13 Luglio 2020
Magazine di Musica e Spettacolo
Venerdì, 30 Novembre 2018 09:41

Rapporti umani e Social Network

Rapporti umani e Social Network
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Tutti felici di scoprire questo mezzo virtuale, attraverso il quale è possibile allacciare nuove amicizie (appunto virtuali) o addirittura ritrovare vecchi compagni di scuola di cui si sono perse la tracce da decenni.

A tutti noi non è sembrato vero che solo digitando nome e cognome nella stringa “trova amici”, dare un'occhiata alle foto e cercare di trovare una certa somiglianza, ci permette di ritrovare magari il proprio compagno di banco. Il tempo passa per tutti e a volte risulta difficile comparare la fisionomia di un bambino/ragazzo con le sembianze di un adulto.

E allora che si fa? Si affina la ricerca inserendo la città (sperando che nel frattempo non si sia trasferito altrove) e il gioco è fatto, si chiede l'amicizia spesso accompagnata da un messaggio: “Scusa ma sei proprio tu? Ti ricordi di me? Eravamo nella stessa classe al liceo (o alle medie)". Se la risposta è positiva ci sentiamo soddisfatti e cominciamo la serie del: “ti ricordi quella volta lo scherzo fatto alla prof di matematica?”.

In questi casi nulla di strano, anzi...il social ha contribuito a ritrovare amici che davvero hanno un passato in comune. Attenzione però a non farsi prendere la mano, collezionando numeri, cioè chiedendo amicizie a chiunque passi nei suggerimenti del social stesso perché, potrebbe in futuro creare qualche problema per vari motivi.

Eppure ci sono alcuni “effetti collaterali” che la rete di Mark Zuckerberg & Co, ha portato con sé i quali, seppur forse involontariamente, hanno ottenuto l’effetto contrario andando a complicare notevolmente le relazioni sociali “vere”, trasformandosi di fatto in un a-Social(e) network!

Prima di Facebook gli auguri di compleanno erano quasi un rito: una telefonata per sapere dove fosse il festeggiato, così da raggiungerlo e dargli la classica tirata d'orecchi. 

Facebook è un enorme contenitore di foto e la vostra lista contatti trabocca di personaggi più o meno "particolari" la cui vita sarà pur sregolata, ma estremamente più movimentata della vostra routine casa-lavoro-famiglia e, quando va bene, qualche uscita al sabato sera.. E piano piano, soprattutto quando siete un po’ giù di corda, iniziate a chiedervi perché lui (o lei) ha la sua vitaesagerata e voi no. Sì, questa si chiama proprio invidia.

Vedete i post dei vostri amici totalizzare almeno 10 Like e 3 commenti per volta. Poi guardate i vostri post, il cui unico Like è di un parente, che magari nemmeno vi sta molto simpatico, ma non accettare la richiesta di amicizia pareva brutto.

Improvvisamente vi sentite noiosi, ma così noiosi, da chiedervi perché gli altri fanno tanta simpatia e voi no, magari ignorando il fatto che Facebook sceglie con un criterio neanche tanto chiaro cosa mostrare sulle timeline dei contatti e cosa no, praticamente il famoso “algoritmo”.

Vi interessa ciò che posta un amico? Non vedete più i suoi post da giorni? Se è un amico virtuale, cercatelo nella vostra lista, se è un amico reale, il telefono usatelo per chiamarlo, magari ne ha piacere, chissà.

Altro nodo cruciale è trascurare gli altri per guardare lo smartphone. Vi è mai capitato di essere al ristorante e vedere coppie (o intere compagnie di amici), che invece di approfittare dell'occasione per parlare faccia a faccia, tengono lo sguardo fisso sul telefono, che si ostinano a tenere saldo in mano? Terribile!

Un atteggiamento che alla lunga sfascia relazioni e amicizie perché oltre ad essere l'espressione di maleducazione è anche il segnale di disinteressamento nei confronti di chi ci sta accanto.

Non è la gelosia il sentimento predominante ma il senso di trascuratezza che si prova quando le mani del proprio fidanzato/a o marito/moglie non stringono le proprie ma un cellulare.

Il phubbing, che è un termine coniato come parte di una campagna di Macquarie Dictionary, per descrivere l'abitudine di snobbare qualcuno a favore di un telefono cellulare, non solo è un atteggiamento poco cortese, ma un fenomeno che lascia un grande senso di vuoto ed inquietudine che in alcuni soggetti può anche scatenare la sindrome dell'abbandono. Nel tempo, preferire la tastiera dello smartphone, può portare alla rottura delle relazioni amorose e di amicizia.

Poi c'è il “narciso patologico”, convinto che il mondo giri attorno a lui, e ha un bisogno enorme di affermazione, attenzione e approvazione.

Il primo comandamento dei narcisi è “farsi vedere”. "Narciso, nella mitologia, si specchia nell’acqua beandosi di se stesso, e per i narcisi la visibilità viene prima dell’ammirazione, precede il giudizio di valore altrui. Farsi vedere è più importante che piacere, e il narciso è felice anche quando divide". I social network moltiplicano le occasioni per dare mostra di sé.

Un tempo, per essere visto, il narciso doveva accontentarsi della passeggiata in centro, della festa, dell’evento, ma sui social l’evento è continuo, il flusso di immagini è continuo. “Esserciè la droga del narciso, come cita il professor Paolo Crepet, psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista italiano, ospite frequente di varie trasmissioni televisive.

 

   Chiara Mazzalai - Onda Musicale

 

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