5 Agosto 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Giovedì, 16 Luglio 2020 11:44

“Non ci sarà bambino nel nostro mondo che non conoscerà il suo nome”: le avventure cinematografiche di Harry Potter [Prima Parte]

“Non ci sarà bambino nel nostro mondo che non conoscerà il suo nome”: le avventure cinematografiche di Harry Potter [Prima Parte]
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L'autore Massimo Bonomo


Per secoli, sin dai tempi di Pericle (e forse anche da prima, ma non lo sappiamo con certezza), la civetta è stato il simbolo associato alla gloriosa Atena.

La dea che incarnava la saggezza - non solo nell’ambito civico, ma anche in quello militare - e che proteggeva le Arti, era iconicamente rappresentata da una civetta, animale che notoriamente è in grado di vedere nell’oscurità (oscurità intesa anche e soprattutto in senso metaforico).

Il grande pubblico, che forse si era dimenticato questo riferimento colto (recuperato però con il recente videogioco Assassin’s Creed Odyssey), negli ultimi vent’anni di civetta ne aveva in mente un’altra. Una civetta dalle piume candide, che dopo aver volato tornava puntualmente ad essere fedele compagna di un bambino speciale. Un bambino preceduto dalla fama che lo accompagnava sin dalla nascita. Stiamo parlando di Harry Potter…

La saga, nata come opera letteraria dalla penna di una donna che sino a quel momento nessuno conosceva, J. K. Rowling, è diventata il più grande fenomeno editoriale degli ultimi 25 anni. Sette libri, dall’esordio con Harry Potter e la Pietra Filosofale (uscito nel Regno Unito nel 1997 e nel nostro Paese l’anno successivo) alla conclusione con Harry Potter e i Doni della Morte (pubblicato nel 2007). I 500 milioni di copie vendute hanno originato una cascata quasi inarrestabile (e parecchio redditizia) di prodotti collegati alla saga, dai film (usciti nel decennio 2001-2011), sino ai videogiochi, per non menzionare figurine, action figures e chi più ne ha più ne metta.

In questo articolo ciò che ci interessa maggiormente è l’esordio cinematografico della saga. Harry Potter e la Pietra Filosofale uscì nei cinema italiani il 6 Dicembre 2001. Personalmente, me lo ricordo benissimo, dato che in quel periodo lessi anche il relativo volume e giocai al videogioco ufficiale (per PS1) che da poco era stato pubblicato.

Vediamo quindi lo svolgimento della storia così come trasposta su pellicola. Piccola premessa: il film segue assai fedelmente il libro, anche nell’ordine delle scene, nonostante ne abbia omesso alcune piccolissime parti che non avrebbero compromesso la leggibilità e godibilità della storia.

Come dicevamo quasi all’inizio di questo articolo, Harry non è un bambino come tutti gli altri, dato che gli è cucita addosso una fama più unica che rara.

All’età di un anno egli è rimasto orfano, dato che i suoi genitori - James Potter e Lily Evans - si sono opposti con tutte le loro forze a Lord Voldemort, mago di una potenza e malvagità inaudite, il cui agire è mosso, oltre che dalla brama di potere, anche dalla volontà di difendere la purezza del sangue di coloro che sono maghi, da lui percepiti come razza superiore rispetto a coloro che sono dei comuni esseri umani, cioè i babbàni (per fare un esempio, i genitori di Hermione Granger sono entrambi dei NON maghi, cioè babbàni). In una notte particolarmente cupa e piovosa, Lord Voldemort aveva tentato di eliminare il bambino, evidentemente percepito come ostacolo nella sua ascesa al potere. Al momento di scagliare il sortilegio, la madre di Harry gli si era parata innanzi, facendo da scudo al figlio. Il segno più tangibile di quegli attimi concitati era la cicatrice rimasta sulla fronte del bambino, un segno a forma di fulmine.

Harry, drammaticamente rimasto solo, era stato preso in cura da tre figure di prim’ordine della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts: Albus Silente, preside della scuola, Minerva McGranitt e Rubeus Hagrid,il guardiacaccia. I tre l’avevano depositato alla porta della casa degli unici parenti di Harry, cioè gli zii Vernon e Petunia Dursley e il cugino Dudley, un ragazzino grassoccio e dai modi di fare parecchio arroganti, dato che è stato abituato sin dai primissimi anni di vita ad avere ogni cosa che desiderasse.

Conoscendo tutta la sua storia, i Dursley trattano Harry come se fosse una via di mezzo tra un appestato e uno che non ci sta con la testa, dato che è un mago (non a caso Petunia, sorella di Lily, pensava che la madre di Harry fosse una “spostata”). I maghi, per via dei loro poteri, vanno tenuti a distanza e guardati con profondo sospetto. Il ragazzo, discriminato e maltrattato, ha la sua camera ricavata da un vano del sottoscala. Per dire.

Harry è un mago, ma non ne è affatto consapevole, dato che non aveva avuto modo di dimostrare i suoi poteri, fino al giorno in cui, in visita allo zoo in occasione del compleanno del cugino, non aveva fatto cadere questo nella vasca dei pitoni, dal momento che gli era riuscita la magia di far sparire il vetro di protezione.

La storia si mette in moto con il compleanno di Harry. Il giorno in cui compie 11 anni gli arriva una lettera assai singolare: in essa è scritto, in una meravigliosa calligrafia, che il giovane mago è ammesso alla prestigiosa istituzione di Hogwarts. La lettera, dato che è speciale, è recapitata da un gufo. Il giovane, pare ovvio dirlo, potrebbe scoprire tutto ciò se solo riuscisse a leggere la missiva, ma la famiglia gli impedisce di farlo. Come se i Dursley avessero involontariamente messo in moto una valanga, nella loro casetta di Privet Drive a Whinging, nel Surrey, l’arrivo di lettere si fa sempre più incalzante, dato che la posta ricevuta aumenta a vista d’occhio, implacabile oltretutto nello schizzare attraverso la fessura della porta. Vernon, intenzionato a fuggire da questa persecuzione postale, porta tutta la famiglia a vivere in una catapecchia in un luogo in riva al mare, flagellato da un meteo particolarmente avverso (se non erro, si trattava della Cornovaglia).

Hogwarts, essendo un’istituzione speciale, riesce a raggiungere i suoi maghi dovunque, anche nei luoghi più impensabili. Durante una sera di temporale i Dursley, spaventati dai tuoni e dai fulmini, vengono atterriti dalla comparsa di un omaccione dalla folta chioma: altri non è che Hagrid! Il guardiacaccia è venuto per comunicare al giovane Harry quella promozione menzionata nella catasta di lettere che non ha potuto leggere. Oltre che per raccontargli quel passato che gli è sempre stato tenuto segreto. Di colpo, per Harry tutto ha più senso: adesso è consapevole della sua identità.

[continua nella seconda e ultima puntata]

 

 

  Massimo Bonomo – Onda Musicale

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