30 Maggio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 30 Aprile 2020 11:11

“Io mi chiamo Artù, ma tutti mi chiamano Semola”: il Medioevo Inglese de La Spada Nella Roccia (1963) [Seconda Parte].

“Io mi chiamo Artù, ma tutti mi chiamano Semola”: il Medioevo Inglese de La Spada Nella Roccia (1963) [Seconda Parte].
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L'autore Massimo Bonomo


Nel frattempo Merlino e Semola iniziano il loro percorso di formazione. Per disquisire di fisica si trasformano in pesci (Merlino lo si riconosce perché è un pesce di color blu che indossa gli occhiali).

La lezione rischia di finire male, perché per poco Semola non diventa un bocconcino nelle fauci di un luccio. Salvato in extremis da Anacleto - il colto ed irascibile gufo di Merlino - rientra al castello in fretta e furia. Purtroppo è in forte ritardo. Ettore e Caio decidono di punirlo, rinchiudendolo nelle cucine a lavare cumuli di stoviglie che quasi toccano il soffitto. Un carico di lavoro che è quasi un ergastolo.

Il giovane, rassegnato alla punizione, è intento a fare il suo dovere quando all’improvviso gli appare Merlino. Il Mago deve insegnare a Semola una nuova lezione, pertanto lo fa uscire di soppiatto dal castello, mentre sui piatti viene lanciato un incantesimo che li fa lavare automaticamente, come se fosse una catena di montaggio (infatti quando la serva di famiglia scoprirà la magia ne riferirà esterrefatta ai padroni di casa). La nuova lezione di Merlino riguarda la forza di gravità. Lui e il suo allievo si trasformano in due scoiattoli, per poter sperimentare le nozioni saltellando da un ramo all’altro. A complicare il tutto ci si mettono due femmine della loro specie: la più anziana si diverte a tormentare il Mago, facendolo impazzire; la più giovane - deliziosa e aggraziata - è innamorata di Semola, e glielo fa capire con carezze, baci, sguardi languidi e avvolgendolo con la sua coda vaporosa.

Né Merlino né Semola sono interessati alle pressanti attenzioni ricevute. Faticosamente riassunte le sembianze umane, tornano al castello. Anche questa volta la punizione arriva inesorabile: a causa del suo essere indisciplinato, Semola viene rimosso dal prestigioso compito di fare da scudiero a Caio.

Merlino, dopo essersi scusato con Semola per i guai che gli ha fatto passare, gli vuole impartire una nuova lezione: la pratica del volo !Gli imprevisti delle precedenti lezioni alimentano un intenso battibecco tra il Mago e il suo “gufo altamente istruito”: Anacleto sostiene che l’insegnare al ragazzo nozioni tecniche e scientifiche di invenzioni e scoperte che vedranno la luce nel futuro - Merlino conosce tutto ciò perché effettua spesso viaggi nel tempo - non farà che aumentare la confusione nella sua testa, oltre al fatto che nessuno lo capirà, scambiandolo per pazzo.

La lezione sul volo quindi vede Anacleto insegnare la raffinata tecnica ad un Semola trasformato in passero.Ma nemmeno stavolta va tutto per il verso giusto. Semola diventa la possibile preda di un falco che volteggiava nei paraggi. Inizia un inseguimento incalzante che si conclude con Semola che si infila per errore nella canna fumaria di una capanna del posto. Peccato che la casetta sia quella della famosa Maga Magò, una donna squinternata, stravagante, di una bruttezza senza pari e soprattutto abilissima nel mettere in atto una magia basata largamente sull’inganno (diversamente da Merlino, esperto cultore di una magia altamente scientifica).

Semola sarebbe spacciato, se non fosse che interviene Merlino a salvarlo dalle grinfie della sua acerrima rivale. La questione non viene risolta così pacificamente, dato che i due maghi - memori di antiche e mai sopite antipatie reciproche - si sfidano in un duello senza esclusione di colpi (soprattutto da parte di Maga Magò): si trasformano entrambi in animali di stazze assai differenti (es. topolino ed elefantessa). Maga Magò sferra qualche colpo basso, diventando invisibile, oppure trasformandosi in drago. Merlino, stancatosi delle mosse sleali dell’avversaria, si trasforma in una specie di morbillo, mettendola definitivamente al tappeto.

La storia prosegue, arrivando dopo varie peripezie, al fulcro della narrazione.

Finalmente è giunto il momento di partecipare al famoso torneo, quello che decreterà il nuovo Re d’Inghilterra.Un nuovo imprevisto si mette di traverso nel cambiare il corso degli eventi: lo scudiero di Caio si ammala. Dovendo trovare un nuovo sostituito alla svelta, Caio richiama Semola con sé. Il ragazzo è felicissimo di tale inaspettata convocazione, ma la cosa non fa piacere a Merlino, dato che lo irrita il fatto che il suo pupillo continui a preferire la guerra alle lettere. Merlino, profondamente offeso, si fionda nelle Hawaii assumendo le sembianze di un missile.

Il giorno in cui Caio, Ettore, Pilade, Semola e Anacleto si recano a Londra, si verifica un altro imprevisto. Semola, in un momento di sbadataggine, si scorda in una locanda la preziosa spada di Caio! Sacrilegio! Semola, duramente rimproverato, torna indietro nel tentare di recuperare il manufatto, ma trova la locanda chiusa (dato che la città è tutta coinvolta dall’evento nazionale). Si guarda intorno e nota che vicino all’abside di una chiesa c’è un recinto con all’interno un’incudine in cui è incastonata una spada. Riesce ad estrarla con estrema facilità, e la sua testa viene improvvisamente illuminata da una luce celeste, quasi divina. Il ragazzo lì per lì non presta grande attenzione alla cosa. Porta la spada a Caio, che gli chiede dove l’abbia trovata. Alla risposta del ragazzo, tutti i presenti restano come pietrificati dallo stupore. Stupore non privo di scetticismo, se Caio, Ettore, Pilade e i presenti portano il ragazzo sul luogo del portentoso ritrovamento, chiedendogli di ripetere il miracolo.

La spada viene rinfoderata dove si trovava. Caio, convinto che chiunque riesca nell’impresa, prova ad estrarla, ma la sua titanica fatica si dimostra assolutamente inutile. Quando tocca a Semola, il giovane - seppur magrolino - riesce con straordinaria naturalezza a ripetere il prodigio, lasciando a bocca aperta tutti i presenti. Essendosi nuovamente manifestata la luce divina, è senza dubbio chiaro che sarà lui il nuovo Re. Profondamente imbarazzati, Ettore e Caio gli porgono le loro scuse, inginocchiandosi al cospetto del loro nuovo sovrano.

Alla fine del film, Semola lo troviamo nella sala del trono, trionfalmente decorata con coloratissimi vessilli e arazzi. Si sente a disagio a vestire i nuovi panni, essendosi trovato Re in modo del tutto inaspettato e imprevisto. Il trono, davvero enorme, sembra inghiottirlo; la tondeggiante corona spesso gli copre la visuale. In quel momento gli compare Merlino, fresco di vacanze (essendo appena tornato dalle Hawaii). Vedendo il ragazzo un po’ spaesato e impaurito dal gravoso compito, lo consola con il suo piglio bonario, raccontandogli anche delle sue esperienze nel XXI secolo. Conclude la scena il discorso in cui Merlino preannuncia a Semola la sua grandezza presso i posteri, grandezza che verrà celebrata dalla Letteratura e anche dal cinema (anche se il ragazzo ignora cosa sia quest’ultima cosa).

LEGGI LA PRIMA PARTE A QUESTO LINK

 

   Massimo Bonomo - Onda Musicale

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