità, la dipendenza ma poi anche la rinascita, l’emancipazione… la liberazione, parola cara ad Lisa Brunetti.

“I tempi delle bestie” l’amore perde progressivamente le proprie geometrie rassicuranti e lascia emergere qualcosa di più istintivo, estremo, forse persino feroce. Helle attraversa il confine tra razionalità e sentimento interrogandosi sulla fuga, sulla forma, sulla stupidità e su quella difficile emancipazione che arriva quando finalmente possiamo dire all’altro: fai quello che ti pare. Il suono sempre puntuale, mai sporco, mai in cerca di trasgressione. Libertà anche in quello… libera di dire no a Spotify, libera di distribuirlo solo su Bandcamp. La rivoluzione di sé parte da qui…

L’amore per Helle cos’è?

Quello vero è noioso e indispensabile. Quello passionale è rovinoso ed effimero. Viviamo d’amore, questo è certo.

Da cosa fuggi? Dalla tua identità, dalle costrizioni… da qualche forma sottile e invisibile di violenza? Te lo chiedo perché ho sempre la sensazione che ci sia un riscatto (che poi è una forma di fuga in qualche modo) … sbaglio?

Fuggo da me stessa, sì. Non dalle responsabilità, ma proprio da me, dalla mia natura. Per quanto riguarda il riscatto, magari l’intenzione di averne uno c’è sempre, poi però non arriva, non me lo sento dentro. Viviamo in una costante mezza via, non so se mi spiego…

Possiamo parlare di un concept anche per questo disco?

Certo, assolutamente. Anche questo album racconta una storia, la storia della perdita della natura umana intesa, in questo caso, come razionalità, e la predominanza di un’altra natura, quella delle bestie, dei sentimenti estremi, delle sensazioni pure, non contaminate dalla ragione. Che poi è ciò che siamo veramente.

E al di là delle parole… che rapporto hai con l’estetica e la forma?

Un pessimo rapporto, di litigio costante. L’estetica mi spaventa e talvolta disgusta, e la forma mi ossessiona e tormenta. È sempre questione d’inscatolamenti e confini, inscatolamenti e confini. Bisogna farci l’abitudine.

E la stupidità? Quanto ci sentiamo in colpa per la fuga da una storia sbagliata? È stupidità la fuga o il sentirsi in colpa?

La stupidità… Io adoro la stupidità. Ti rende libero, non capirci niente di niente. Un professore, all’università, una volta ci disse di preferire d’avere a che fare con una persona estremamente crudele, ma intelligente, piuttosto che con uno stupido di buon cuore. Ci penso spesso. Ero in disaccordo allora come lo sono adesso. Io credo, piuttosto, che spesso l’intelligenza venga ampiamente sopravvalutata e idealizzata. Non ho mai visto persone più insofferenti di quelle che considero veramente in gamba. Inoltre, e lo dico fuori dai denti, piuttosto che dover gestire un rapporto duraturo con una persona infima e maligna, penso che preferirei andare a parlare coi maiali nei porcili. Lo penso veramente. C’è tenerezza nella stupidità… Ma non ho risposto mica alla tua domanda! La stupidità consiste, a mio parere, nel sentirsi in colpa. Senza dubbio.

Quanta emancipazione, quanta lotta e immersione dentro di sé serve per arrivare a dire a qualcuno fai quello che ti pare…?

Parecchia. Credo sia uno dei versi più duri di tutto l’album. Grazie per le domande!

— Onda Musicale

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