16 Luglio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 30 Gennaio 2020 09:05

Sacerdoti detective: Don Matteo, il Padre Brown italiano [Seconda Parte]

Sacerdoti detective: Don Matteo, il Padre Brown italiano [Seconda Parte]
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L'autore Massimo Bonomo


Dalla chiesa di San Giovanni, nella parte bassa della città, ci si sposta nella parte alta, tratto caratteristico di molte cittadine umbre (come Assisi), dove ci si imbatte nell’apparizione di una piazza in cui si fronteggiano il Palazzo dei Consoli, caratterizzato da un’imponente scalinata, e quello del Podestà

Quest’ultimo, sede ufficiale del Comune, nella finzione televisiva è la sede della locale Caserma dei Carabinieri. Dalla prima alla quinta stagione il Capitano Flavio Anceschi è stato interpretato da Flavio Insinna. Il personaggio, dai modi abbastanza bruschi e sbrigativi, esce di scena alla fine della quinta stagione, quando si sposa con Laura Respighi, sindaco della città (interpretato da Milena Miconi). A capo della caserma eugubina a Flavio Anceschi subentra Giulio Tommasi, interpretato da Simone Montedoro.

Durante il suo periodo di attività il Capitano Tommasi alle sue dipendenze ha due personaggi, ereditati dal predecessore, che - proprio come Don Matteo - sono presenze fisse nel cast della serie: il Brigadiere Pietro Ghisoni - interpretato da Pietro Pulcini - e il Maresciallo Antonino “Nino” Cecchini - interpretato da Nino Frassica. Tommasi e Cecchini diventano parenti tra la settima e l’ottava stagione, quando il Capitano si fidanza e quindi si sposa con Patrizia, la figlia più giovane del Maresciallo (l’altra è Assuntina, ma in realtà è un personaggio secondario). L’unione di Giulio e Patrizia sarà felice, dato che da essa nascerà una bellissima bambina, ma durerà poco, dato che all’inizio della nona stagione scopriamo che il Capitano è rimasto vedovo.

La nona stagione è un punto di svolta nella storia non solo per la morte di Patrizia, ma anche perché il centro delle avventure si sposta a Spoleto, altra straordinaria città umbra celebre per quella piazza in cui regna sovrano il grandioso Duomo. A breve distanza dall’edificio sorgono Palazzo Bufalini, dimora storica privata che nella finzione televisiva è la Caserma dei Carabinieri (in realtà lo è solo esternamente), mentre l’ingresso laterale del Teatro Caio Melisso è la porta della celebre canonica, diventata - come molti luoghi della città - meta di un nuovo tipo di turismo. La chiesa dove Don Matteo celebra messa non è di grandi dimensioni, lo si intuisce dalle riprese dell’interno: è la graziosissima chiesa romanica di Santa Eufemia, poco distante dal Duomo.

Quanto alla storia in sé, essa segue uno schema davvero semplice. Nel racconto, dopo un avvio del tutto tranquillo, si verifica un omicidio. I Carabinieri ricevono, come di consueto, una telefonata in cui uno dei personaggi - se non lo stesso Don Matteo - li avvisa del rinvenimento di un corpo. Partono allora due indagini parallele, quella dell’Arma e quella del sacerdote. Inizialmente i militari individuano e conducono in prigione il primo individuo su cui sono caduti i sospetti, ma - come da regola - si tratta della persona sbagliata. Don Matteo va a trovare il sospettato in carcere (nelle ultime serie ambientato nella suggestiva Rocca Albornoziana) e inizia a conversare con lui, non dimenticandosi di seguire la propria pista nelle indagini.

Il suo acume investigativo e la sua conoscenza dell’animo umano lo conducono - attraverso una sequenza di intuizioni che gli illuminano lo sguardo - a scoprire e mettere alle strette il colpevole, quel personaggio che all’inizio dell’episodio era quanto di più lontano ci potesse essere dal sospetto.

Il prete quindi ingaggia un serrato dialogo con il colpevole, non senza rischiare di essere da questi ucciso, o sequestrato. Senza ricorrere alla forza, ma utilizzando la potenza della parola accresciuta dall’insegnamento del Vangelo, riesce a far confessare il colpevole il quale si scioglie in un pianto liberatorio, dato che si è tolto il peso del peccato commesso. Un attimo dopo giungono sul luogo i Carabinieri, pronti ad arrestare il colpevole che, poco prima di essere condotto in carcere, si congeda da Don Matteo con parole di gratitudine.

In questo schema consueto la monotonia, che potrebbe rende la storia noiosa, viene spezzata da momenti di commedia, spesso con protagonista il Maresciallo Cecchini, abilissimo nel commettere gaffes, spesso nate da fraintendimenti ed equivoci). Nel corso di questi vent’anni numerosi sono stati i personaggi famosi, oppure esordienti, che hanno fatto la loro rapidissima comparsa nelle trame dei vari episodi.

Nel corso di un periodo lunghissimo la fiction è riuscita a conservare il suo folto pubblico di fan - spesso recatisi sui luoghi delle riprese per vederli dal vivo - perché è sempre stata in grado, sulla base di copioni ben scritti, di creare ogni volta, ogni stagione, mix efficaci di giallo, commedia e riferimenti all’attualità, basandosi soprattutto sulla chimica di un gruppo affiatato di attori davvero in gamba.

 

  Massimo Bonomo - Onda Musicale 

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