2 Giugno 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Mercoledì, 30 Maggio 2018 11:03

Operazione Sottoveste [Operation Petticoat] (1959)

Operazione Sottoveste [Operation Petticoat] (1959)
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L'autore Massimo Bonomo


La fine degli anni Cinquanta e l’inizio degli anni Sessanta vedono la strepitosa esplosione del miracolo economico: un nuovo mondo, visto con occhi nuovi, riesce finalmente ad imporsi dopo le difficoltà e l’austerità del dopoguerra.

In questi anni un ritrovato ottimismo si traduce in una musica straordinariamente potente e in film di grande brio dove un’arguzia assai intelligente è l’ingrediente fondamentale di un umorismo brillante che la sua raffinatezza rende seducente ancor oggi.

Il 1959 è memorabile, nel vero senso della parola: tra le pellicole che escono quell’anno al cinema basti solo citare il poker “A qualcuno piace caldo”, “Intrigo internazionale”, “Ben Hur” e – per l’Italia – “I tartassati” (con la grandissima coppia TotòAldo Fabrizi). Gli Stati Uniti, proverbialmente dotati di grandi risorse, oltre ai primi tre titoli citati, realizzano un altro titolo che è entrato nella Storia: “Operazione Sottoveste”. Il regista è Blake Edwards, che il grande pubblico conosce soprattutto per la serie di film dedicati alla Pantera Rosa e per quel classico senza tempo che è “Colazione da Tiffany” (1961), con un’iconica Audrey Hepburn.

Operazione Sottoveste è una magnifica commedia ambientata nel pieno della Seconda Guerra Mondiale: il racconto, svolto interamente nella dimensione del flashback, inizia esattamente nel 1959: l’Ammiraglio Sherman (interpretato da un grande Cary Grant, attore di classe infinita), poco prima che l’USS Sea Tiger – che fu il sottomarino che comandò durante la guerra – venga portato alla demolizione, si concede il piacere di rileggere il diario di bordo di quegli anni trascorsi sul fronte del Pacifico.

Le peripezie del Sea Tiger iniziano nel dicembre del 1941, quando un attacco dell’aviazione giapponese lo mette fuori uso prima ancora che possa iniziare a combattere. Nonostante questo inizio tutt’altro che esaltante, il Tenente Comandante Sherman decide di rimettere in sesto il mezzo, nonostante le penose condizioni in cui versa e la carenza di risorse e di personale giochino a suo sfavore. Provvidenziale è l’arrivo di Nick Holden (interpretato da un bravissimo Tony Curtis), un sottotenente di vascello per cui indossare la divisa è stato il modo migliore di poter accede agli ambienti dell’alta società che sarebbero stati preclusi a chi – come lui – era di umili natali. Con la sua inarrivabile scaltrezza in bilico tra legalità ed illegalità (memorabile è la scena in cui fa rifornimento presso un magazzino), Holden riesce a procurare a Sherman ogni pezzo necessario al sommergibile.

Se nel film filasse tutto liscio, non sarebbe il capolavoro che oggi conosciamo: risolti i problemi tecnici, se ne presentano altri, dato che il sommergibile nel corso della sua navigazione è costretto ad accogliere a bordo un gruppo di ufficiali ausiliare dell’United States Army Nurse Corps. La presenza di personale femminile a bordo non può che creare scompiglio, tra gli incidenti provocati dalla sbadata Dolores Crandall (tra tutti “l’affondamento” di un camion con un siluro fatto partire involontariamente) da una parte, e l’epidemia amorosa che mette fuori combattimento i valorosi marinai, dall’altra. L’allegra e spensierata confusione a bordo aumenta quando Holden costringe Sherman a salvare una comunità filippina in cui vi sono anche diverse donne incinte, trasformando il sommergibile in una clinica ostetrica.

Scena emblematica del film (che contribuì a renderlo ancor più inconfondibile) il momento in cui il Sea Tiger perde la sua dignità di austero sommergibile assumendo lo scarsamente mimetico color rosa: non essendoci abbastanza vernice rossa per proteggere lo scafo dalla ruggine, bisogna per forza allungarla con della vernice bianca. L’esito è a dir poco imbarazzante, ed espone il sommergibile al pericolo di essere colpito dalle bombe sia della marina statunitense che di quella nipponica. La trovata che salva la vita a tutto l’equipaggio ancora una volta viene dallo scaltro Holden: lo sparo in superficie di biancheria intima ottiene l’effetto di far cessare il fuoco amico della US Navy.

Il racconto si conclude così com’era iniziato, dato che Sherman – promosso ad Ammiraglio – dona il celebre diario di bordo al neo-Comandante Holden, incaricato di condurre lo storico sommergibile alla demolizione. Le battute memorabili del film sono così tante che qui non è possibile ricordarle: per gustarsi sino in fondo questo inossidabile gioiello del cinema a stelle e strisce non si può che consigliarne caldamente la visione (fortunatamente il film è disponibile in dvd).

 

Massimo Bonomo – Onda Musicale  

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